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Anno XIII
INDY, OVALI, USA, LE CORSE E I LUOGHI COMUNI 30.06.08 - Ci risiamo! L'articolo "Villeneuve e Montoya: non si campa di sola F1" ha evidenziato, semmai ve ne fosse ancora bisogno, che in Europa, nel nostro caso in Italia, la scarsa conoscenza del motorsport statunitense regna sovrana. Un pregiudizio, evidentemente, duro a morire. Ragioniamoci su e dite la vostra.
Nel recente articolo "Villeneuve e Montoya: non si campa di sola F1" sono apparsi, come ovvio e naturale, giudizi contrastanti. Alcuni dei quali davvero "temerari". Del tipo "formule facili come in USA", oppure "l'hanno provato tutti dagli USA con risultati analoghi. Sono ritornati sugli ovali", o peggio ancora "mettere un bel mattone sull'acceleratore (con una sola "l"...) e magari farsi la barba", con riferimento allo scarso impegno che qualche tale ritiene occorra sugli ovali. Insomma, commenti all'insegna del "tanto ce sono bono pure io!". Ebbene, ora, con vostro permesso, è doveroso fare una tripla premessa. Premesso che in USA esistono anche tracciati "tradizionali" (permanenti o cittadini) da veri uomini (mica robetta tipo i piattumi di Tilke!), premesso che le gare Indy Car e NASCAR si disputano anche su tali "cazzuti" circuiti, premesso che la Daytona 24h contempla anche (da sempre!) tanto l'anello ad alta velocità quanto un normale tracciato misto, procediamo.
Da dove iniziamo? Ah, sì, da Eddie Cheever, un pilota eccellente in F1, nei Prototipi, in USA (vincitore della Indy 500 nel 1998) e in ogni categoria abbia guidato: "Indy non è una pista, ma un organismo vivente. Cambia di continuo insieme al vento. Sembra avere uno spirito. Devi capirla, ogni attimo, perché non sarà mai la stessa. E nel frattempo la tua macchina sta cercando di ucciderti". Chiaro? No? Ok, ecco Bruno Giacomelli: "[...] A Indy, con la macchina nuova, faccio il rookie test ma, in tre giorni, tre spaventi da morire: si rompe una sospensione, si blocca la trasmissione e si grippa il motore, sempre a 350 all'ora. E quando capita non t'accorgi, perché a quelle velocità ti lasci il rumore dietro, senti solo l'aria. E poi il muro. Stop." Capita la ramanzina?
Ancora. Ecco cosa scrisse Jeff Hutchinson su l'annuario 1980 di Autosprint: "vi piaccia o meno, ma la crudele reputazione della pista di causare morte e distruzione tra i piloti e le macchine è il motivo per cui ogni posto è occupato. Quando Indy smetterà di uccidere, la gente smetterà di venire, dicono qui. E così probabilmente anche i piloti. Chi vorrebbe scalare una montagna con una rete di protezione a un metro sotto di sé? E la corsa stessa? È una questione di sopravvivenza. Tenere la macchina in gara, evitare il tizio che sta uscendo di pista davanti a te, tenere la macchina in pista, lontana dai guai". Si potrebbe dire, anche, che un bicampione della CART quale Alex Zanardi non abbia mai negato come correre sugli ovali sia roba da capelli bianchi, con le gambe che ti tremano quando si esce dalla vettura. E diciamo pure che Jody Scheckter vorrebbe che il figlio Thomas la faccia finita con le gare in USA. Motivo? Papà Jody ha paura degli "ovali"! E pensare che, all'epoca, era una bella testa calda pure lui!
Testimonianze, queste, che rappresentano solo una minima parte di quello che è stato detto e scritto su Indy, su come si guidi sugli "ovali" (e Indy è l'ovale per eccellenza), su come vada affrontata una gara sugli speedway e superspeedway. Già, perché non tutti gli "ovali" sono uguali in disegno, caratteristiche, velocità raggiungibili. Detto francamente: se qualcuno pensa ancora che guidare sugli "ovali", o "in tondo" come dice qualche altro esperto, sia facile, roba da farsi la barba o mettere un mattone sul pedale del gas, beh, studiate gente. Studiate la storia di Indy, degli uomini e delle auto che l'hanno fatta, del celebre "Gentlemen, start your engine!". Studiate l'epopea e la liturgia della "Brickyard" e dei suoi 3,2 milioni di mattoni che costituivano l'originaria pavimentazione della pista di Indianapolis, studiate quanto sia snervante correre per 3 ore a medie di quasi 300Km/h (Luyendyk detiene il record di 185,981 miglia orarie di media, circa 300Km/h, risalente alla Indy 500 1990, da lui vinta su Lola-Chevrolet). Studiate la storia dei piloti che hanno corso e corrono negli USA (americani e non), quanto sia falsa la leggenda che vuole che gli USA siano la terra promessa per scarti e scartini, studiate il "trucco" per evitare, sugli "ovali", di cozzare contro un'altra auto uscita di pista: puntarla, come se la voleste centrare in pieno! Già, facile a dirsi, ma a 360 Km\h...! Studiate la storia della Can Am, della TransAm, dell'IMSA, della NASCAR, di Sebing e Daytona, di cosa siano e come vengano vissute le corse negli States. Studiate la storia della Formula 1, delle Sport e dei Prototipi: capireste molto, tanto di più! Capireste che in USA non hanno mai corso scartini e gentaglia. Capireste quanto e cosa le corse europee abbiano dato al mondo USA e viceversa, in termini di tecnologia e piloti.
E, soprattutto, si porti rispetto a quei piloti che sugli ovali, tracciati che qualcuno ritiene da mentecatti e luogo in cui potersi fare la barba, hanno sacrificato la loro vita. Sono molti, tanti, l'ultimo dei quali appena un paio di anni fa: si chiamava Paul Dana. Pensate ad Alboreto, morto sull'ovale tedesco del Lausitzring, pensate a Zanardi, che sempre al Lausitzring stava per lasciarci per sempre. Ma no, tanto è facile correre sugli ovali: un mattone e via, radio accesa e braccio fuori dell'abitacolo. Vero?
Questo articolo non ha la presunzione o l'intenzione di far cambiare idea a chi sostiene con supponenza che gli "ovali" siano tracciati al pari delle giostre di Riccione in piena estate o che chi corre in USA sia la feccia dei piloti. No. Come si dice, de gustibus non est disputandum. Però, prima di parlare, anzi, di sparlare del motorsport statunitense, è bene conoscere, informarsi, documentarsi, studiare, sgobbare su libri e riviste.
Non faremo cambiare idea, ma almeno (si spera!) avremo messo una pulce nell'orecchio. E ora, su, su, a studiare!
Cè molta gente in questo blog ke crede di sapere tanto e invece di dire cose sensate inizia ad offendere e dire cavolate. francois xavier:
Sono d'accordo con pellegrini però ritengo sarebbe anche giusto evidenziare le differenze tra la F1 e le corse americane analizzando i motivi per cui piloti "bolliti" in F1 spesso trovano una nuova giovinezza negli USA protraendo la loro attività al volante fino ad un'età impensabile per la "massima formula". Un esempio per tutti: Emmerson Fittipaldi. Anonimo:
dopo quello che è successo mosley dovrebbe stare a casa. Dax:
Partiamo dal presupposto che la maggior parte delle frasi riportate sono le mie.
Premettiamo che non ho nulla contro gli Americani, non sono un noglobal o altro (anzi).
Insisto nel dire (dato che sono appassionato di motori, compro 3-4 riviste mese, e seguo la F.1 da quando avevo 4 anni e tra l'altro so andare in macchina, forse al contrario tuo caro Pellegrini) che queste gare sugli ovali e prettamente Americane, non offrono uno spettacolo a livello tecnico adatto per noi Europei, ma va bene sono per chi si mette con i popcorn a guardare l'incidente mortale a 350km/h. Tutto spettacolare per i primi 1-2 minuti, poi tremendamente NOIOSO da vedere. Le autovetture hanno un grado di sofisticazione tecnica/elettronica indietro di 30 anni rispetto alla nostra F.1 Se poi insisti nel dire che è più difficile da guidare di una F.1 e che sono meglio i piloti affari tuoi. (l'unica cosa che hanno è il piede pesante e questo glielo riconosco). Quando arriverà un pilota campione in Usa e nell'attuale F.1 vincerà, laureandosi campione del mondo, mi leverò tanto di cappello. Invece succede solo il contrario. Poi detto tra noi, ognuno la realtà vede come vuole... :-) chi-vince-e-chi-parla:
Sono quasi d'accordo con Dax. Cos'è che spesso ha reso vincente in USA un ex pilota F1 mediocre e, deludente invece uno che ha fatto il passaggio inverso? Forse il fatto che per vincere in F1 è necessario un maggior talento, mentre per farlo in USA bisogna essere più temerari che "tecnici"? Non so... non è facile capirne la ragione, ma bisogna prendere atto del fenomeno sopra esposto. Pieno rispetto per quei "temerari" menzionati da Pellegrini, ma secondo me c'è un divario tecnico tra i piloti delle due categorie in questione.
PS - sarei felice di vedere qualcuno che rompesse questo ciclo Anonimo:
Anche io mi trovo d'accordo con Dax. Le corse americane sono da popcorn e non hanno nulla di sofisticato e ingegneristicamente interessante. Le F1 si rinnovano più volte in una stessa stagione. Basta considerare la Nascar, dove viaggiano auto di serie modificate (quindi nulla di fantascientifico). Le Indy sfruttano l'effetto suolo e finisce li. Volevo vedere quanti piloti americani sanno tenere dritta una vettura che può contare solo sul grip degli pneumatici e su due profili alari (ricordo che in F1 l'effetto suolo è stato bandito da anni). Anche io guardo la F1 da quando ero bambino e, premettendo che non ho nulla contro gli States (anzi...) continuo a pensare che le loro competizioni siano nettamente inferiori alle nostre. Ah, per quanto riguarda le velocità, non significa niente che le Indy viaggiano a 300 orari di media, in quanto le uniche decelerazioni che hanno sono quelle delle soste ai box. Invece i 200 orari delle F1 sono dovuti ad una media che va dagli 80 ai 300 (e più) kmh. Senza contare gli stress dovuti alle forti variazioni della forza G in frenata e in curva. A me sembra che qua si voglia semplicemente andare contro corrente. Dai, non c'è paragone.... marcostraz:
intanto faccio i complimenti a Paolo Pellegrini, ho letto un paio di articoli e li ho trovati interessati, sensati ed intelligenti...sul raffronto tra i due "mondi", quello che penso io l'ho espresso più volte in altri forum...in Formula 1 (nella Formula 1 moderna) se non hai la macchina non puoi fare niente...se ci metti poi che da metà stagione in poi il team si dedica tutto al tuo compagno di squadra, sei finito...negli USA, anche con un team di bassa fascia ti puoi mettere in luce e ci si può fare l'idea di che pilota sei...in Formula 1 no: basta vedere che stagione ha fatto Alonso fino a 4 o 5 gare dalla fine...se Hamilton avesse esordito sulla Toro Rosso avrebbe vinto il mondiale alla seconda stagione? Ovvio che neanche negli USA puoi vincere un campionato con una vettura del team Conquest, ma il regolamento tecnico e sportivo permette comunque di metterti in luce e far emergere le tue qualità...ovvio, non vincerai il campionato, ma comunque ci saranno 3, 4, 5, ecc.ecc. gare in cui avrai la possibilità, lavorando bene sull'assetto, sulla strategia, cone dei sorpassi, di metterti in luce, di risalire posizioni...in Formula 1 se non piove sei spacciato...uno dei più grossi difetti di questa Formula 1 è proprio quello che non si riesce mai a capire il valore di un pilota, perchè il raffronto è "drogato" dalla differenza tra team e team: sinceramente, chi può dire veramente quanto vale Rosberg? Chi può dire quanto è veramente frenato da una vettura scadente o se invece è semplicemente quello che è stato finora, un pilota da metà schieramento? Nella Indycar, per come la vedo io, se un pilota è buono o no lo si intuisce più o meno da subito...in Formula 1, sinceramente, a parte il raffronto con il compagno di squadra (e anche lì poi andrebbero soppesate un sacco di ozpioni) non si può fare...quindi personalmente, mi tenderei a fidarmi più del valore emerso in Indycar che in Formula 1, perchè penso che in Indycar si guidi, in Formula 1 si manovri piuttosto una Playstation...e comunque secondo me il paragone è difficile da farsi, o perlomeno va ben articolato: non è che se un pilota ha vinto 1 gp in Formula 1 e tre gare negli USA, allora vuol dire che la Formula 1 vale di più...innanzitutto il paragone va posto da un punto di vista "concettuale": credo sia molto diverso paragonare i due mondi negli anni 60-70, e paragonarli adesso...negli anni 60-70 il modo di concepire le corse era piuttosto simile tra i due mondi, adesso è totalmente diverso...faccio solo un esempio: oggi i piloti di Formula 1 fanno solo quello, mentre i piloti Indycar hanno mantenuto la poliedricità...basta pensare che molti di loro corrono tranquillamente anche in altre categorie, specialmente l'ALMS (ricordo la vittoria di classe LMP2 di Castroeves-Briscoe alla recente Petit Le Mans)...io penso che questo sia un altro grosso limite dell'attuale Formula 1 e un altro punto a favore dei piloti della Indycar...sento spesso fare alcuni nomi, allora dio la mia: Michael Andretti ha commesso sì degli errori (il principale quello di fare la spola continuamente tra USA ed Europa), ma è anche vero che alla McLaren non lo facevano provare mai (e sappiamo quanto sia importante in Formula 1 percorrere chilometri e chilometri di test) preferendo far fare esperienza al giovane Hakkinen, ed inoltre sappiamo quale trattamento risevava Senna ai suoi compagni di squadra...Zanardi alla Williams fu affiancato da un capomeccanico esordiente (mi pare venisse dal SuperTurismo), lui stesso ha ammesso di essere stato troppo "buono" nel non impuntarsi nel chiedere un capomeccanico più esperto...e non parliamo delle vetture che aveva guidato prima...Montoya non mi pare sia uscito così distrutto dal confronto coi compagni di squadra, tutt'altro, al massimo si può dire che l'ultimo anno fosse un tantinello svogliato e rassegnato...Bourdais ha vinto sì negli USA, ma è anche vero che ha vinto nella ChampCar, che era un campionato nettamente inferiore alla Indycar, sia l'attuale riunita che anche la precedente separata; probabilmente avesse corso nella Indycar non avrebbe vinto 4 titoli...e lo stesso Bourdais non mi pare che per una buona metà dela stagione abbia perso così tanto il confronto con Vettel (che è sì giovane ma con molti più chilometri di F1 alle spalle), poi una Toro Rosso si è messa improvvisamente (e sinceramente, anche un pò misteriosamente per come la vedo io) a volare, mentre lui correva sostanzialmente da separato in casa (e con tutto questo, in Belgio era terzo a due curve dalla fine e a monza era quarto in griglia)...quindi insomma come si può vedere dire che chi è andato male è perchè è scarso, e chi ha vinto lo ha fatto solo perchè "aveva una astronave" o perchè c'erano "condizioni particolarmente favorevoli", è un tantinello riduttivo...le situazioni andrebbero analizzate meglio...
Per uno Zanardi che ha vinto dei titoli poi, ci sono stati dei Gugelmin, dei Blundell, dei Johansson, o oggigiorno degli Yoong o dei Bernoldi che non hanno poi fatto tanto diversamente in Formula 1 o negli USA...io credo che il problema sia sempre lì: in Formula 1 se non hai una Ferrari o una McLaren (o comunque la concorrente top di turno), o piove e/o azzecchi il momento giusto per rifornire oppure davanti non ci stai, in Indycar anche se stai in un team da metà classifica puoi batterti, puoi superare, puoi portarti davanti...se in Formula 1 non hai fatto almeno un anno e migliaia di chilometri di test, forte non ci vai, in Indycar a occhio e croce partono tutti sullo stesso piano (visto che i test sono quasi esclusivamente collettivi) e quindi emerge non chi ha fatto più test o più simulazioni al computer, ma chi è più bravo (lui e il suo team) a lavorare in pista...
Questa è la mia opinione... Anonimo:
ciao per me, gli Americani devono ancora imparare a conoscere le altre competizioni motoristiche e non viceversa. Loro vivono in un mondo fatto di immagine e business.. di certo non hanno nulla da insegnare a noi Europei... secondo voi, un popolo che per il 90% guida solo auto con cambio automatico, cosa può insegnare a noi? noi guidiamo auto con cambio manuale e giriamo in città che sembrano dei campi di battaglia, loro guidano in città con autostrade interne a 8 corsie... questo il fattore umano... per quello sportivo, leggete quello che scrive Mario Andretti quando si parla di F1 e Indy car.. la F1 è la formula regina, le altre sono 2 o 3 gradini più in basso.. sia come piloti che come auto.. i piloti Europei che sono andati in America hanno sempre vinto qualcosa... quelli Americani da noi???????????????????? non ne ricordo 1 !!!!!!! ciao
Cè molta gente in questo blog ke crede di sapere tanto e invece di dire cose sensate inizia ad offendere e dire cavolate.
Premettiamo che non ho nulla contro gli Americani, non sono un noglobal o altro (anzi).
Insisto nel dire (dato che sono appassionato di motori, compro 3-4 riviste mese, e seguo la F.1 da quando avevo 4 anni e tra l'altro so andare in macchina, forse al contrario tuo caro Pellegrini) che queste gare sugli ovali e prettamente Americane, non offrono uno spettacolo a livello tecnico adatto per noi Europei, ma va bene sono per chi si mette con i popcorn a guardare l'incidente mortale a 350km/h. Tutto spettacolare per i primi 1-2 minuti, poi tremendamente NOIOSO da vedere. Le autovetture hanno un grado di sofisticazione tecnica/elettronica indietro di 30 anni rispetto alla nostra F.1
Se poi insisti nel dire che è più difficile da guidare di una F.1 e che sono meglio i piloti affari tuoi. (l'unica cosa che hanno è il piede pesante e questo glielo riconosco). Quando arriverà un pilota campione in Usa e nell'attuale F.1 vincerà, laureandosi campione del mondo, mi leverò tanto di cappello. Invece succede solo il contrario. Poi detto tra noi, ognuno la realtà vede come vuole... :-)
PS - sarei felice di vedere qualcuno che rompesse questo ciclo
Per uno Zanardi che ha vinto dei titoli poi, ci sono stati dei Gugelmin, dei Blundell, dei Johansson, o oggigiorno degli Yoong o dei Bernoldi che non hanno poi fatto tanto diversamente in Formula 1 o negli USA...io credo che il problema sia sempre lì: in Formula 1 se non hai una Ferrari o una McLaren (o comunque la concorrente top di turno), o piove e/o azzecchi il momento giusto per rifornire oppure davanti non ci stai, in Indycar anche se stai in un team da metà classifica puoi batterti, puoi superare, puoi portarti davanti...se in Formula 1 non hai fatto almeno un anno e migliaia di chilometri di test, forte non ci vai, in Indycar a occhio e croce partono tutti sullo stesso piano (visto che i test sono quasi esclusivamente collettivi) e quindi emerge non chi ha fatto più test o più simulazioni al computer, ma chi è più bravo (lui e il suo team) a lavorare in pista...
Questa è la mia opinione...
per me, gli Americani devono ancora imparare a conoscere le altre competizioni motoristiche e non viceversa.
Loro vivono in un mondo fatto di immagine e business..
di certo non hanno nulla da insegnare a noi Europei...
secondo voi, un popolo che per il 90% guida solo auto con cambio automatico, cosa può insegnare a noi?
noi guidiamo auto con cambio manuale e giriamo in città che sembrano dei campi di battaglia, loro guidano in città con autostrade interne a 8 corsie...
questo il fattore umano...
per quello sportivo, leggete quello che scrive Mario Andretti quando si parla di F1 e Indy car..
la F1 è la formula regina, le altre sono 2 o 3 gradini più in basso..
sia come piloti che come auto..
i piloti Europei che sono andati in America hanno sempre vinto qualcosa...
quelli Americani da noi????????????????????
non ne ricordo 1 !!!!!!!
ciao
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