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IN FORMULA 1 DECIDE IL BOX O I PILOTI?
08.10.07 - Il movimentato ed emozionante Gran Premio cinese ha evidenziato, ancora una volta, una delle più macroscopiche contraddizioni in seno all'attuale Formula 1: le comunicazioni tra muretto box e piloti. Chi tiene le redini di un GP? Il box o i piloti!

Il clamoroso match point gettato alle ortiche da Lewis Hamilton e dal suo box ieri in Cina ci consente di riflettere attorno ad una macroscopica contraddizione, oggi regnante nelle gare di Formula 1. Chi decide cosa in Formula 1? Chi ha potere decisionale, il box o il pilota impegnato in gara? In più, che ruolo recita un moderno pilota di F1?

In origine era il Fuji. L'imbarazzante pastrocchio inscenato dalla Ferrari, circa la scelta suicida di montare sulle proprie monoposto gomme intermedie quando le condizioni meteo richiedevano esclusivamente gomme rain, ha posto all'attenzione tutti i limiti di una Formula 1 tutto computer e calcolatori e poco umano cervello. Ed ora, è la volta della Cina e della McLaren, un Team che quest'anno - specie con Hamilton - ha sbagliato poco o nulla.

Hamilton si è ritrovato senza gomme, dopo aver spinto e comandato con autorevolezza per una buona fetta di corsa. È stato raggiunto da Raikkonen, quindi magistralmente superato, ed infine si è insabbiato all'imbocco della corsia box, con gli pneumatici alle tele. Come è potuto accadere un simile autogol? Ormai, si va da un eccesso all'altro. Tramite i Team Radio - le comunicazioni radio tra box e piloti sovente inserite nelle telecronache dalla regia internazionale di Ecclestone - il pubblico della F1 è venuto, se pur molto parzialmente, a conoscenza di cosa si dicano box e piloti in corsa. Ebbene, il tutto è molto ridicolo e banale.

Il pilota, infatti, sembra un bambino alle prese con le macchinine elettriche di un parco giochi, seguito a vista dai propri premurosi genitori. Essi debbono sorbirsi "consigli" del tipo "accelera, ora!", "frena!", "ricordati di scaldare le gomme durante il warm-up lap!", "tieniti incollato a Tizio e...superalo" "bravo, ottimo lavoro!" e via di questo passo. In sostanza, consigli ed ammonimenti a prova di imbecille. Ovvi, scontati. Consigli su azioni che tutti i piloti mettono in pratica - e ci mancherebbe altro! - automaticamente, mnemonicamente, a seconda delle condizioni e delle circostanze. Azioni, che un pilota impara sin dal kart.

Il messaggio che passa da tali Team Radio, quindi, è il seguente: il box è colui che muove i fili del burattino, cioè il pilota. Sempre e comunque. I sempre più tecnologicamente avanzati box decidono tutto: strategie (anche suicide, vedi Ferrari al Fuji e BMW con il povero, solito Kubica per tutto l'anno), persino cosa debba fare un pilota in gara, quando superare o forzare il ritmo.

Alla luce di tutto ciò, appare quanto meno inconcepibile la clamorosa debacle di Hamilton e del suo box in Cina. L'inglese ha sbagliato su due punti. Anzitutto, non è stato freddo e calcolatore, non è stato in grado di leggere ed interpretare sino in fondo gli agonizzanti messaggi che la propria vettura gli mandava, ossia "fermati, a tutti i costi, che sono alla frutta!". In secondo luogo, non ha avuto la forza di imporsi rispetto al box, pretendendo un cambio gomme in barba ad eventuali strategie e decisioni del muretto.

Ma qui, però, si sfocia in un altro discorso: quanto conta un pilota, oggi? Detiene un minimo di potere decisionale? È succube delle volontà superiori dei box? I fatti del Fuji e della Cina ci dicono che...sì, il pilota è una sorta di robot programmato, privo di qualsiasi potere e voce in capitolo. Un essere non pensante. È il box, in realtà, il vero responsabile del ritiro di Hamilton. Il muretto, infatti, gestisce una quantità tale di informazioni e dati telemetrici che avrebbe dovuto (anzi, doveva!) comunicare all'inglese che qualcosa non andava. In più, tanto i meccanici quanto i vertici del Team comodamente seduti al muretto godono della visione completa della corsa tramite TV e monitor, come noi a casa. Il box, quindi, era nella posizione privilegiata di vedere il grave danno alla posteriore destra ed il pessimo stato delle altre tre gomme, comunicarlo ad Hamilton e richiamarlo in fretta in pit-lane. Un danno che - obiettivamente - Hamilton non era in grado di osservare dai suoi specchietti retrovisori.

Chi si sobbarcherà il peso delle decisioni, in Brasile: box o piloti?

- Paolo Pellegrini -

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Commenti di:

niki:
io non so chi decide però ieri
vi erano 7 persone davanti
ad un monitor possibile non si
sia accorto nessuno delle gomme
di hamilton?  

Anonimo:
bravi quelli della mclaren..cosa aspettavano che hamilton si schiantasse contro un muro?
Ma si vedeva benissimi che la gomma era disfatta ormai....cosa aspettavano a richiamarlo?
E anche hamilton...non si era accorto che la macchina non tenena più^che gli sbandava in ogni curva...?
vabbè..io per lewis non lo critico tanto..perchè è giovane e abbastanza inesperto..però la mclaren..  

Anonimo:
Secondo me Hamilton se avesse potuto scegliere sarebbe sicuramente andato ai box, ma la McLaren ha preferito tenerlo in pista perchè davano ancora pioggia e quindi avrebbe dovuto fare una sosta in più per cambiare le gomme alla fine (che lo avrebbe fatto arrivare dopo il 6° posto secondo me), quindi secondo me la squadra ha fatto la cosa giusta...poi è successo l'imprevisto, ma Hamilton è stato talmente fortunato (e favorito dalla FIA!) che, per una volta può anche non concludere la gara!  

Anonimo:
Prima o poi la maschera all'attore deve cadere.

Ciò che tutti sapevano, ma che mai era stato conclamato, è invece stato confermato direttamente dalla bocca di Ron Dennis.

Il boss della McLaren, davanti ai media inglesi, s'è lasciato scappare una frase che non lascia adito a dubbi: "Io e Lewis stavamo lottando contro Alonso. Ci andava bene che vincesse Raikkonen, purché Alonso stesse dietro."

Non c'è tanto da aggiungere, se non che le preoccupazioni di Fernando nel post - gara ("mi aspetto un trattamento equo in Brasile, le macchine dovranno essere uguali") appaiono ora totalmente giustificate e non solo il frutto di un sospetto o una  

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