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Anno XII
I GIAPPONESI E LA F1: POCHI TRIONFI, MOLTE DELUSIONI 11.02.08 - Honda, Toyota, Super Aguri. Kazuki Nakajima, Takuma Sato. Questo è il menù offerto dal Giappone che corre per l'imminente Campionato del Mondo di F1. Il rapporto tra industria e piloti nipponici e la F1 non sempre è stato positivo. Ripercorriamo la storia del Giappone in F1, tra pochi successi e molte delusioni.
Il legame tra il Sol Levante e la F1 è sempre più cementato. Da anni, ormai, i giapponesi costituiscono una presenza costante quanto gradita in F1: in qualità di motoristi, di costruttori, con almeno un pilota al via. Una presenza che, tuttavia, stenta a decollare ed affermarsi compiutamente. Non sempre, però, la F1 ed i nipponici sono andati a braccetto. Tanto per gradire, perché fare un po' di storia non significa fare frullati o delirare, iniziamo dal principio. Il primo approccio nipponico alla F1 è merito della Honda, nel 1964, pur tra mille incognite. Nel 1965, dopo una stagione tutta in salita, ecco la prima vittoria: a regalarla, al volante della bellissima 12 cilindri trasversale 1500cc, è l'americano Ginther, nell'ultimo appuntamento del Campionato, in Messico. Nel 1966, solo 3 punti (ancora con Ginther) e poche gare all'attivo, nel 1967 20 punti, podio in Sud Africa ed un'altra vittoria, grazie al sempreverde Surtees in quel di Monza. Nel 1968, Surtees totalizza 12 punti, va a podio in Francia e negli USA. Ma l'ambiente Honda è segnato profondamente dalla tragedia di Jo Schlesser, morto in Francia al volante della bellissima RA-302, spinta da un coraggioso quanto inedito V8 raffreddato ad aria. La tragica fine di Schlesser pone fine all'avventura Honda in F1. Nel 1974, si affaccia la artigianale Maki F101-Cosworth, frutto del tandem Kenji Mimura e Masao Ono. L'esperienza è negativa, poiché con Howden Ganley la Maki non riesce a prender parte a nessuna corsa alla quale è iscritta (Monaco, Gran Bretagna, Germania, Austria). Il Team ci riprova nel 1975, con la F101C. Un'altra rotta: Dave Walker rimane a piedi in Belgio e Svezia, Hiroshi Fushida manca la qualificazione in Olanda e Regno Unito, imitato da Tony Trimmer in Germania, Austria, Italia. Nel 1976, il piccolo Team nipponico, con la F102A, tenta solo l'avventura al GP di casa ma, ancora una volta, Trimmer stecca la qualificazione. E la Maki saluta il circus iridato. Allo stesso tempo, un'altra Casa giapponese saggia il fatato mondo della F1. E' la Kojima, spinta dal fido Cosworth e gommata Dunlop. La vettura, ottimamente concepita da Masao Ono, è estremamente promettente e valida. Accidenti, se lo è! Nel 1976, al GP del Fuji, la nera KE007 N.51 di Masahiro Hasemi si qualifica col 10° tempo, in gara fa segnare il giro più veloce, alla bandiera a scacchi è 11^. Nel 1977, sempre al Fuji, è la volta della KE009, versione rivista e corretta della 007, ma gommata Bridgestone. Kazuyoshi Hoshino è 11° in griglia, Noritake Takahara 19°. Takahara è costretto al ritiro per incidente, ma Hoshino porta la sua accattivante bianca-rosa KE009 N.51 al traguardo, in 11^ posizione. La sorprendente, bella, veloce ed affidabile Kojima abbandona la F1: eppure, poteva divenire una sicura protagonista.
Per anni, di occhi a mandorla vincenti in F1 nemmeno l'ombra. Poi, nel 1983, riecco spuntare la Honda nell'era Turbo, in veste di motorista della Williams. Fioccano vittorie, titoli mondiali (Costruttori nel 1986-1987 e Piloti con Piquet nel 1987), il matrimonio con Lotus. Nel 1988, è un monologo McLaren-Honda nell'ultimo anno del Turbo, sinfonia che non cambia di una nota quando si passa agli aspirati; 1989, 1990, 1991, Honda, Honda e ancora Honda. Quindi, in campo motoristico, è la volta delle fallimentari Subaru e Isuzu e della volenterosa Yamaha. Il resto, è storia recente. Il ritorno della Honda con BAR, l'acquisizione di quest'ultima da parte del colosso giapponese, stagioni positive (vittoria di Button nel 2006 in Ungheria) alternate a carestie, l'entrata in campo di Toyota e la nascita della Super Aguri. Eppure, la F1 ai giapponesi - Case e piloti - pare rimanere ancora un po' indigesta. Al contrario, nell'Endurance hanno conseguito ottimi risultati, tanto come costruttori quanto con i propri piloti. Si pensi, ad esempio, alle plurivittoriose Nissan (Lola) nell'IMSA di fine Anni '80, allo storico trionfo della Mazda 787B alla Le Mans 24h 1991 con Weidler/Herbert/Gachot (prima e finora unica vettura a motore rotativo a vincere la classicissima francese), ai successi Toyota come motorista dell'Eagle nell'IMSA dei primi '90, all'altrettanto storico successo della Nissan R91CP alla Daytona 24h 1992 con un equipaggio tutto "made in Japan" (Masahiro Hasemi/Kazuyoshi Hoshino/Toshio Suzuki), a Sekiya (vincitore della Le Mans 24h 1995 con Dalmas e Lehto, al volante della McLaren F1 GTR), al recente hurrà di Ara alla Le Mans 24h 2004, al volante della Audi R8 condivisa assieme a Capello e Khristensen. Ed ancora, ai numerosi successi dei motoristi Toyota e Honda nella CART e IndyCar, alle vittorie Lexus come motorista nella Gran-Am, alle cascate di mondiali conquistati da Toyota, Subaru e Mitsubishi nei rally.
Ma la vere lacune, i giapponesi le palesano con i loro piloti, i quali sembrano soffrire i palcoscenici internazionali della F1. Nomi che sono passati senza lasciare il segno: Motoyama, Kawashima, Takahashi, Hattori, Katayama, Nakano, Tagaki, Yamamoto. Poi, i vari Nakajima "padre" (che doveva passare alla Williams nel 1988 perché appoggiato dalla Honda, Frank si oppone, la Honda rescinde il contratto con Williams, che ripiega sui Judd aspirati. Un purgatorio!), Aguri Suzuki (primo nipponico a salire sul podio in F1, al GP di casa 1990, su Lola), Sato ed ora Nakajima "figlio", probabilmente tra i più veloci giapponesi ad aver calcato le piste della F1. Piloti volitivi, generosi, spesso veloci ed arrembanti, ma troppe volte sciuponi, disordinati, pasticcioni e... scassamacchine!
Evidentemente, i giapponesi ancora devono trovare la loro giusta dimensione e posizione all'interno della F1. Contrariamente a quanto accaduto ed accade nel motociclismo, ove Case e piloti nipponici hanno vinto di tutto e di più, in F1 gli ostacoli appaiono più marcati, spesso insormontabili. In particolare, Il Sol Levante, salvo poche eccezioni a fasi alterne, palesa una evidente difficoltà nell'emergere in F1, sebbene i propri costruttori godano di potenziali industriali e tecnici di assoluto livello.
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i giaopponesi devono far correre un certo takaya dokoroki ...actarus megaloman goldrake heeeee!!!!!!!!ma ritiratevi in f1 che è meglio!! Vittorio84:
Come cambiano i tempi. Williams si opponeva ai piloti imposti dai motoristi. Oggi la Toyota gli impone Nakajima e lui deve tenerselo. Dax:
La Williams attualmente dopo il distacco da BMW ha perso tutto, sponsor compresi ed è diventata una squadretta di serie B. Se non si prendono il pilota addio motori.. calcola che Frank sta vendendo molto del suo patrimonio per mettere la squadra in condizione di correre. E' incredibile come in pochi anni, una supersquadra diventi nulla.
I Giapponesi sono molto certosini e preparati a livello di motore. Lo dimostrano i motori sempre pieni di cavalli... Il vero problema a mio parere + che non hanno qualche pilota veramente forte che li indirizzi nel setup generale. Ricordiamoci di Senna e la Honda. Non tutti i piloti sono bravi a dare dritte al porprio team, alcuni sanno salire in macchina ma non riescono a trasmettere nulla agli ingegneri. Pensiamo a Schumacher, secondo me fosse andato alla Honda o Toyota le avrebbe rese grandi. Fernando:
guardate che la williams, nei test, pare sia dietro SOLO a ferrari e mclaren e che vada più forte della bmw, quindi io fossi in voi aspetterei a giudicarla male... Vittorio Alfieri:
Infatti io non criticavo assolutamente l'operato di Frank Williams che è risucito a restare in gioco ed è rimasto praticamente l'ultimo a gestire un team ancora indipendente. Oltretutto ho sempre detto che se la Toyota la smettesse di avere ambizioni da self-made-team e si concentrasse sui motori si potrebbe costruire un'accoppiata straordinaria con la Williams. E per gli altri sarebbero dolori.
Commenti di:
I Giapponesi sono molto certosini e preparati a livello di motore. Lo dimostrano i motori sempre pieni di cavalli... Il vero problema a mio parere + che non hanno qualche pilota veramente forte che li indirizzi nel setup generale. Ricordiamoci di Senna e la Honda. Non tutti i piloti sono bravi a dare dritte al porprio team, alcuni sanno salire in macchina ma non riescono a trasmettere nulla agli ingegneri. Pensiamo a Schumacher, secondo me fosse andato alla Honda o Toyota le avrebbe rese grandi.
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