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HAMILTON, UN "MANICO" O SOLO UN'ATTRAZIONE?
03.10.07 - Mondiale o no, Lewis Hamilton si è già conquistato il titolo di personaggio 2007 della Formula 1. Senza batter ciglio. Un titolo vinto ampiamente ancor prima di approdare in Formula 1. Già, ma perchè l'anglo-caraibico fa parlare sempre di sé? Cerchiamo di capire.

Pare proprio di sì. Lewis Hamilton piace molto, a tanti, forse a tutti. Forse.
Il giovane portacolori della McLaren-Mercedes era atteso nel circus iridato da anni. Il Team di Woking, assieme alla Casa di Stoccarda della stella e tre punte, se lo sono coltivato bene, il Lewis. Lo hanno "sponsorizzato" sin dai kart (dove il Lewis ha vinto), lo hanno coccolato in Formula 3 (dove il Lewis ha ancora vinto), lo hanno momentaneamente parcheggiato ma sempre attentamente "pedinato" ed allevato in GP2, lo scorso anno. Ed il Lewis ha messo tutti in riga, vincendo con assolute autorevolezza e spettacolarità il titolo mondiale cadetto.

Questo, è stato il biglietto di prima classe per la McLaren. Un biglietto gratuito, tra l'altro. Lewis Hamilton, a due sole gare dalla fine, è ad un passo dal titolo Mondiale. Un sogno che sta per avverarsi, una favola che sembra uscita dalla mente e dai magici disegni di Walt Disney.

Un debuttante come lui, la Formula 1 non lo aveva mai visto e conosciuto prima di adesso. Prima di Lewis, appunto. Dunque, sembra che tutti noi appassionati ci troviamo di fronte ad un nuovo fenomeno del volante, un baby campione, un talento cristallino e duraturo pari a quelli di Schumacher ed Alonso capace di fare sua una corsa difficile come quella del Fuji.

In effetti, salvo smentite, è così. Lewis gli dà del gran gas, supportato anche da una vettura - la McLaren - impeccabile (chiudiamo gli occhi sul come e perché...) e da un eccellente collaudatore come Alonso che ha materialmente sviluppato la monoposto sin dai test invernali, macinando chilometri su chilometri.

In ogni caso, Lewis va forte, tanto forte. Ed ha quella necessaria dose di spocchia e presunzione che ha caratterizzato e caratterizza ogni campione. In più, ha ancora notevoli margini di miglioramento. Tuttavia, il Lewis piace e fa parlare di sé solo perché di colore, scuretto, abbronzato, dalle fattezze africane. O Dio! Non c'è istante, minuto, secondo che non si sottolinei il fatto della diversa colorazione della pelle del Lewis rispetto al cliché del pilota, cioè bianco-occidentale.

Mettiamoci pure il fatto che, ad ogni gara, il Lewis è accompagnato dal fratellino disabile e da un padre che lo segue e lo protegge manco fosse all'asilo, ed ecco che il quadretto familiare "di colore" è bello che servito. Il Lewis è ormai un'attrazione, non un gran pilota di cui parlare ed esaltare le doti velocistiche e mentali.

"Auto Sprint" stesso, purtroppo, non perde mai occasione di battere sul tasto del "diverso", del guastafeste nero, per i suoi titoli ad effetto. Tanto per fare due esempi: "Invidia nera" (AS N° 25), "Rosso perde, Nero vince" (AS N° 40). D'accordo, vedere un pilota di colore nell'automobilismo è cosa piuttosto insolita, ma Lewis non è il primo e non sarà l'ultimo.

Prima di lui c'è stato l'hawaiano Danny Ongais (un personaggio a tutti gli effetti, nonché un buonissimo pilota), ora c'è il giovane sudafricano Zaugg che si divide tra le categorie cadette. Lewis piace e fa parlare perché di colore, e per questa ragione viene coccolato, preso ad esempio del "politicamente corretto" e del motto "anche gli oppressi ce la possono fare".

Fa tenerezza, ed i media inzuppano il pane nel calderone fatto di luoghi comuni, di buonismo e compagnia cantando. Onestamente, non se ne può più. D'altra parte, solo "il nero" fa impressione. Nulla si disse e si dice per i giapponesi, per i cinesi (forse perché assomigliano ai giapponesi!), dei messicani, di altre nazionalità "strane" in campo automobilistico, del vero sudafricano Jody Scheckter, iride nel 1979 con la Ferrari 312T4.

Già, ma lui era bianco. Sembra quasi che il Lewis vinca perché ha quel tocco di colore in più, e non perché ha un piede pesante ed una spiccata sensibilità di guida. Tutti abbiamo gli occhi per vedere che Lewis è di colore, e non c'è alcun bisogno che i media ogni volta ritornino sull'argomento.

Si ritorni a parlare di Lewis perché gli dà del gran gas. Il resto? Chi se ne frega.

- Paolo Pellegrini -

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Commenti di:

Anonimo:
gorri gorri o di docca di nuovo andare dei cambi di gotone!!  

Jones:
Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.  

andrea:
Questo post è stato eliminato dall'autore.  

andrea:
Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.  

Anonimo:
BELLO VINCERE UN MONDIALE CON UNA FERRARI!!!!!!!!!!!!  

Anonimo:
Rivendendo il film della stagione, qualche aiutino Hamilton lo ha avuto, piccole macchie che non cancellano l'impresa ma fanno storcere il naso, probabilmente Lewis non ne avrebbe avuto bisogno.
Il primo piccolo vantaggio su Fernando Alonso se l'è procurato addirittura nel 2006. Lo spagnolo è stato bloccato dal contratto con la Renault e non ha potuto salire in macchina a dicembre. Il primo sviluppo della vettura è stato affidato a Hamilton che ha fatto molti più chilometri del campione del mondo e si è adattato meglio alle Bridgestone.
Proseguendo si arriva a Indianapolis. Nel frattempo sono montati i malumori di Alonso con Hamilton sempre più coccolato sia dentro ai box sia sulla stampa inglese. Le accuse dello spagnolo esplodono alla vigilia della gara, si parla di favoritismi del team. In realtà proprio nelle qualifiche Alonso subisce a suo dire un torto. Sarebbe toccato a lui l'ultimo tentativo utile per la pole, quello con meno benzina a bordo, ma Hamilton è entrato prima al pit stop invertendo di fatto la strategia.
Andiamo poi al Nurburgring. L'aiutino in questo caso a Hamilton non arriva dalla McLaren ma dai commissari lungo il circuito. Al secondo giro la pioggia improvvisa fa andare lunghe alla prima curva sette macchine, tutte bloccate nella sabbia. La McLaren numero due è l'unica ad essere riportata i pista con una gru. La giustificazione ufficiale è che Hamilton, a differenza degli altri, aveva tenuto il motore acceso. Dopo le polemiche scoppiate però la Fia modifica la regola:chi va fuori dovrà rintrare in pista solo con i propri mezzi.
Passano due settimane e in Ungheria scoppia la guerra aperta tra Alonso e Hamilton che anche in questo caso ne esce bene. Il fatto è noto; Fernando prolunga il pit stop prima dell'ultimo giro buono di qualifica. Lewis si mette in coda ma non fa in tempo a fare un ultimo tentativo per la pole. Nonostante si tratti di un affare interno alla squadra, i giudici intervengono e la sentenza favorisce l'inglese. Alonso penalizzato di 10 posizioni, Hamilton promosso in pole.
In qualche modo il passaporto britannico conta in un mondo dove tra squadre, organizzatori e giudici la prevalenza inglese è netta. La nazionalità potrebbe aver avuto un peso anche nella decisione delle Fia di tener fuori Lewis Hamilton dalla spy-story. Nessuna sanzione e soprattutto totale fiducia quando l'inglese ha dichiarato di non saper nulla di nulla. La conferma dell'imprtanza di essere nati oltremanica è arrivata domenica al Fuji con la penalizzazione di Robert Kubica. Si rischia di scivolre nella dietrologia, ma il polacco è stato punito per un contatto con Hamilton che avrebbe potuto rientrare nella normale dialettica da pista. una decisione che a ruoli invertiti forse sarebbe stata diversa.  

Anonimo:
Per ultimo amonimo:PAROLE SANTE!!!
Hamilton non merita completamente il mondiale...
Una che ama la giustizia  

Anonimo:
Hamilton è un vero talento,ma nella f1 di oggi(e questo lo sappiamo tutti)la squadra ed il mezzo meccanico contano moltissimo,in più è stato superfortunato,e raccomandato da ron dennis,vedendo il talento ed accarezzando il sogno di un mondiale tutto inglese macchina e pilota,il boss nn si è fermato davanti a niente,poco importa se il giovane tlento ha potuto esprimersi con una macchina COPIATA e usufruendo anche delle ottime indicazioni di fernando che a parità di talento ha un po di esperienza in piu,insomma talento e fortuna,non capita a tutti i piloti,cito per esempio Sutil che ha delle grosse potenzialità ma nn ha certo avuto tutte le combinazioni fortuite di hamilton,vedremo più avanti quando dovrà difendere il titolo negli anni distruggendo ogni tipo di pressione e affermando nel tempo se il suo talento è cristallino ho no,adesso gli si può dire solo bravo è stato come vincere un mondiale alla playstation, versione semiprofessionista,hihi!!  

Anonimo:
Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.  

Anonimo:
forza la ferrari.  

Anonimo:
hamilton e alonzo sono degli stuidi  

Anonimo:
abbasso hamilton alonzo e la meclaren  

Anonimo:
ALONSO si scrive ALONSO

Marco.  

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