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Anno XI
CIRCUITI, TRA SICUREZZA E TRADIZIONE 24.09.07 - In nome della sicurezza, negli ultimi anni, sono stati attuati molti provvedimenti. Sulle vetture, ma anche sui circuiti che ospitano la Formula 1. In Europa come nel resto nel mondo. Spesso, però, in nome della sicurezza sono stati stravolti alcuni storici impianti.
I discussi lavori di ammodernamento, ancora in corso, dell'autodromo di Imola, hanno riacceso il dibattito circa l'utilità o meno di apportare profonde modifiche ai tracciati storici del circus iridato. Nel caso dell'autodromo del Santerno, oltre alla costruzione ex novo dei box, del paddock e delle altre strutture logistiche, fanno discutere i ridisegni del rettifilo d'arrivo (dall'andamento "curvilineo" simile a quelli leggendari di Brands Hatch e Laguna Seca), dell'entrata in pit lane e la collocazione della nuova via di fuga. Se da un lato, infatti, ora si può spalancare il gas sin dall'uscita di Rivazza 2 fino alla staccata del Tamburello (ridotta ad una oscena chicane), dall'altro non si è tenuto conto delle particolari esigenze dei motociclisti (in riferimento alla collocazione della via di fuga) e della pericolosità - almeno da come si presenta - di proporre una simile entrata ai box.
Tuttavia, solo l'effettiva prova su pista potrà promuovere o bocciare tali soluzioni. È lecito, tuttavia, pensare in modo "dietrologico". Ad Ecclestone preme di più correre in India o Singapore, piuttosto che ad Imola. In caso di mancato avallo del circuito imolese o di mancato ritorno della F1 sulle rive del Santerno, il perché è presto detto: meglio correre, per lui, dove gira poca gente, ma tanto denaro...
Parliamoci chiaro. La cosiddetta sicurezza ha snaturato, se non ucciso, la storia e la tradizione di molti tracciato europei. Monza, con le sue Lesmo trasformate in semplici curve ed una prima variante fuori da ogni logica umana (alla faccia della sicurezza!), Hockenheim, spogliato dei suoi famigerati boscosi rettilinei ed ormai relegato nel dimenticatoio, Silverstone, più simile al terribile kartodromo di Valencia che ad un tracciato da veri piloti. Si aggiungano, poi, i casi del nuovo Nurburgring, parente ultrapovero della famigerata ed inimitabile Nordschleife, dell'esclusione di tracciati come Zandvoort in Olanda, Paul Ricard in Francia, Hermanos Rodriguez in Messico e via dicendo.
Poi, vi sono LeMans, Assen, Brands Hatch, altri tracciati che - se pur ancora estremamente belli - si sono visti strappar via senza tanti complimenti alcuni punti che li hanno resi celebri. In nome della sicurezza, la modifica più ricorrente è stata quella di rallentare i tracciati, aggiungendo chicane o tornantini più stretti di un capello, i quali non fanno altro che aumentare la probabilità di contatti e di incidenti. Si prenda l'esempio di Spa, un circuito tra i più belli al mondo, non snaturato (Bus Stop a parte) ma dagli standard di sicurezza elevati. Oppure, in campo motociclistico, il Mugello.
Perché non è stato possibile (o meglio, non si è voluto...) applicare l'esempio della pista delle Ardenne ad Hockenheim, al vecchio Nurburgring, a Monza stesso, o a tutte le altre piste ben più accattivanti e romantiche degli attuali tracciati? Questi, infatti, sebbene siano impianti faraonici, lucenti, costati fantamiliardi, all'avanguardia circa gli standard di sicurezza e logistica e dalla sede stradale ampia quanto una Highway californiana, non trasmettono nulla. Qualche veloce rettilineo, ma mai la sensazione di batticuore, di unicità, di imprevedibilità, di espressione del cosiddetto "manico".
Lo si ammetta: nessuno di noi ricorda un punto in particolare, un nome di una curva o un passaggio da pelle d'oca del Bahrain o della Cina. Le curve si assomigliano più o meno tutte, sono piatte e di facile percorrenza, a prova di giocatore di Playstation. In più, vi è l'ausilio del traction control e compagnia cantando. E magari con migliaia di ettari di asfalto all'esterno, al posto della ghiaia, così da perdonare ogni minimo errore del pilota in staccata e durante il disegno della curva stessa, tendenza questa sempre più in voga. E il rischio, il fascino di fare un curvone in piena o curve da togliere il fiato? I tracciati USA, al contrario, sebbene più arretrati in termini di sicurezza (non per mancanza di mezzi, ma per una scelta all'insegna della tradizione), ancora offrono spunti di interesse, passaggi tecnici che oggi passerebbero per "politicamente scorretti", splendidi saliscendi, essendo ancora vecchio stampo.
Oggi, invece, si spaccia il pur grazioso autodromo di Istanbul per il nuovo Nurburgring. Suvvia! Certo, è impegnativo trovare il giusto compromesso tra sicurezza-modernità e tradizione, tuttavia non è concepibile che si attuino modifiche "in nome della sicurezza" che non stanno né in cielo, né in terra. Siamo sicuri che, per paradosso, un "eccesso di sicurezza" e conformismo faccia davvero bene ai palcoscenici mondiali che ospitano la F1?
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siiiii cose così fanno molto bene certo a endere più palloccolose le gare e vedere solo sorpassi ai bix e un po di casino in partenza poi basta. già ci siamo vicini quindi Anonimo:
Magari si ritorna al Nurburgring Nordshleife...
Commenti di:
davide: siiiii cose così fanno molto bene certo a endere più palloccolose le gare e vedere solo sorpassi ai bix e un po di casino in partenza poi basta. già ci siamo vicini quindi
Anonimo: Magari si ritorna al Nurburgring Nordshleife...
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