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L'EFFETTO SUOLO PERDUTO
19.09.07 - Non è il titolo di un film d'avventura o di un libro. L'effetto suolo perduto è la radiografia di uno dei numerosi aspetti che non vanno in questa moderna F1. Le tragiche morti di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger, in quel di Imola 1994, hanno agito come autentici spartiacque nella storia della Formula 1.

La sicurezza delle vetture, dei tracciati stessi e la instancabile ricerca del ridimensionamento delle prestazioni delle monoposto hanno preso il sopravvento su qualsiasi altro aspetto sportivo e tecnico. Le ricette per conseguire questi obiettivi si sono rivelate altalenanti, alcune efficaci altre - al contrario - decisamente meno.

Se da un lato le auto sono diventate sensibilmente più sicure, dall'altro i tracciati sono stati orribilmente snaturati. C'è di più. I vertici della F1 e della FIA, nel (fortunatamente vano) tentativo di mettere un drastico freno alle prestazioni delle monoposto, hanno pensato - tra le altre cose - di agire sull'aerodinamica, elemento peculiare in una vettura da competizione, per di più a ruote scoperte. L'effetto suolo, oggi specie in Europa così inspiegabilmente demonizzato, è in realtà un fattore essenziale nelle corse automobilistiche di un certo livello.

Da quel tragico Imola 1994, i vertici della F1 hanno intrapreso un percorso di pedissequa demonizzazione del vitale effetto suolo e della deportanza. Il fondo delle vetture, nel corso degli anni, è stato gradualmente rialzato da terra (con conseguente decelerazione del flusso d'aria, perdita di depressione, dispersione dei flussi periferici stessi sotto la vettura, minor schiacciamento dell'auto al suolo), è stato introdotto il fondo piatto scalinato (la superficie più "attaccata" al suolo è solo quella centrale, molto contenuta), i diffusori posteriori sono stati oggetto di sensibili modifiche circa le dimensioni (sempre più piccoli) e la portata d'aria che essi debbono trattare (sempre minore).

Si aggiungano a questi interventi - alquanto discutibili - la diminuzione della deportanza generata tramite l'ala posteriore (più ristretta e con limiti sul numero di flap) e quella anteriore, quest'ultima dal 2005 rialzata di ben 15 centimetri rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, questi interventi sono apparsi fumosi, confusionari, non azzeccati, concettualmente, tecnicamente e burocraticamente errati.

Insomma, fatta la legge scoperto l'inganno. I costruttori, baipassando i regolamenti ed interpretando le molte lacune interne ad essi, hanno agito sull'aerodinamica in modo estenuante, all'eccesso, senza che la FIA ed i vertici F1 ponessero un freno a quanto stessero facendo. Un repentino proliferare di profili aerodinamici, di pinne e pinnette, di piccoli e taglienti flap, alettoncini e paratie ovunque, alla continua ricerca del carico deportante perduto e della "pulizia" dei flussi d'aria.

Ci ritroviamo tra le mani, pertanto, monoposto inquinate nelle linee, efficaci solo all'interno delle nude e solitarie gallerie del vento, per nulla redditizie in corsa. Ovvio aggiungere che, questi malaugurati interventi sono stati parzialmente e blandamente ripresi anche in altre categorie, dalla F3 alle Sport, dalla F3000 alla GP2. In GP2, invero, Dallara - a ragione - ha optato per una aerodinamica meno esasperata ma ugualmente efficace ed ottimamente ragionata.

Le vetture, infatti, sono più vicine al suolo, in più, possono fare affidamento su diffusori posteriori che possono trattare notevoli portate d'aria, nonché su piccole minigonne fisse (poste alle estremità inferiori delle pance) che vanno a sigillare il fondo vettura, generando effetto suolo, quindi schiacciamento dell'auto al terreno, ossia aderenza. Peraltro, soluzione questa adottata anche sulle auto della World Series Renault, probabilmente le monoposto esteticamente più appaganti ed aggressive attualmente in circolazione in Europa. Ugual discorso per la IRL e Champ Car, in cui le vetture - piuttosto che tramite alettoni ed alette - generano deportanza grazie al caro e vecchio effetto suolo, mediante due canali Venturi laterali che scorrono lungo il fondo. Persino la neonata Formula Master ha dotato le proprie piccole auto di diffusori che oggi, in F1, nemmeno si sognano. Paradossalmente, in F1 - la categoria per monoposto più evoluta al mondo - ci ritroviamo con auto la cui efficienza aerodinamica in gara è stata distrutta e fortemente compromessa dai soliti burocrati del Palazzo.

L'abbassamento del fondo verso il suolo, l'eliminazione del fondo scalinato, una profonda rivisitazione dei diffusori posteriori ed un totale repulisti dell'aerodinamica - a cominciare dalle ali, anteriore e posteriore - riporterebbe la Formula 1 all'interno di parametri ad essa più consoni. Si ritornerebbe ad ammirare vetture di gran lunga più accattivanti, diverse tra loro, perché no, ragionevolmente più esasperate e corsaiole e, soprattutto, più efficienti in condizioni di gara, le sole che interessano lo spettatore. L'effetto suolo e la deportanza generati alla vecchia maniera, infatti, quasi non subiscono il disturbo provocato dall'auto che sta davanti. Si vedano le gare americane - con sorpassi oltre i 360 Km\h - per rendersi conto di questo rilevante fatto.

Non è forse preferibile consentire un numero maggiore di flap concentrato sulle ali (specie quella posteriore) e dare un netto taglio a tutti quei profili secondari sulle carrozzerie? Non è forse tecnicamente più redditizio avvicinare l'aerodinamica delle F1 a quella razionale ed efficace delle GP2, o a quella altrettanto logica che da sempre impera negli U.S.A.?
Che senso ha vietare questo e quest'altro e permettere che le F1 diventino sempre più degli accrocchi pieni di lame e lamette?
Non sarebbe più onesto chiedere perdono al caro e vecchio effetto suolo che tanto bene ha fatto alle corse ed invitarlo, nuovamente, alla tavola della Formula 1?

- Paolo Pellegrini -

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Commenti di:

francois xavier:
Caro Paolo, mi trovo anche stavolta in perfetto accordo con quanto sostieni.
A proposito di circuiti vorrei sottoporti la questione Imola dati gli assurdi lavori a cui è stata sottoposta la pista sotto la direzione dell'architetto Tilke, ovvero l'allucinante piega senza via di fuga in corrispondenza del rettilineo d'arrivo e l'ingresso ai box che sembra uno schiaffo all'intelligenza di qualunque appassionato di motori.
L'unica spiegazione che ho saputo darmi è la precisa volontà politica di affossare definitivamente Imola attraverso i colpi di scure inferti sapientemente dal su detto architetto sotto la regia di Ecclestone.
Che ne pensi? Trovo che quanto stia accadendo al circuito Enzo e Dino Ferrari sia vergognoso.
Ciao,
François  

Vittorio:
Mi scuso con Paolo Pellegrini per l'off-topic e rispondo a Francois: il problema di Imola non riguardava solo la Formula 1. La pista ha veramente beneficiato di quei lavori, perché adesso (come è stato detto nelle interviste dopo l'inaugurazione di martedì scorso) i box sono una struttura polifunzionale che funzionerà anche per evnti non motoristici. Quanto alla curva, è stata già collaudata con successo: è un rettilineo a tutti gli effetti. Casomai il vero problema è che si arriverà alla chicane del Tamburello con velocità molto elevate. Infine, per quello che riguarda il futuro dell'autodromo, in questo momento manca la cosa principale, cioè un contratto con una società che si occupi della gestione della pista. E nessuno ha ancora risposto. Comunque sto seguendo tutte le vicende e presto scriverò un articolo sul mio sito, l'indirizzo credo tu lo conosca già (http://xoomer.alice.it/grandchelem)  

francois xavier:
Ciao Vittorio,
riguardo alla piega a destra davanti ai box non ci possono essere dubbi di alcun genere in merito alla sua assurda pericolosità: è come la vecchia curva Villeneuve, anzi peggio.
Se in quel punto una monoposto ha un problema (come lo ebbe il povero Ratzenberger) l'impatto col muro ad un'angolazione pericolosissima è assicurato e senza alcuna via di fuga. Ti invito a vedere il servizio su Autosprint di questa settimana (peraltro lo stesso settimanale ha più volte espresso grandi perplessità in merito).
Punto II) Hai mai visto un ingresso dei box come quello nuovo di Imola? Ti immagini cosa potrebbe accadere al malcapitato che per un problema, o una toccata con un avversario, lo centrasse in piena velocità? Solo pensare un'ingresso del genere è follia pura: nessuna corsia di decelerazione (e in quel punto transiterebbero a tavoletta) ed un muro messo a lama che divide i box dalla pista!
Sono sbigottito....
Se parlo di Imola in questi termini è per i magnifici ricordi che in 10 anni di frequentazione tra prove e gare mi legano a questo magnifico e leggendario circuito ed il dispiacere per la sua attuale sorte.
I box non si discutono, sembra..., ma stai sicuro che con questa conformazione il tracciato non avrà MAI l'autorizzazione ad ospitare un GP. Queste scelte sono mirate e...autolesioniste....
Un saluto,
François  

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