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MAX, BERNIE: NON E' ORA DI TOGLIERE IL DISTURBO?
02.11.07 - Le sconcertanti dichiarazioni di Max Mosley, Presidente della FIA, rilasciate il 31 ottobre scorso alla BBC ci consentono di riflettere attorno agli uomini chiave dell'automobilismo mondiale e della F1. Mosley ed Ecclestone hanno fatto il loro tempo. Servono facce nuove, realmente interessate al bene della F1.

Che Mosley fosse un distinto english man, questo già si sapeva. E che spesso lanciasse dichiarazioni strampalate, beh, anche questo si sapeva. "Se Hamilton si ripeterà a questi livelli anche la prossima stagione avrà un grande effetto, ma sarà anche negativo per il movimento come quando la gente mi chiedeva di rallentare Schumacher. [...] Se non ci fosse stato lui, sarebbe toccato a Rosberg, Kubica o ad un'altra giovane stella come Vettel". Queste le parole del Presidente FIA rilasciate mercoledì alla BBC. Che dire. Per Mosley, insomma, essere veloci al debutto in F1 (Hamilton) o vincere tanto per propri meriti (Schumi) è una colpa. Peccato, ma Hamilton non ha ancora monopolizzato il podio o vinto 15 titoli di fila! In ogni caso, non sarebbe una colpa! Ragionamento che, secondo il "Mosley pensiero", potrebbe valere anche per le Case. La Ferrari se ne faccia un torto: ha vinto troppo dal 2000 ad oggi, e non lo doveva fare! E poi: chi era questa "gente" che chiedeva di rallentare Schumi? Mr Mosley, ce lo faccia sapere, siamo tutto orecchie.

Queste sono le persone che amministrano l'automobilismo sportivo. Mosley ed Ecclestone, ormai, piacciono solo a sé stessi. Il pubblico ne ha le scatole piene di sentire le loro dichiarazioni senza senso, spesso offensive, autentiche coltellate contro lo sport del motore e la F1. E pensare che, occorre ammetterlo, Max e Bernie non sono due sprovveduti qualsiasi, due novellini incompetenti. Max, cofondatore, nel 1969, della gloriosa March assieme - tra gli altri - ad Alan Rees e Robin Herd, attività poi abbandonata nel 1977 per dedicarsi a tempo pieno alla FOCA. Parentesi: se all'epoca la March ed i suoi piloti avessero vinto tanto, Mr Mosley non si sarebbe di certo annoiato, tanto meno si sarebbe sognato di dire ciò che ha detto alla BBC! E Bernie, ex pilota di moto, manager del pilota - poi morto - Stuart Lewis-Evans, patron della Connaught, quindi manager di Jochen Rindt, patron della vittoriosa Brabham che fu e via discorrendo. Insomma, i due vantano invidiabili curriculum, non c'è che dire. Non solo, ma hanno visto nascere e crescere la F1, sin dalle origini. Eppure, eccoci qua, a criticare le loro mosse, le loro azioni, le loro decisioni e le loro inopportune parole un giorno sì e l'altro pure. Perché? I due, letteralmente, hanno gettato alle ortiche la loro decennale passione per i motori. Una passione che entrambi hanno palesato e, non dubitiamo, vivono ancora, ma che è stata rimpiazzata, ahinoi, da altro.

Max e Bernie hanno anteposto, in crescendo, interessi personali, di bottega, economici, politici e di palazzo alla cultura della F1 e di un automobilismo genuino, tecnicamente accattivante e spettacolare. Usando una metafora televisiva, tutto deve fare share, ascolti. Che poi la qualità del prodotto offerto sia buona o meno, non importa. È fisiologico quindi, con l'intento di perseguire il mero profitto di cassa e manageriale, che scaturiscano le dichiarazioni sopra riportate o le ormai tristemente note sparate di Ecclestone. Max e Bernie hanno dei meriti, non dubitiamo, tuttavia hanno fatto il loto tempo, il loro corso. In particolare Mosley, dai modi da vero Lord ma assai debole ed inconsistente in sede decisionale, sovente in contraddizione con lo stesso organo da lui comandato. E soprattutto, in carica da una vita. Sembra un "Papa", più che un Presidente FIA. E poi Bernie, neo settantasettenne: non sarà giunto il momento della pensione? Che abbiano il buon gusto di scollarsi dalle loro dorate poltrone. Basta con gli avvocati, basta con i burocrati: servono più che mai facce nuove, gente che ha i motori nel sangue, magari ex piloti, e che antepongano la pista ed il pubblico appassionato ai conti in banca e alla logica del "chi vince tanto, va punito". L'aspetto affaristico-manageriale - senza troppi moralismi - è sì importante, ma non è tutto.

Idea romantica? Pura utopia? Speriamo di no, vogliamo credere di no. Si può, si deve voltar pagina. Come e quando, le incognite. E che incognite. Intanto, se c'è qualche volenteroso, si faccia avanti.
A noi va bene, di conserva, anche il buon Poltronieri.
Ah, dimenticavamo: Max, Bernie: grazie di tutto, ma levate il disturbo.

- Paolo Pellegrini -

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Commenti di:

Anonimo:
Prima o poi schiatteranno no?!O sono degli Highlander?!  

Blade Runner:
Che la federazione avesse fatto di tutto per frenare lo strapotere della formidabile accoppiata Schumacher-Ferrari era già evidente a chiunque capisse un poco di F1. Sono stati modificati regolamenti a catena e sempre allo scopo di livellare le prestazioni delle macchine per consentire ad altri di avvicinarsi al team italiano. Solo con vistose limitazioni di regolamento Renault e McLaren (che rompeva un motore a corsa) hanno potuto avvicinare la Ferrari. E' evidente che Mosley ed Ecclestone non amino particolarmente la Ferrari nè i suoi piloti, non inglesi, e lo hanno dimostrato anche quest'anno con dichiarazioni a dir poco stravaganti.
Mosley può essere mandato via, dipende dalla volontà dei team, quanto a Bernie Ecclestone, ritengo sia più difficile perchè è lui l'organizzatore del mondiale e ne detiene i diritti. Occorrerebbe una cordata per acquistare le azioni di maggioranza della sua società, ma chi sarebbe disposto a farlo? E poi Eccleston ha un grande fiuto per portare soldi alla Formula 1 (e a se stesso), a chi conviene mandarlo via?  

xoomer.alice.it/grandchelem:
Quando si parlava di costruire un Campionato alternativo, le squadre ritornarono sui propri passi e firmarono il rinnovo con Bernie Ecclestone, il che significava restare ancora sotto l'egida della FIA. Ciò dimostra che i team dipendono ancora dal potere organizzativo di Bernie e non riescono a farne a meno... altrimenti si sarebbero gestiti autonomamente.  

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