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Anno XII
NO RISCHIO? NO FORMULA 1! 13.03.08 - Il Mondiale 2008 è alle porte, e l'ex ferrarista Eddie Irvine spara a zero sull'attuale F1. Il giudizio dello scapestrato irlandese ricalca in pieno quello di molti appassionati e addetti ai lavori. In pochi, tuttavia, hanno il coraggio di esternare ciò che Irvine ha affermato nella sua rubrica sul "The Guardian". Affermazioni scomode e politicamente scorrette.
Toh, chi si risente! Eddie Irvine, uno dei piloti più caciaroni e disincantati che la Formula 1 abbia conosciuto. Mettiamoci che era pure veloce, quando si impegnava a fondo, tanto da contendere sino all'ultimo nel 1999 il titolo piloti a Sua Maestà Mika Hakkinen. Sulle pagine del "The Guardian", ove l'ex formulista cura una propria rubrica, Irvine spara a zero su un aspetto tutt'altro che secondario della attuale F1. "C'è una citazione attribuita ad Ernest Hemingway: "Ci sono solo tre sport: la corrida, le corse automobilistiche, l'arrampicata, tutti gli altri sono solo giochi". La Formula 1 sembra intenzionata a diventare un gioco. Intraprendendo sempre più misure per rallentare le vetture, la FIA sta trasformando la F1 in un gioco da ragazzi. È quasi impossibile avere un incidente in F1 ora, semplicemente ci si blocca nelle vie di fuga. La F1 non è più quella di una volta. Prima, se si commetteva un errore mentre si lottava per il sorpasso, si era a rischio di finire contro una barriera. Ora non è più una lotta tra gladiatori". Queste le parole provocatorie di Irvine. Che dire. Che abbia ragione?
A tali affermazioni, pertanto, è bene aggiungere le dichiarazioni rilasciate a Mario Donnini dal grande Bruno Giacomelli nell'intervista pubblicata su "Auto Sprint" N.7 (rubrica Cuore da corsa): "Hanno tagliato Hockenheim, tolto le piste vere, ucciso Imola, persino cambiato la linea di partenza a Monza. [...] Circuiti kartodromi, niente più alloro e Cavalieri del Rischio. [...] Anche 30 anni fa si poteva decidere di correre su piste come queste: una dentro per correre e una esterna per le vie di fuga, ma nessuno avrebbe accettato, perché non sarebbe sembrata una cosa seria. Si doveva rischiare, sennò il gioco non aveva senso. Sapere che in tanti in passato si sono scarificati per pura passione e vedere questi (i piloti, n.d.r.) mi fa provare rabbia. I circuiti fanno cagare [...]. Hanno distrutto tutto e tutti e quel che è peggio è che non frega un cazzo a nessuno". Jack O'Malley va giù pesantissimo, dando libero sfogo al suo pensiero anche con espressioni a dir poco colorite. Che dire: che abbia ragione pure lui? Per non far torto a nessuno, ecco le parole di Riccardo Patrese che compaiono nel libro "Formula 1, le 58 monoposto campioni del mondo dal 1950" di Daniele Buzzonetti, Massimo Clarke, Paolo e Maurizio Riccioni, volume nel complesso ben fatto ma che, tuttavia, palesa numerose inesattezze nelle didascalie e imbarazzanti pecche nei disegni: "Molti circuiti sono cambiati per ragioni di sicurezza, ed è giusto. Sono spariti però quei tratti dove il pilota poteva fare la differenza. [...] Il circuito di Interlagos prima maniera, con i due curvoni dopo i box che si affrontavano a 280Km\h già nella seconda metà degli anni '70. In pochi tenevano giù il piede. [...] Lo stesso per la seconda di Lesmo a Monza, che è stata totalmente snaturata. È diventata una staccata qualsiasi [...]" Patrese, quindi, si sofferma su come un tempo venivano percorse la seconda di Lesmo e l'Eau Rouge a Spa, allora con poche vie di fuga. Roba da cuore in gola. Che abbia ragione pure il grande Riccardone nazionale?
Premesso che la F1 è ancora ben lungi dal poter essere definita un gioco, non possiamo esimerci dal constatare una assoluta verità: diciamocelo francamente, oggi in F1 tutto è troppo, tremendamente semplice e semplificato. Nessuno chiede il sangue o di porre acuminati pali con tanto di filo di ferro ad un metro dal cordolo per assistere sadicamente a chi è più abile a non spalmarcisi contro. No. Ed è, purtroppo, altresì difficile che si faccia marcia indietro circa i circuiti: ormai, la mattanza contro la pericolosità (presunta) di molti circuiti è stata compiuta; mai più si rivedrà il vero Silvestone, la vera Monza, il vero Interlagos e così via. Almeno (magari!) si rendano le vetture più cazzute, impegnative e toste da guidare! Eppure, si può girare la frittata come si vuole ma da un concetto non si scappa: la F1 deve contemplare anche il Rischio. Lo immaginate - un nome a caso - Massa il frignone a correre su tracciati da uomini veri quali Sebring, Watkins Glen, Mosport, Nurburgring intesa per la mitica Nordschleife? Bah! Il "generale" Neubauer lo avrebbe bocciato senza appello!
Cavalieri del Rischio. Ecco ciò di cui la Formula 1 ha disperato bisogno. Ma il giorno in cui in F1 si vieterà, magari per regolamento, anche il rischio intrinseco alle corse, beh, non rimane che fare un'ultima cosa: tutti a casa, la festa è finita.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Commenti di: Brother Fang:
Il problema è la mentalità oggi acquisita.
Nel recente passato ci sono stati alcuni piloti "gladiatori" un nome che mi viene in mente e' Montoya, che proprio per questa sua "aggressivita'" non ha piu' un volante in F1.
Diciamocela tutta, dopo la morte di Senna la parola d'ordine sembra essere divenuta sicurezza. Sempre meno rischi, auto sempre piu' sicure (e fin qui va anche bene) circuiti sempre piu' standardizzati (qui non va proprio per nulla bene) , ma sopratutto piloti sempre piu' assistiti, con teccnologie d'avanguardia che rendono queste auto dei "robot da corsa".
La Formula 1 non puo' ovviamente essere quella di una volta, dove i piloti correvano con il coltello tra i denti ed in molti casi il concetto di correttezza era molto elastico.
Ma come trasformare questo sport imbottito di valium in una competizione all'ultimo "sangue" come una volta?
Ovvio che il regolamento ha la sua importanza, come anche i giudici, che devono essere effettivamente internazionali, ma sopratutto si deve tornare ad avere piste con qualche rischio in piu', e le auto necessitano di qualche limitazione in meno.
Purtroppo a noi spettatori non resta che attendere l'evolversi dell'attuale situazione, nella speranza di riavere il nostro sport. Anonimo:
bimbo69ferrarista inizio col dire che Nessuno vuole la morte altrui in realta irvine hà ragione questo non è un gioco e una gara che si corre sul filo dei 300 all'ora ci vuole responsabilita e capacita che non tutti possiedono, l'accettare questo implica il rischio della propia scelta,forse bisognerebbe chiedersi di non far correre i ragazzini non ancora adulti mentalmente. DOMANDA a chi è padre? dareste mai un mezzo da 300 all'ora in mano a vostro figlio di appena 18anni.Sicuramente sarebbe NO Sì certo usiamo vie di fuga sempre più sicure ma a quale scopo solo quello di contenere l'intraprendenza che si ha quando si è giovani, ma non il giudizio di quello che loro stessi fanno facendo. Concludo col dire che il gudizio nella formazione di un giovane per questo sport è molto imporante ricordiamoci che si può morire provando anche solo a sorpassare azzardatamente e questo è tipico dei giovani non ancora formati mentalmente propio perche troppo giovani e senza esperienze di vita reale. Gilles "27":
Ho la netta sensazione che a parole questa F1 non piaccia più a nessuno, tutti si lamentano, anche gli addetti ai lavori, Briatore in primis, eppure alla fine và bene così tutti prendono una valanga di soldi non e si fanno male. I piloti oggi sono dei divi ben pagati per un rischio che è stato molto diminuito, se mettessimo uno di questi giovanotti su un'auto della metà degli anni 70 a Spa l'unica cosa da cambiargli al pit stop sarebbero le mutande. Comunque è tutta aria fritta ormai non si tornerà indietro, anzi sarà ancora peggio. Blade Runner:
Credo che qualunque discorso sullo sport delle corse di Formula 1, ovvero automobilistiche in generale, non possa prescindere dal concetto di "sicurezza". Se questo sport è rischioso in sè, non occorre che vi si aggiungano ulteriori rischi. Le ore angoscianti della morte di Senna devono rimanere un brutto ricordo; quindi sono favorevole a che macchine e circuiti possano garantire il massimo di sicurezza per i piloti e per il pubblico. Questo però non vuole dire che regolamenti e circuiti non possano mettere i piloti in condizioni di battersi sul filo dei 300 all'ora (ma in piena sicurezza) in battaglie epocali, basta ricoradre il recente sorpasso di Alonso su Hamilton a Spa, tanto per dirne una. I circuiti moderni impediscono o limitano i sorpassi, che poi sono il "succo" della gara, le curve sono diventate alla portata di tutti, l'elettronica compie il miracolo di tenere in pista auto che altrimenti volerebbero fuori, il gap tecnico tra i team è tale per cui pochi centesimi di secondo diventano un divario incolmabile. Credo che una F1 più "semplice" e dei circuiti più arditi possano ridare a questo sport quel climax che si vive in Moto GP, ad esempio. masiet31:
Basta fare le cose con un po di buonsenso e sopratutto con tanto cuore e certi scenpi fatti agli autodromi non si sarebbero nemmeno discussi.Ma gli interessi economici spesso non hanno buonsenso e mai hanno cuore. L'isola che non cè....non cè, nemmeno in F1.
Commenti di:
Nel recente passato ci sono stati alcuni piloti "gladiatori" un nome che mi viene in mente e' Montoya, che proprio per questa sua "aggressivita'" non ha piu' un volante in F1.
Diciamocela tutta, dopo la morte di Senna la parola d'ordine sembra essere divenuta sicurezza. Sempre meno rischi, auto sempre piu' sicure (e fin qui va anche bene) circuiti sempre piu' standardizzati (qui non va proprio per nulla bene) , ma sopratutto piloti sempre piu' assistiti, con teccnologie d'avanguardia che rendono queste auto dei "robot da corsa".
La Formula 1 non puo' ovviamente essere quella di una volta, dove i piloti correvano con il coltello tra i denti ed in molti casi il concetto di correttezza era molto elastico.
Ma come trasformare questo sport imbottito di valium in una competizione all'ultimo "sangue" come una volta?
Ovvio che il regolamento ha la sua importanza, come anche i giudici, che devono essere effettivamente internazionali, ma sopratutto si deve tornare ad avere piste con qualche rischio in piu', e le auto necessitano di qualche limitazione in meno.
Purtroppo a noi spettatori non resta che attendere l'evolversi dell'attuale situazione, nella speranza di riavere il nostro sport.
inizio col dire che Nessuno vuole la morte altrui
in realta irvine hà ragione
questo non è un gioco e una gara che si corre sul filo dei 300 all'ora ci vuole responsabilita e capacita che non tutti possiedono, l'accettare questo implica il rischio della propia scelta,forse bisognerebbe chiedersi di non far correre i ragazzini non ancora adulti mentalmente.
DOMANDA a chi è padre? dareste mai un mezzo da 300 all'ora in mano a vostro figlio di appena 18anni.Sicuramente sarebbe NO
Sì certo usiamo vie di fuga sempre più sicure ma a quale scopo solo quello di contenere l'intraprendenza che si ha quando si è giovani, ma non il giudizio di quello che loro stessi fanno facendo.
Concludo col dire che il gudizio nella formazione di un giovane per questo sport è molto imporante ricordiamoci che si può morire provando anche solo a sorpassare azzardatamente e questo è tipico dei giovani non ancora formati mentalmente propio perche troppo giovani e senza esperienze di vita reale.
Se questo sport è rischioso in sè, non occorre che vi si aggiungano ulteriori rischi.
Le ore angoscianti della morte di Senna devono rimanere un brutto ricordo; quindi sono favorevole a che macchine e circuiti possano garantire il massimo di sicurezza per i piloti e per il pubblico.
Questo però non vuole dire che regolamenti e circuiti non possano mettere i piloti in condizioni di battersi sul filo dei 300 all'ora (ma in piena sicurezza) in battaglie epocali, basta ricoradre il recente sorpasso di Alonso su Hamilton a Spa, tanto per dirne una.
I circuiti moderni impediscono o limitano i sorpassi, che poi sono il "succo" della gara, le curve sono diventate alla portata di tutti, l'elettronica compie il miracolo di tenere in pista auto che altrimenti volerebbero fuori, il gap tecnico tra i team è tale per cui pochi centesimi di secondo diventano un divario incolmabile.
Credo che una F1 più "semplice" e dei circuiti più arditi possano ridare a questo sport quel climax che si vive in Moto GP, ad esempio.
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