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LA SCOMPARSA (QUASI) TOTALE DELLE SCUDERIE INGLESI DALLA F1
29.09.08 - Che fine ha fatto lo squadrone inglese? Contemplando lo schieramento di partenza della odierna F1, questa domanda sorge davvero spontanea. La nazione che, fino a non molti anni fa, era in grado di sfornare Team in continuazione, molti dei quali competitivi e vincenti, oggi accusa il colpo. Cerchiamo di capire perché.

Quando si dice l'Impero Britannico. La storia dell'automobilismo sportivo è legata a doppio filo al vecchio Commonwealth: dal Regno Unito e zone limitrofe, sino all'Australia e alla Nuova Zelanda. Ma se guardiamo l'odierna griglia della F1, ci accorgiamo che sopravvivono solo due Team comunemente definiti "inglesi": McLaren (il fondatore, Bruce, era neozelandese) e Williams. Mettici pure che la McLaren è sempre meno McLaren e sempre più Mercedes, ed ecco che solo la Williams può esibire il titolo di ultimo, genuino avamposto britannico in F1. Ma anche il Team di Sir Frank non se la passa benissimo: se, effettivamente, andasse in porto l'operazione di assorbimento della Williams da parte della Toyota (un rumor che circola da tempo), la F1 può anche dire addio alla mitica, vincente Union Jack. A real disaster! Eppure, la Gran Bretagna, in F1, tira ancora. Molti Team non inglesi, infatti, basano le proprie sedi in terra britannica, numerosissimi progettisti, tecnici, ingegneri e meccanici provengono ancora dall'Inghilterra (e sono pure tra i migliori in circolazione). Eppure, di nuovi costruttori "made in England" neanche l'odore: essi, ormai, soccombono e basta. Come mai?

Sin dal 1950, la F1 è stata terreno di caccia per piloti, tecnici, motoristi, componentistica e costruttori inglesi. Ad elencare i marchi "inglesi", anche quelli più artigianali e sperimentali, non si finisce più: Alta, Aston, Aston Martin, HWM, JBW, ERA, Connaught, Frazer Nash, Fry, Gilby, Emeryson, BRM, BRP, McGuire, Vanwall, Boro, Ferguson, Cooper, Shannon, Lola, Lotus, Brabham (Jack, fondatore della omonima scuderia, è australiano), Surtees, March (Leyton-House), RAM, Politoys, Connew, Hesketh, Arrows, Amon (neozelandese), Spirit, Toleman, Tyrrell, Token, Trojan, Pacific, Onyx, Ensign, BAR (Team anglo-americano), Embassy-Hill, Lyncar, Pearce, Cosworth, Stewart, Jordan (rigorosamente irlandese!), Jaguar, McLaren, Williams e...mi fermo qui! Una abbondanza disarmante, una competitività imbarazzante di molti suddetti Team. Basta leggere gli scritti del "Drake" per capire quanto, all'epoca, i "garagisti" inglesi costituissero una novità, derisi ma allo stesso tempo invidiati per la facilità con la quale riuscivano ad imporsi, nonostante le loro scarse risorse finanziarie. Le scuderie inglesi, inoltre, sebbene tutte artigianali (cioè, non colossi dell'auto e, la quasi totalità, non provvista di una produzione automobilistica di serie, anche limitata), hanno insegnato molto a tutti, coniugando estrema semplicità, razionalità e innovazione.

La pronosticabile moria dei Team "inglesi", specie negli ultimi anni, è diretta conseguenza di questa siffatta F1: sempre più esclusiva, inavvicinabile, circoscritta ai soli colossi dell'auto e a supermagnati dell'imprenditoria mondiale. Una F1 che spende e spande in mille inutili attività ed in cui vi sono più camion, motor-home e mega-hospitality che vetture in pista. Una F1 che esclude i Team privati, che non vede di buon occhio le scuderie "satellite" ed i piccoli e medi costruttori. In questo mare, pertanto, molti Team inglesi sono gradualmente affogati: travolti dai debiti perché mal gestiti o, più semplicemente, dopo aver gettato la spugna per mancanza di denari (non di idee e tecnologia) di fronte ad una realtà spietata. Molti gloriosi costruttori "inglesi" sono via, via scomparsi, per diverse ragioni: Cooper, BRM, March, Lotus, Brabham, Tyrrell, Arrows, Jordan e via discorrendo. Sopravvive la ammirevole Lola, ma non in F1. Tutti gli altri, risucchiati dalla storia. Ovvio, quindi, che realtà piccole quali sempre sono state le scuderie inglesi non possono più bussare alla aurea porta della F1. E qualora osino bussare, è sicuro che la FIA ed Ecclestone aprano loro la porta?

Alcuni affermano che i Team non titolati, piccoli e artigianali non sono degni (o quasi) di esser menzionati, ricordati, in quanto pesci piccoli, comprimari, semplici soprammobili, riempigriglia, vetture per far numero. La F1, pertanto, è vista da alcuni come ambito circoscritto a Ferrari-McLaren, al massimo Williams. Posto che anche la McLaren, all'inizio della propria vita, ha recitato il ruolo di "cenerentola" e, a fasi alterne, quello di "comprimaria", posto che la Williams, ormai marchio che trasuda storia, all'inizio della propria carriera era vista come un "brutto anatroccolo" perennemente squattrinato, posto che persino la Ferrari, prima che iniziasse a vincere a ripetizione, altro non era che l'ennesimo, piccolo fenomeno artigianale italico (che a fine Anni '60, dopo il mancato accordo con Ford, ha rischiato brutto, se non fossero subentrati i quattrini dell'Avvocato...), i cosiddetti comprimari sono linfa, ossigeno per il motorismo, dalle due alle quattro ruote. Del resto, la figura del cosiddetto "comprimario" è toccata a tutti.

Un tempo, i Team inglesi nascevano come funghi, specie da quando ebbe inizio l'era Cosworth e cambi Hewland, arricchendo non poco il panorama della F1. Molti di essi, a prescindere dalla durata della loro presenza in F1, hanno saputo ritagliarsi il proprio spazio, cogliendo soddisfazioni che, ancora oggi, i colossi dell'auto si sognano. Team caserecci e vincenti, dotati di tecnici e progettisti da Nobel, spesso ben supportati da lungimiranti sponsor e proprietari. Tutti hanno iniziato in sordina: Cooper, Lotus, BRM, McLaren, Brabham, Tyrrell (da semplice Team privato a costruttore!), Williams (ex Team privato pure lui!), eccetera. Salvo, poi, suonarle a tutti! Persino Hesketh, Stewart e Jordan hanno vinto una gara! Con una sostanziale differenza: all'epoca, la concorrenza era ben più agguerrita e, soprattutto, i regolamenti tecnici consentivano un potenziale sovvertimento dei valori da un GP all'altro. Ma da qualche anno, il panorama inglese della F1 è inchiodato a McLaren (Mercedes) e Williams; in passato, sebbene parecchi costruttori inglesi scomparissero nel giro di poco tempo, altrettanti ne nascevano, a testimoniare quanto ieri fosse facile allestire un Team ed una vettura ed avvicinarsi alla F1. Piccole e nuove realtà inglesi sono presenti oggigiorno in altri ambiti automobilistici, ma in F1 tutto tace: non c'è ricambio. Ovvio: con il progressivo lievitare dei costi (oggi si spende tanto e male...), la F1 è divenuta inavvicinabile ai piccoli e medi costruttori inglesi, storicamente molto artigianali.

Un brutto segnale, non c'è che dire, parimenti alla falcidia di tutti quei medi e piccoli costruttori italiani, francesi, giapponesi o tedeschi che siano.

Un fatto, però, ci rinfranca: l'inesorabile giudizio della storia. Meglio pochi anni da Hesketh, che una vita da Toyota...

- Paolo Pellegrini -

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