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"VOJAGER" RICORDA AYRTON SENNA
06.11.07 - Lunedì 5 novembre su RAI 2, in prima serata, "Vojager", il programma ideato e condotto da Roberto Giacobbo, ha ricordato Ayrton Senna. Un campione segnato da un Destino beffardo. Ayrton Senna è ancora vivo: nei ricordi, nelle menti di tutti noi, amanti della Formula 1, delle corse, dei grandi eroi con un casco in testa.

Che gradita sorpresa. "Vojager", il programma del mistero ideato e condotto da Roberto Giacobbo, ieri sera ha deliziato il pubblico appassionato dei motori con uno splendido reportage sugli ultimi quattro giorni della vita di Ayrton Senna. Un lungo servizio ben confezionato, anche grazie a belle immagini di repertorio e alle toccanti testimonianze di coloro i quali hanno conosciuto ed apprezzato il grande campione carioca. Nella buona e nella cattiva sorte. Tra essi, Gerhard Berger ed Alain Prost. Il reportage su Senna era inserito all'interno di un discorso più ampio: il Destino, quello con la "D" maiuscola.

Senna ed il Destino. Due entità tra loro strettamente collegate, a doppio filo. Del resto, tutti i piloti che hanno perso tragicamente la vita - dal più grande campione allo sconosciuto debuttante - sembrano bagnati da un Destino beffardo, maligno. Con essi, l'imponderabile - o più semplicemente, ciò che l'uomo chiama Destino - sembra giocare ogni istante, ogni minuto, ogni secondo, nella gioia, nel dolore, nella vita e nella morte. E con Ayrton, il Destino ci è andato giù pesante. I fulminei successi, le prime vittorie in F1, il primo titolo mondiale, poi la bruciante sconfitta il quel di Suzuka 1989, poi di nuovo il trionfo, la commovente vittoria in Brasile nel 1991, la fama, infine le difficoltà. Poi, il Destino, decide di chiudere il sipario, per sempre. Il perché, lo sa solo lui. Il Destino, si intende. Se lo porta via in un assolato pomeriggio italiano, il 1 maggio 1994, in un Gran Premio di Imola che sembra nato sotto una cattiva stella. Ayrton lo ha capito, se lo sente addosso, nelle vene, sulla pelle, quasi fosse un losco presagio, un insopportabile prurito che lo perseguita giorno e notte ma di cui non conosce l'origine. C'è e basta. Accigliato, pensieroso e taciturno come non mai, Ayrton si appresta a correre il GP di Imola. Un appuntamento in cui è chiamato al riscatto dopo gli avvilenti ritiri in Brasile e al GP del Pacifico. Parte dalla pole, Senna. Il suo volto trasuda tensione, scruta sospettoso la sua Williams all'interno dell'abitacolo e, stranamente, non indossa il casco. Non è tranquillo, Ayrton. Lo sorreggono solo la sua profonda Fede e la innata voglia di vincere. Ma quel giorno tutti i piloti, in griglia, sono maschere inespressive.

Il terribile incidente di Rubens Barrichello alla variante bassa, poi la agghiacciante morte del povero e troppo spesso dimenticato Roland Ratzenberger in qualifica alla curva Villeneuve, quindi la prima partenza del GP segnata da una brutta carambola tra la Lotus di Pedro Lamy e la Benetton di J.J. Lehto. Chi sarà il prossimo? Ormai, la negatività pervade ogni singola persona, ogni singolo pilota. Un crescendo di panico, di smorfie di dolore e disappunto, di pensieri negativi, di orribili sensazioni, di lacrime, di vetture in frantumi, di ambulanze, di medici, di lunghi silenzi, di mani giunte, di sguardi tesi. Di lutti. Eventi e gesti che la Formula 1 conosce sin troppo bene, ma che non provava più da anni e con questa intensità. Fino a quel 5° giro di quello stregato week end di gara, di quel maledetto Imola 94. Un attimo, veloce, ed Ayrton non c'è più, riverso privo di conoscenza nell'abitacolo della sua Williams, alla curva Tamburello. Morirà in ospedale, nel tardo pomeriggio. Lo sterzo rotto ed un fatale braccetto della sospensione destra, i mortali strumenti del Destino.

Il Brasile è in lutto, una Nazione intera saluta per l'ultima volta il proprio idolo, colui il quale era in grado di scacciare, anche solo per un pomeriggio, le difficoltà di una vita difficile, sempre in salita. Il mondo lo piange, e solo chi ha vissuto istante per istante quel terribile e cupo pomeriggio, in autodromo o incollato alla TV digerendosi attimo dopo attimo una telecronaca che sembra un calvario, può capire e comprendere a pieno la portata del triste evento, evocando ricordi e sensazioni ancora impressi e tremendamente vivi. E, soprattutto, cosa significhi assistere alla morte di un pilota in diretta. Un gran brutto giorno, quel 1 maggio di tredici anni fa. Così vanno le corse. Funziona così. La morte non guarda in faccia a nessuno, che si chiami Ratzenberger o Senna. E solo chi accetta il rischio, solo chi accetta di giocare a scacchi con l'imponderabile può fare il pilota. Solo chi ha la forza di sottoscrivere un patto inappellabile con il Destino. E solo chi sa accettare un'eventuale sconfitta: ma non quella del Destino, bensì la propria. Ed Ayrton lo sapeva bene.

Senna, durante il week end imolese, manda un messaggio via radio all'acerrimo rivale di mille battaglie, Alain Prost. È l'ultima chicane prima del traguardo, poi, improvvisamente, la voce di Senna spezza il silenzio nell'interfono: "Ciao Alain, mi manchi". I due si rincontrano nel paddock, prima della gara. Senna stringe la mano a Prost, gli sguardi che si incrociano, un sorriso, questi gli risponde con un "buona fortuna, Ayrton".

Vallo a capire, il Destino.

- Paolo Pellegrini -

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Commenti di:

Anonimo:
Peccato che mi sono perso la puntata.

Comunque il destino centra fino ad un certo punto xkè quella gara non si sarebbe dovuta correre dopo quello che era successo il venerdi e poi il sabato, ma purtroppo i media e il business sono molto importanti al giorno d'oggi.
La partenza con lo scontro tra le lehto e lamy e i detriti che finirono nel pubblico ferendo delle persone.
La gomma persa dalla minardi all'uscita box e martini che perdendo il controllo finiva x investire i meccanici ferrari.
Sembrava proprio che ce ne fosse x tutti in quel weekend schifoso.
Comunque nel 94 ci furono tanti incidenti e proprio da quell'anno si cominciò ad aprire gli occhi e fare qualcosa x la sicurezza, xkè macchine che andavano come missili e la relativa sicurezza non viaggiavano di pari passo.
Lo si è visto quest'anno nell'incidente di kubica, simile nella dinamica a quello di ayrton, che seppur spaventosoil pilota ha riportato solo qualche contusione.Fosse successo 13 anni fa ci avrebbe lasciato le penne, sicuro.
Purtroppo solo quando succede al migliore si incomincia a ragionare e prendere provvedimenti, altro che destino.

Alex  

cavallino rampante:
massimo rispetto ad un pilota come ayrton che ha fatto la storia della f1, e che proprio la f1 stessa lo ha tradito cosi. ripeto che i veri campioni sono quelli di una volta, dove il pilota faceva quasi la differenza, mentre adesso la differenza la fa la vettura. ayrton e schumi sono molto simili, dobbiamo ricordare che micheal ha iniziato a correre quando ancora ayrton correva quindi abbiamo la prova che schumi vinceva anche quando non c' era tutta questa elettronica. la prova sono i mondiali vinti nel 1994 e 1995 con benetton.
forza ferrari.  

Jones:
Kazuki Nakajima continuerà a correre per la Williams nella prossima stagione. Lo ha confermato la stessa scuderia britannica. Il 22enne pilota giapponese, figlio di Satoru, ex di Lotus e Tyrrell, aveva sostituito Alexander Wurz nell'ultima gara della scorsa stagione in Brasile. Affiancherà quindi il tedesco Nico Rosberg nel team di Grove. "Questo è il coronamento di un grande sogno per me", ha detto Nakajima, protagonista di un buon decimo posto a San Paolo, anche se nel suo primo pit stop aveva travolto due meccanici della Williams (per fortuna senza gravi conseguenze) arrivando troppo veloce ai box.


questo significa che i candidati alla mclaren rimangono 2... Kovalainnen e sutil...

Forza Kova ti aspettiamo in mclaren  

cavallino rampante:
caro jones, tu pensi che kovalainen è un campione, ma invece fa cagare, solo un somaro puo fare da seconda guida ad hamilton.
forza ferrari.  

Jones:
imbeccillllllllle.....!  

cavallino rampante:
jones sei un somaro. commentate nel mio blog www.cavallino-rampante.blogspot.com.
commentate!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
forza ferrari.  

la zia ferrarista:
Premessa x CAVALLINO e JONES:discutete da un'altra parte e non tra i commenti di un articolo così toccante...io, quel 1°maggio del 1994 c'ero, 19 anni e una passione per la F1 e la MAGICA ROSSA trasmessa da mio papà che ancora oggi mi porto dietro con i suoi pro e contro...da ferrarista, quello che solo oggi mi permetto di chiamare il GRANDE AYRTON, l'ho sempre odiato ma vi assicuro che vederlo a pochi metri da me, nel suo abitacolo con la testa a ciondoloni...bhè ti fa pregare che il tanto odiato nemico stia bene, esca dall'abitacolo con le sue gambe, ti faccia un cenno per farti capire ke è tutto a posto...minuti interminabili che fanno vacillare la passione che coltivi fin da bambina...ho pianto quel giorno e ho pianto l'altra sera nel rivedere il GRANDE CAMPIONE, il GRANDE UOMO...grazie VOYAGER per la gradita sorpresa  

cavallino rampante:
x la zia ferrarista
scusa non volevo creare scompiglio, ma è stato jones a cominciare. commentate nel mio sito: www.cavallino-rampante.blogspot.com.
forza ferrari.  

la zia ferrarista:
X CAVALLINO.... da queste piccole cose si capiscono le persone intelligenti...  

cavallino rampante:
x la zia ferrarista
ok, perdonato?  

la zia ferrarista:
x CAVALLINO....naturalmente si  

Anonimo:
Senna, resta il più grande!!!
Schumacher vinceva la metà se Ayrton "Magic" non fosse scomparso quella tragica domenica, non si fanno paragoni tra uomini e angeli..

P.S Gli angeli sono superiori e basta  

fra:
io quel giorno ero davanti alla tv come tanti e la mia anima ferrarista avrebbe dato chissà che cosa per averlo il squadra Ayrton. Senna era Senna e basta, unico, magico, irrepetibile e Shumi non gli assomiglia per niente. E' vero, non si doveva correre dopo quello che era successo il venerdì, e men che meno dopo il sabato, e poi i meccanici che hanno fatto male il loro lavoro, troppe cose per parlare di destino e non di ottusa cecità umana.Sono stata così male quel maledetto week end di allora che per molti mesi ho seguito le corse col nodo in gola. Per quanti sparlano con facilità di "qualcuno" qui vorrei ricordare che all'inizio anche Ayrton non era riuscito particolarmente simpatico al pubblico proprio per il suo modo di fare un po' schivo e lo sguardo a volte imbronciato, salvo poi scoprire quale grande persona fosse: non sappiamo tutto di loro, non sappiamo quali storie si portano appresso, chi sono davvero quando si tolgono il casco e si spengono i riflettori: il tifo va bene, io mi ci accaloro sempre e ci soffro ed esulto, ma l'odio no e nemmeno l'acredine.  

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