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L'AUTOMOBILISMO OGGI: OMOLOGAZIONE, STANDARDIZZAZIONE E MONOMARCA-MANIA
15.01.09 - Quale è l'attuale stato di salute del motorismo a quattro ruote? La congiuntura economica negativa (ma non catastrofica...) sta trascinando l'automobilismo in un pericoloso tunnel: la parola d'ordine è "contenimento e riduzione dei costi". Che c'è di vero? E quali sono gli effetti collaterali di tale deriva omologante e standardizzante nelle competizioni? Intanto, alla faccia della tanto sbandierata crisi economica, i campionati si moltiplicano. Facciamo una panoramica generale: cosa funzione e cosa andrebbe rivisto.

I dati parlano chiaro: la crisi economica mondiale (non catastrofica, però...) esiste e ce la porteremo appresso almeno per un paio d'anni. Il settore auto, al contrario, è davvero in braghe di tela, per diverse ragioni: tutti i più importanti gruppi piangono miseria. Eppure, attenzione a non generalizzare. Case e Team si disimpegnano dalle competizioni, da sempre, per diverse ragioni: budget limitato, dissapori con gli organizzatori o verso i regolamenti tecnici, ottenimento degli obiettivi prefissati con conseguente mancanza di motivazioni. La Honda si è ritirata dalla F1 (salvo cedere il Team a eventuali acquirenti), Suzuki e Subaru hanno abbandonato un Mondiale Rally già in netta crisi da anni, l'Audi lascia dopo un solo anno la Le Mans Series e dopo dieci la American Le Mans Series. L'Audi, però, svilupperà la nuova R15 solo per la 12h di Sebring e la 24h di Le Mans. La Porsche, dal canto suo e salvo ripensamenti (si parla del team nipponico Goh), si ritrova senza team nella classe LMP2 (dove fino al 2008 ha fatto faville con la meravigliosa RS Spyder) sia nella LMS che nella ALMS. L'Embassy, a quanto pare, lascia la LMS, il JetAlliance abbandona il FIA GT, il Tafel la ALMS. Ma l'elenco di chi fa le valigie nelle varie categorie automobilistiche è piuttosto lungo.

Eppure, vi sono Team che, al contrario, investono, arricchendo il parco partenti di molte categorie. Ovvio: fa più notizia parlare dei ritiri di Case e Team piuttosto che gioire per i nuovi arrivi! Ebbene, nella Le Mans Series, il Racing Box raddoppia, impegnando due nuove Lola B08\80 nella classe LMP2. Ma vi sono anche nuovi arrivi nella classe LMP1: il team Signature schiererà una Courage-Oreca LC70, inoltre saranno presenti altre Lola B06\80 LMP1: una, sicuramente, sarà quella dello Speedy Racing-Team Sebah per Prost\Bellicchi\Fassler. Infine, anche la classe GT2 sarà arricchita da nuove vetture, a cominciare dal Reiter che schiererà una Lamboghini Gallardo. Il Team di Luc Alphand, inoltre, scenderà in campo anche nel FIA GT (oltre alla LMS), sempre con le fide Corvette C6R. Anche nella ALMS nuove vetture al via: la Acura getterà nella mischia la nuova LMP1, il Dyson metterà in campo due Lola B08\80 LMP2, mentre la BMW scende in campo con la nuovissima M3 GT2. Aumenta la pattuglia Corvette nel FIA GT, grazie all'arrivo del team DKR ma, notizia ancor più clamorosa, la Nissan parteciperà in forma ufficiale a qualche gara del FIA GT 2009 con la cattivissima GT-R R35 GT1, prima di affrontare dal 2010 la stagione completa. In più, Corvette, Ford, BMW ed Audi intensificano i rispettivi programmi nelle categorie e classi GT2, GT1 e GT3, mediante fidi team e preparatori, americani ed europei. Questo e molto altro ancora: beh, che dire, di carne al fuoco ce n'è parecchia.

Tuttavia, gli organizzatori delle diverse competizioni non fanno altro che piangere miseria, parlare di crisi e cercar di stringere la cinghia. Eppure, la LMS ha inserito in calendario una 6^ gara (finalmente!), la ALMS disputerà due gare fuori campionato al Fuji e a Shangai (trasferte lunghe e costose), i regolamenti ACO spingono i costruttori verso l'impiego del KERS e sistemi ibridi (costosissimi quanto futili), l'ACO stessa, infine, ha istituito un nuovo monomarca, la Formula Le Mans, la cui vettura deriva dalla Courage-Oreca LC75 e verrà motorizzata con un V8 6200cc da 430 CV di derivazione americana. Allo stesso tempo, l'ACO ha cancellato i classici Test in vista della 24h di Le Mans 2009, creando malcontento tra i Team! Non solo: l'Audi, svilupperà la nuova R15 per due sole gare nel 2009, vettura che, peraltro, verrà cestinata a fine 2010, considerando lo stravolgimento regolamentare previsto per il 2011! Insomma, da un lato si ciancia tanto di contenimento dei costi, dall'altro si istituiscono nuove ed inutili categorie monomarca, quale la Formula Le Mans! Da un lato, l'Audi fugge dalla LMS e ALMS per risparmiare (dice lei...), dall'altro investe fior di Euro nella nuova R15 che correrà, nel 2009, solo due gare! Non valeva la pena impiegarla totalmente, sia in Europa che negli USA, alla luce di quanto accadrà nel 2011? Che senso ha sviluppare una vettura ed un motore completamente nuovi per farla correre col contagocce in questi due anni?

Il panorama delle formule monoposto, invece, è quanto di più confuso e spezzettato vi sia in circolazione. Tutte le massime formule internazionali per vetture monoposto sono dei monomarca: lo è la defunta F1 (lo è, lo è...!), la IndyCar (ma dal 2011, la massima categoria yankee porrà fine al regime monomarca-monomotore, finalmente!), il Mondiale GP2 (con annessa inutile GP2 Asia...), la World Series Renault, la nuova F2, la futura GP3, la F.3000, la Formula Master, la Superleague Formula (vetture che recano i colori delle squadre di calcio), la A1GP (mondiale per Nazioni), la gloriosa F.Nippon, di fatto lo è la F3 (anche se nell'Europeo vi sono più motoristi). In più, mettiamoci anche la F.Palmer e altre formule monomarca sparse in giro per il mondo, quale la F3 Sudam che si disputa in Brasile. Insomma, una sfilza di monomarca che si sovrappongono, si accavallano, si pestano i piedi. E fino a poco tempo fa, vi era anche la Champ-Car (prima monomarca Lola, poi Panoz), sorta dalle ceneri della CART dopo la scissione di quest'ultima. Doppioni, triploni: una selva intricata, una inutile abbondanza.

Presi singolarmente, questi campionati monomarca risultano avvincenti: belle, intelligenti e performanti auto, buoni se non addirittura ottimi piloti, team di esperienza, buoni trampolini di lancio verso la "F1", la IndyCar e le massime categorie a ruote coperte, valide palestre per le nuove leve. Tuttavia, nel quadro generale, hanno poco senso: sono, infatti, una inutile dispersione di risorse finanziarie, umane e tecniche. Inoltre, questa inutile abbondanza spiazza e confonde il pubblico appassionato, i team, gli sponsor e, soprattutto, i piloti, i quali non sanno quanto valga un monomarca rispetto ad un altro (ossia, vale di più la WSR o la GP2, la Superleague o la nuova F2?), ritrovandosi a vagare per una intera carriera in monomarca doppioni. Che ci vuole a riunire i vari telaisti dei suddetti monomarca (Dallara, Panoz, Tatuus, Swift, Ferrari, Lola, Williams) e ricreare una vera categoria "cadetta" sulle ceneri delle gloriose Formula 2 (quella vera...) e F.3000? Peraltro, se si vuole che in F1 si aggiungano nuove squadre, occorre istituire una unica categoria cadetta ed aprirla a più costruttori, team e motoristi: Tecno, Toleman, Minardi e Jordan, tanto per citare nomi illustri, provenivano dalla F2 e F.3000! Allo stesso, tempo, si potrebbe lasciare in vita una formula monomarca promozionale: la World Series Renault sarebbe l'ideale. Insomma, i telaisti non mancano, i motoristi nemmeno, i team abbondano: fatela 'sta benedetta Formula 2! E, allo stesso, tempo, non sarebbe male rivitalizzare la F3.... Discorso diverso per le formule propedeutiche e basiche. Anche in questo caso, il panorama è variegato: F.Renault 2000, F.Azzurra, F.BMW, F.2000 Light, Formula Gloria Scouting Cup, Trofeo Predator's 600, F.Junior, etc. In più, nel resto del mondo e d'Europa, abbondano le formule monomarca propedeutiche. Tuttavia, in questo segmento, è lecito e legittimo che vi siano dei monomarca; in passato e in varie epoche, vi furono ottime formule propedeutiche, anche monomarca: F.850, Tecno K250, F.Abarth, F.Italia, F.Ford (oggigiorno ancora esistente in alcuni Paesi europei), F.Alfa-boxer,F.Opel Lotus, F.Campus, etc. Rimane il fatto che, attualmente, sono troppe!

Gli organizzatori dei rispettivi monomarca, tuttavia, hanno la testa più dura del granito. Nessuno vuole rinunciare al proprio campionato, alla propria celebrità, ai propri soldi. Ognuno pensa a coltivare il proprio orticello, fregandosene della collettività. Ecco, allora, il proliferare incontrollato di campionati monomarca per monoposto. Trofei che sono un autentico salasso di denari e di risorse tecniche ed umane: e poi cianciano di contenimento dei costi! Monomarca promozionali che proliferano anche nel panorama delle ruote coperte. Ferrari, Porsche, Lamborghini, Maserati, Lotus e Nissan hanno e avranno i loro trofei per vetture GT (quelli Lotus e Nissan, purtroppo, con un pugno di vetture al via), la Renault (legittimamente) continua da decenni ad investire in eccellenti trofei promozionali (Clio, Megane). Poi, vi sono i campionati semi-professionistici per vetture turismo (che esistono da sempre) quali i trofei KIA Rio, Alfa 33, Fun Cup, Barchetta Sport, 5 Hundred Cup e 500 Abarth, C1 Cup. Allo stesso tempo, però, la ACI-CSAI ha ucciso il CIT, lasciando campo libero ad altri organizzazioni di creare nuovi quanto scadenti campionati. E che dire della SpeedCar, categoria europea che scimmiotta la mitica NASCAR e che si disputa, senza seguito, in circuiti asiatici, con piloti ex Formula 1...?

In questi ultimi 10 anni, sono nate numerose nuove categorie, tanto a livello internazionale che nazionale (Italia e non solo). Alcune davvero eccellenti ed intelligenti e che andrebbero potenziate e preservate, altre davvero inutili. L'automobilismo sportivo attuale, esaminandolo in un'ottica generale, non è affatto malvagio. Le categorie a ruote coperte, infatti, stanno vivendo (e non da oggi) un ottimo momento: ci riferiamo, ad esempio, al FIA GT (ma la FIA vuole stravolgere pure questo!), Mondiale Turismo (belle auto, bella lotta in pista), Europei GT3 e GT4 (ottimi e con molti costruttori e team al via), Superstars (campionato davvero interessante), ETCS e CITE (stupende vetture Turismo ultra-elaborate e in continua espansione), Italiano GT (tra i migliori campionati nazionali per GT in Europa), International GT Open (molto avvincente), Italiano Prototipi (sempre ottimo, e che belle auto!), LMS e ALMS (gare e vetture da pelle d'oca; peccato per la "rivoluzione" 2011 e per qualche cavillo di troppo imposto nel 2009...), BTCC (dal 2009, rientrano le temibili Ford Focus), GT giapponese (vetture che sono dei "mostri"), eccetera.
Sempre di grande appeal le gare "uniche" e non valevoli per alcun campionato, quali la 24h di Le Mans, la 24h del Nurburgring, le 6h Gold e Silver Cup di Vallelunga, la 24h di Dubai e così via. In gran salute, poi, è la galassia NASCAR, organizzatrice anche dell'altrettanto vivo e combattuto campionato Grand-Am: campionati che non hanno e non possono avere doppioni, essendo unici, inimitabili. Qui, l'impegno di Case, Team e motoristi è massimo. Grand-Am che, il 24 e 25 gennaio prossimo, si aprirà con la classica 24h di Daytona, corsa epica capace di attirare l'attenzione di piloti provenienti da tutte le maggiori categorie, eccezion fatta per i "divi" della F1....
Il DTM, sempre affascinante, sta vivendo da anni, al contrario, un momento di stanca: vi partecipano solo Audi e Mercedes. I fasti degli Anni 80 e 90 appaiono distanti. Infine, meritano attenzione anche le gare in salita, che stanno vivendo una seconda età dell'oro ed hanno come massima espressione il CIVM ed il TIVM. Un parco auto tra i più variegati (si va dalle F.3000 alle vetture turismo!), grande spettacolo, costi contenuti, grande presenza di partecipanti e pubblico: probabilmente, tra le ultime genuine frontiere dell'automobilismo rimaste in vita. Eppure, il TIVM si presenta quale doppione del CIVM: accorpare i due campionati non sarebbe una cattiva idea. Ciò comporterebbe più partecipanti, più gare, più spettacolo, ma costi inalterati: infatti, molti team partecipano tanto al TIVM che al CIVM!

La tendenza, in sostanza, è quella di istituire campionati e monomarca a profusione: ogni organizzatore, infatti, pretende di divertirsi con i propri giocattoli, non prendendo in esame però i numerosi effetti collaterali. È preferibile, quindi, potenziare ed arricchire i contenuti tecnici e le griglie di partenza di pochi ma validissimi campionati (già esistenti) dal seguito certo e dal futuro garantito, lasciare in vita lo stretto necessario di quei cosiddetti trofei minori, cestinare immediatamente quei campionati doppioni e triploni. Operazione che costerebbe fatica e lacrime, tuttavia indispensabile per il bene delle competizioni. In passato, nacquero categorie per monoposto oltre alle F1, F2 e Indy: la F.Aurora e la F.5000. Non erano monomarca, tuttavia ebbero vita breve, poiché doppioni di altre formule. Oggi, al contrario, invece che diminuire, le categorie aumentano: ma come, non c'è la crisi economica...?

Ma, in ultima analisi, vi è considerazione generale ad ampio respiro da fare, che tocca l'intero mondo delle competizioni. L'automobilismo sta prendendo una preoccupante quanto nociva deriva omologante. I molteplici monomarca, la Formula 1 ed i futuri regolamenti ACO-Le Mans (ma già quelli attuali, per i puristi, sono troppo limitanti...) ne sono chiara espressione. Deriva omologante che consiste nell'inaridire ed appiattire i contenuti tecnici, nel livellare, frenare e controllare in maniera ossessiva e spesso controproducente le prestazioni delle vetture, quasi si avesse paura della velocità, prerogativa essenziale nelle competizioni. Deriva omologante che consiste nell'unificare e nel congelare molte parti meccaniche, nel vietare questo e quello, nel soffocare la libertà progettuale, nel "bandire" la varietà tecnica (oggi quasi considerata nociva), nel produrre monomarca in serie e tutti uguali, dei quali i media forniscono a malapena i dati tecnici delle vetture (tanto, sono tutte uguali, chi se ne frega!). Deriva omologante che consiste nell'imporre la durata dei motori e dei cambi (con conseguente aumento dei costi in produzione), nel sigillare i motori, nell'istituire regimi di "parco chiuso", nel porre mille e ancora mille vincoli, cavilli, lacci e laccioli. Deriva omologante che consiste nel complicare inutilmente i regolamenti sportivi, mediante complesse equivalenze e sistemi di zavorre, restrittori, handicap. Deriva omologante che si rispecchia nella moda di invertire la griglia in quei campionati in cui vi sono due manche: col rischio che, in gara 1, i piloti puntino al 7° e 8° posto, così da partire in prima fila in gara 2....
Deriva omologante (guarda caso...) sempre giustificata con la balla del contenimento dei costi, dell'ecologia e della ricerca dello spettacolo e della sicurezza.
Alibi che, tuttavia, non stanno in piedi: perché i costi non sono scesi (anzi, sono aumentate le spese per il superfluo...!) e lo spettacolo di alcuni monomarca è di gran lunga inferiore a campionati in cui vi è aperta e schietta competizione tra più costruttori!

E dire che l'automobilismo sportivo ha edificato il proprio impero, il proprio successo e la propria gloria sul concetto di varietà e sfida tra "diversi"; oggi, invece, l'imperativo è "unificare, omologare, standardizzare, sigillare, vietare".

Urge riassetto, razionalizzazione e arricchimento dei contenuti delle competizioni. E di volata.

- Paolo Pellegrini -

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Commenti di:

Anonymous Anonimo:
a Pellegrì ma stai sempre a rosicà???  

Anonymous Dax:
1) Pellegrini l'articolo è sempre TROPPO lungo,sembra la Bibbia... arrivi ad 1 terzo e lasci perdere!

2) Madonna santa, con queste gare Usa di macchinette sugli ovali... 2 OO gigantesche! E basta...Regalate la Tv via satellite al Pellegrini su.

3) Non ho capito una cosa. Sei espertissimo di Formula "Usa", perchè scrivi di F1?  

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