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Anno XI
FERRARI, MITO ITALIANO PER POCHI ITALIANI 16.11.07 - Questo matrimonio non sa da fare. No, non stiamo parlando di Renzo e Lucia, ma della Ferrari F1 e dei piloti italiani. Quello tra il Cavallino ed i piloti tricolori è il rapporto più tormentato di tutta la storia della Formula 1. Un matrimonio celebrato poche volte, l'ultima delle quali, stabilmente, quindici anni fa. Era il 1992. Come mai?
La Ferrari F1 e i piloti italiani. Che rapporto tormentato! Il "miracolo" Hamilton ha puntato nuovamente i riflettori su questo annoso problema italico: perché la Ferrari non scommette su giovani piloti italiani? Domanda da un milione di dollari. Bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati, i quali, con abili giri di parole, risponderanno il vago. Un fatto è certo. La Ferrari è la sola, tra i Costruttori più importanti della F1, a non possedere un proprio programma giovanile, a non aver messo in piedi un vivaio di giovani talenti italiani da coltivare sin dalle categorie cadette. E le risorse finanziarie, certo non le mancano. Tutti, ormai, in Formula 1 possono vantare un proprio vivaio di futuri, possibili piloti di F1. BMW, Renault, Red Bull, McLaren e compagnia cantando hanno organizzato precisi programmi per seguire e far crescere professionalmente giovani piloti sin dalle categorie propedeutiche. Hamilton, Vettel, Kubica, Kovalainen, tanto per citare, sono il frutto di tali programmi. Hamilton può essere preso a modello. Messo sotto contratto dalla McLaren sin dall'eta di 12 anni, il giovane pilota inglese è stato costantemente seguito in tutte le fasi della sua brillantissima carriera: kart, Formula Renault inglese, Formula 3, GP2, fino al naturale e meritato passaggio in F1. Egli ha vinto dappertutto, e poco ci è mancato che facesse il colpaccio anche al suo primo anno in F1. Insomma, un campione costruito "a tavolino", programmato per vincere, che ha dato i suoi risultati. Non c'è che dire. Addirittura, la Red Bull ha affidato i destini dei suoi giovani piloti nelle mani di Helmut Marko, avvocato austriaco con l'hobby delle corse, ma così bravo da vincere una Le Mans 24h nel 1971 al volante della mitica Porsche 917K, in coppia con un altro mostro sacro dell'Endurance che fu, Gijs Van Lennep. Per non parlare, infine, dei Team talent-scout, alla costante ricerca di futuri campioni, come faceva, ad esempio, la Minardi.
E la Ferrari? In realtà, il Cavallino in passato attuò, in accordo con le autorità automobilistiche sportive nazionali, un programma per giovani piloti per la F1. Bisogna, però, andare indietro nel tempo. Il risultato di questo impegno furono Giancarlo Baghetti e Lorenzo Bandini. Il primo, alla sua prima gara in F1, vinse il GP di Francia a Reims nel 1961 (e quell'anno partecipò a sole tre corse!), il secondo, invece, militò nel Cavallino per varie stagioni e con più fortuna, prima di morire tragicamente a Montecarlo nel 1967 con la 312, giungendo quarto nel Mondiale 1964 (e vittoria in Austria), il miglior risultato in F1 per il compianto Lorenzo. In generale, salvo il doppio trionfo di Ascari nel '52 e '53, il rapporto Ferrari-italiani è stato quasi sempre amore-odio. E gli stessi Enzo Ferrari e Forghieri, in passato, non hanno mai nascosto un certo sentimento esterofilo. Una tradizione mai morta, a Maranello. Molti i piloti italiani succedutisi - spesso in fugaci apparizioni - al volante di monoposto F1 Ferrari sin dagli Anni 50, l'ultimo dei quali è stato Nicola Larini all'Aida (ritirato per contatto con Senna) e in quel di Imola 1994, in cui - ma non se lo ricorda nessuno per ovvie ragioni - ottenne un ottimo secondo posto. Guardando al recente passato, gli ultimi italici a sedersi stabilmente al volante di una Rossa sono stati Alboreto (1984-1988 ed un titolo accarezzato nel 1985) ed Ivan Capelli (1992). Tra essi, il GP di Australia 1991, in cui Morbidelli fu chiamato a sostituire un furibondo Prost nell'ultima gara. Giunse sesto. Capelli è stato l'ultimo italiano a disputare un'intera stagione da titolare in Ferrari. Una Caporetto (3 punti contro i 18, sempre una miseria, di Alesi), da attribuire alla vettura, una delle peggior Ferrari di sempre. Eppure, il milanese fu oggetto di aspre critiche: della Ferrari stessa, della stampa, dei tifosi. Se Ivan conquistava un punto, si diceva "solo un punto", se era Alesi "un punto insperato". Se Capelli si lamentava della F92/A, lo faceva a sproposito, se il francese, a ragione. Povero, Ivan.
La Ferrari ha sempre puntato su quanto di meglio vi fosse in circolazione, o almeno, ritenesse che fosse. Giustamente. E ciò, quasi sempre, ha coinciso con straordinari piloti non italiani, già svezzati in altri Team, con una buona esperienza o già iridati. E lo fa tuttora, con ottimi risultati. Mosse ineccepibili per chi vuole vincere, tuttavia il Cavallino sembra riporre zero fiducia nel vivaio italiano da oltre dieci anni. A prescindere, perché, da sempre, prevenuta. Non a caso, in passato, la Ferrari si è lasciata sfuggire italiani di belle speranze solo per partito preso, oppure, non riponendo in loro la giusta fiducia. Badoer, collaudatore a vita, non lo farebbero gareggiare nemmeno con entrambi i titolari ko! Perché, allora, non costruirsi un vivaio ex novo dall'interno? Perché non dare fiducia a giovani piloti nostrani, i quali farebbero a pugni per ambire ad un posto in Ferrari? Perché non allevare un proprio Hamilton? Per Maranello sarebbe un ritorno di immagine straordinariamente positivo. Operazione che, tuttavia, va fatta laddove via sia del vero talento e non solo per accontentare le voglie di un pilota italiano solo perché italiano. E così facendo, si risolleverebbero le sorti della presenza italiana in F1, nonché dell'automobilismo tricolore in generale, semplicemente perché Maranello pretenderebbe il meglio.
La gioventù italiana dell'automobilismo attende con ansia. E tu, Ferrari, che fai?
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C'è Luca Filippi, che sarebbe secondo me un'ottima scommessa. Potrebbe iniziare ad aiutare Badoer, che non potrà restare in eterno. Poi chissà... fra:
Si c'è Luca Filippi, ma qualcosa mi dice che la Ferrari non lo vorrà, l'articolo correttamente sottolinea una tendenza tutta italiana,non solo in F1 ma anche in altri sport, a vedere l'erba del vicino sempre più verde: non per nulla ottimi piloti italiani crescono e vincono per esempio nelle formule americane Alessandro Manzoni:
Si dice "Questo matrimonio non S'HA da fare". Che orrore... Jones:
senza offesa ma i piloti italiani li vedo un po squilibrati ultimamente Federica:
Jones, lo squilibrato sei tu, pensa ad alonso e a quello che ha fatto in questo mondiale, ripensa all'ungheria e poi mi racconti chi è lo squlilibrato. Anonimo:
BUFFONI!!!!! cavallino rampante:
stavolta mi trovo ad essere daccordo con jones. i piloti italiani che abbiamo adesso fanno tutti cagare ad eccezzione di trulli che con una macchina competitiva sarebbe in grado di vincere il mondiale. forza ferrari. info:
Beh certo d'altronde se alla Rai continuano a definire Fisichella un Campionissimo, che però è tanto tanto sfortunato, oppure non è colpa sua se.. poi però Alonso con la stessa macchina vince i mondiali... Blade Runner:
Enzo Ferrari non voleva piloti italiani. Dopo la morte di Lorenzo Bandini il Drake ha evitato, per quanto possibile, di mettere piloti italiani in squadra. Forse temeva che il tifo per il pilota italiano superasse quello per la macchina (McLaren ed Hamilton insegnano). Fatto sta che piloti italiani in Ferrari sono stati davvero pochi anche dopo la morte di Enzo Ferrari. Però mi chiedo dove siano i piloti italiani degni di fare parte di questo team che lotta per vincere. Fisichella, molto apprezzato in TV, è stato una grande delusione anche con una macchina vincente: tra i sopravvissuti di una sparuta pattuglia che vedeva tra gli altri Badoer, Liuzzi e Trulli, solo quest'ultimo mi sembra abbia la grinta e il manico adatto per fare bella figura. Si parla di Luca Filippi come del nuovo Hmilton: staremo a vedere. Quanto alle corse americane, il paragone non regge, escluso Mario Andretti, che era un grande, gli altri, campioni in USA, hanno fatto tutti una pessima figura in F1: vi ricordate Pablo "El Cabron" Montoya? fra:
non sto dicendo che piloti vincenti nei campionati usa vengano automaticamente a vincere in f1,sto solo dicendo, al contrario, che molti ragazzi non hanno l'opportunità nemmeno di pensarci alla f1, Briadore insegna che se si prende un "promettente" e lo si alleva bene "in vivaio" poi i risultati vengono.Bisogna investirci tempo e denaro,certo ma possibile che non ne esista mai uno degno fra i nostri! Anonimo:
Con tutti gli anni persi di Fisichella a disposizione, sono certo che avrei fatto 1000 volte meglio. Non avrei piagnucolato come sa fare solamente lui. Trulli sicuramente farebbe bene in Ferrari.
Commenti di:
Vittorio Alfieri: C'è Luca Filippi, che sarebbe secondo me un'ottima scommessa. Potrebbe iniziare ad aiutare Badoer, che non potrà restare in eterno. Poi chissà...
fra: Si c'è Luca Filippi, ma qualcosa mi dice che la Ferrari non lo vorrà, l'articolo correttamente sottolinea una tendenza tutta italiana,non solo in F1 ma anche in altri sport, a vedere l'erba del vicino sempre più verde: non per nulla ottimi piloti italiani crescono e vincono per esempio nelle formule americane
Alessandro Manzoni: Si dice "Questo matrimonio non S'HA da fare". Che orrore...
Jones: senza offesa ma i piloti italiani li vedo un po squilibrati ultimamente
Federica: Jones, lo squilibrato sei tu, pensa ad alonso e a quello che ha fatto in questo mondiale, ripensa all'ungheria e poi mi racconti chi è lo squlilibrato.
Anonimo: BUFFONI!!!!!
cavallino rampante: stavolta mi trovo ad essere daccordo con jones. i piloti italiani che abbiamo adesso fanno tutti cagare ad eccezzione di trulli che con una macchina competitiva sarebbe in grado di vincere il mondiale.
forza ferrari.
info: Beh certo d'altronde se alla Rai continuano a definire Fisichella un Campionissimo, che però è tanto tanto sfortunato, oppure non è colpa sua se.. poi però Alonso con la stessa macchina vince i mondiali...
Blade Runner: Enzo Ferrari non voleva piloti italiani. Dopo la morte di Lorenzo Bandini il Drake ha evitato, per quanto possibile, di mettere piloti italiani in squadra. Forse temeva che il tifo per il pilota italiano superasse quello per la macchina (McLaren ed Hamilton insegnano). Fatto sta che piloti italiani in Ferrari sono stati davvero pochi anche dopo la morte di Enzo Ferrari.
Però mi chiedo dove siano i piloti italiani degni di fare parte di questo team che lotta per vincere.
Fisichella, molto apprezzato in TV, è stato una grande delusione anche con una macchina vincente: tra i sopravvissuti di una sparuta pattuglia che vedeva tra gli altri Badoer, Liuzzi e Trulli, solo quest'ultimo mi sembra abbia la grinta e il manico adatto per fare bella figura. Si parla di Luca Filippi come del nuovo Hmilton: staremo a vedere. Quanto alle corse americane, il paragone non regge, escluso Mario Andretti, che era un grande, gli altri, campioni in USA, hanno fatto tutti una pessima figura in F1: vi ricordate Pablo "El Cabron" Montoya?
fra: non sto dicendo che piloti vincenti nei campionati usa vengano automaticamente a vincere in f1,sto solo dicendo, al contrario, che molti ragazzi non hanno l'opportunità nemmeno di pensarci alla f1, Briadore insegna che se si prende un "promettente" e lo si alleva bene "in vivaio" poi i risultati vengono.Bisogna investirci tempo e denaro,certo ma possibile che non ne esista mai uno degno fra i nostri!
Anonimo: Con tutti gli anni persi di Fisichella a disposizione, sono certo che avrei fatto 1000 volte meglio. Non avrei piagnucolato come sa fare solamente lui. Trulli sicuramente farebbe bene in Ferrari.
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