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Anno XII
LA F1 E I COSTI: SPENDERE E' UMANO, SPERPERARE E' DIABOLICO 10.02.09 - Costi, costi e ancora costi. Ormai non si parla più d'altro in F1. La FIA, con l'appoggio dei Team, sta conducendo una battaglia affinché i costi vengano ridotti, mediante demagogici quanto inutili provvedimenti tecnico-sportivi. La F1 è sempre costata un occhio della testa. Un'inchiesta tra passato e presente: scopriamo quanto spendeva l'Euroracing\Alfa-Romeo nella stagione 1983, la Minardi nel 1985 e quanto, oggi, il carrozzone Formula 1 e i Team scialacquino milioni di Euro in emerite inutilità.
"Metti una sera a cena". Era il titolo con cui Autosprint apriva il N°31 (2-8 agosto) 1983. Giancarlo Cevenini intervistava Paolo Pavanello, patron dell'Euroracing, struttura che, assieme alla Autodelta, gestiva le Alfa-Romeo F1. Ecco cosa dichiarava Pavanello: "[...] basti pensare che un telaio grezzo costa la bellezza di 50 milioni (di Lire, n.d.r.), e ne abbiamo realizzati già una mezza dozzina. [...] Ogni pezzo è prima disegnato, poi costruito a mano da industrie che lavorano qui in Lombardia, i prezzi sono astronomici, non me lo sarei mai aspettato. [...] Un ingranaggio del cambio costa 300.000 lire, un supporto dell'ammortizzatore 600.000 lire, una coppia conica L 3.000.000, la scatola del cambio L 7.000.000, ingranaggi e tutto il resto L 13.000.000. [...] Una stagione costa circa 6 miliardi di lire tutto compreso. Contando i GP e prove che in un anno sono circa 50. Mi spiego: ai 16-17 GP bisogna aggiungere circa 30-35 prove in giro per il mondo, praticamente in un anno è come se disputassimo 4 GP al mese".
Quindi, a completamento dell'intervista, altre importantissime informazioni. Leggiamo testualmente:" [...] il presidente dell'Alfa-Romeo ha fatto sapere che il costo del motore è stato definitivamente calcolato in 150 milioni di Lire, mentre le revisioni ammontano a non meno di 50 milioni. La decisione di continuare ancora per un anno in esclusiva con l'Euroracing è stata motivata dal fatto che per dare i motori ad un altro team sarebbe stato necessario assumere all'Autodelta (che gestiva i motori Alfa-Romeo, n.d.r.) non meno di 35\40 persone, addestrarle e quindi avviarle al lavoro. Questa operazione sarebbe stata caratterizzata da un costo economico molto alto: si calcola all'incirca che un nuovo assunto costi all'azienda 35 milioni l'anno. Quindi, circa 1 miliardo e mezzo [...]. Fra l'altro i costi di gestione dell'Autodelta in questa prima metà della stagione 1983 sono già usciti dal budget a causa delle spese sostenute per le revisioni dei motori concessi al team Osella (che nel 1983 impiegò sia i Cosworth aspirati che i turbo Alfa-Romeo concessi dall'Autodelta, n.d.r.). Quest'ultimo pare sia debitore all'Audelta di una cifra che si avvicina al miliardo [...]". Va, inoltre, ricordato che, nel 1984, l'Osella impiegherà i motori Alfa-Romeo.
Facciamo un paragone, anno 1983. La ultra artigianale azienda italiana Alba-Carma Giannini (fondata a Zingonia da Martino Finotto e Carlo Facetti) gareggiava con successo nel Gruppo C Junior del Mondiale Prototipi. Ebbene, il motore 4 cilindri in linea di 1800cc, 1 turbocompressore KKK, 360CV in assetto da gara a 7200 giri\minuto (oppure, 440CV in configurazione "pompata") conforme al regolamento C Junior era messo in vendita a 50 milioni di Lire, mentre per l'eventuale 4 cilindri 1500cc Formula 1 servivano appena 80 milioni. L'intera vettura completa, infine, era messa in vendita a soli 140 milioni di Lire.
Quattroruote, aprile 1985. Giuseppe Piazzi intervistava Giancarlo Minardi, appena sbarcato dalle categorie cadette (F2 e F3000) in F1. Ecco cosa dichiarava il grande Minardi:" [...] Fatta la somma di tutte le parti staccate, escluso il motore, arriviamo alla cifra di 180 milioni di lire (costo 1 vettura, n.d.r.), tenuto conto di alcuni nuovi componenti speciali, alleggeriti, quali scatola del cambio in materiale aeronautico che costa 20 milioni invece di 15, ma fa risparmiare 9Kg, e il serbatoio americano che pesa 4,5Kg e costa 7 milioni, contro gli 8,7Kg e 1,8 milioni di quello economico, fornito dalla Pirelli. [...] L'aerodinamica della nostra F1 è risultata subito soddisfacente nell'impianto Fiat in scala naturale 1:1 di Orbassano: ci sono bastate 56 ore di prove e 60 milioni. Per i successivi sviluppi stiamo pattuendo una cifra annua forfettaria di 100 milioni. E subito a valle, occorre calcolare le indispensabili prove libere in pista per il collaudo e la più immediata fase di sviluppo della vettura. Ci costano 80.000 lire al Km, lavorando in economia. [...] Con la società Motori Moderni diretta da Chiti abbiamo un contratto forfettario di 1 miliardo e 200 milioni per l'uso, l'assistenza, le revisioni e lo sviluppo dei propulsori necessari a una stagione di GP con una sola vettura. Le gomme sono fornite gratuitamente, con l'assistenza, dalla Pirelli. Il costo di un treno di 4 pneumatici sarebbe attorno a 1.500.000 lire. [...] Tenuto conto che per correre con una sola vettura è necessario portarne a ogni GP due complete e messe a punto, abbiamo calcolato una previsione di 4 miliardi (costo di una stagione in F1 con una sola vettura, n.d.r.), tendendoci all'osso. Di questo budget, abbiamo coperto a tutt'oggi, con gli sponsor, circa il 70% [...]". Quindi, si elencano alcuni costi in Lire (le Lire del 1985...) di altrettante componenti: musetto completo di alettone: Lire 2.000.000; scocca completa: Lire 25.000.000; roll-bar in titanio: Lire 4.500.000; alettone posteriore: Lire 2.500.000; bulloneria: Lire 2.000.000; motore: tra i 100 e i 140 milioni di Lire; coppia conica e differenziale Gleason: Lire 12.000.000; portamozzi posteriori Minardi: Lire 8.000.000; sospensione push-rod con bilanciere: circa Lire 5.500.000; scambiatori di calore e radiatori acqua nelle pance: Lire 7.900.000. E via di questo passo, snocciolando cifre da paura!
Chiaro, no? Abbiamo appositamente scelto i suddetti casi, relativi a piccole scuderie italiane, per ribadire un concetto: la F1, da sempre, non è mai stata a buon mercato. Euroracing\Alfa-Romeo e Minardi spendevano, per loro stessa ammissione, cifre da capogiro: e stiamo parlando di piccole strutture.... Del resto, per come era concepita a livello tecnico-regolamentare la vecchia (e ancora auspicabile) F1 e per quanto si cercasse di risparmiare ogni liretta, progettare e assemblare una vettura (e all'epoca c'erano anche i muletti, motori e pneumatici da qualifica, eccetera...) richiedeva necessariamente spese non indifferenti. Eppure, specie negli Anni 70, 80 e 90, medi e piccoli team e costruttori artigianali abbondavano in F1. Ancora negli Anni 90, con poco più di 10 miliardi di Lire si riusciva a correre in F1 e a togliersi soddisfazioni. Insomma: nonostante gli alti costi, nonostante regolamenti all'insegna della libertà e della estrema varietà tecnica, nonostante non vi fossero tetti di spesa, limitazioni ai test o all'uso della galleria del vento, nonostante non vi fossero standardizzazioni ed unificazioni imposte per regolamento, nonostante le componenti meccaniche e gli accessori non fossero contingentati, la F1 calamitava l'iniziativa imprenditoriale di una miriade di costruttori, motoristi, team, "garagisti", assemblatori artigianali che realizzavano le proprie vetture in semplici garage di provincia. E, badate bene, la F1 è sempre stata la categoria più costosa di tutto il panorama automobilistico, anche quando le categorie Sport-Prototipi e GT erano ben più libere ed esasperate di quelle attuali. All'epoca, concepire e assemblare una F1 era sì facile, ma sempre oneroso e dispendioso. Anzi: in passato, si poteva spendere assai più di oggi per lo sviluppo della vettura. In linea teorica, i team potevano cambiare 20 motori, 15 trasmissioni, 40 alettoni e usare 50 treni di gomme a week-end senza impedimenti o dannatissime quanto inutili penalità. Geni all'epoca o scemi oggi? Scemi oggi: vediamo perché.
In nome della riduzione dei costi, è stato fatto scempio della F1. L'imposizione di tetti di spesa, unificazioni varie e standardizzazioni assortite possono andare bene (a patto che non se ne abusi...) per altre forme di automobilismo assai meno esasperate e che puntano su altri contenuti. Ma per la F1, tutto ciò rappresenta un non-senso, la mortificazione del concetto stesso di Formula 1. E va da sé che i provvedimenti "ammazza F1", quali congelamento dei motori, motore unico, architettura e parametri del motore obbligati, imposizione della durata di propulsori e cambio, monofornitura elettronica, futura abolizione delle termocoperte, omologazione e unificazione di molte parti meccaniche, abolizione dei cosiddetti "materiali pregiati" e obbligo di realizzare vetture nel modo più economico possibile (concetto bislacco quanto relativo...) nonché la possibile riduzione della distanza di gara e altri cavilli del genere, servono e serviranno a poco (o a nulla), se non a snaturare e inaridire ancor di più la F1.
E allora, come sgonfiare i costi in F1? Assodato che la F1 è sempre costata, costa e costerà sempre tanto, un modo per far spendere meno ai Team ci sarebbe. Serve un rinnovato autocontrollo. Ossia: oggi, le strutture dei team impegnati in F1 sono ultra affollate e spendaccione. Infatti, alle normali spese per le auto, per la logistica e per le numerose attività pertinenti alle corse, occorre aggiungere milioni di Euro o di Dollari bruciati in futili capricci. Gli organici dei team, spesso, contano quasi, o addirittura oltre, 1000 persone. 1000 persone per cosa? Ebbene, negli anni della F1 ruggente, i team erano composti da quattro gatti; non solo i team piccoli e di seconda fascia, ma anche le scuderie vincenti e blasonate. La Minardi contava solo 28 persone, mentre la dimenticata RIAL aveva un organico di... 7 persone! Ma ciò non le impedì di ben figurare e di andare a punti tanto nel 1988 con De Cesaris, che nel 1989 con Danner, nelle uniche due stagioni affrontate dal piccolo team. Anzi: De Cesaris, alla RIAL, doveva calcolare da sé, dopo ogni sessione di qualifica e dopo ogni gara, il chilometraggio della vettura; un lavoro che solitamente spettava e spetta agli ingegneri....
Ricordo che la Riley (ex Riley & Scott) ha stravinto in IMSA (suonandole di brutto anche alle Ferrari 333SP...), nella American Le Mans Series nel 1999 (battendo le BMW, realizzate con la collaborazione di Williams e G Force!), domina da anni in Grand-Am e la 24h di Daytona, fornisce collaborazione a molti team di NASCAR ma, soprattutto, sostituirà Pratt & Miller nella preparazione delle nuove Corvette di classe GT2 per la 24h di Le Mans: il tutto, con sole 35 persone!! E che dire di numerose altre aziende quali Dallara e Lola, che hanno fatto della raffinata quanto razionale tecnologia e dell'essenzialità dei propri organici la propria bandiera, sebbene debbano provvedere al mantenimento di un parco vetture variegato e sconfinato? Oggi, invece, i team di F1 arrivano a scialacquare oltre 70 milioni (!!) di Dollari (o di Euro, stiamo lì) solo per le sfarzose hospitality che di sera si trasformano in discoteche, ristoranti, salotti. Oggi, la F1 è una sorta di giostra, di carrozzone auto-referenziale che necessita di molti soldi per mantenersi in vita ma, allo stesso tempo, spende e spande in mille attività collaterali che nulla hanno a che fare con l'automobilismo, ed i cui team reggono il gioco. È solo questione di apparenza, di bigliettoni, di lustrini, belle donne e champagne: i team pretendono mega-hospitality al fine di attirare sponsor, cioè soldi. Poi, però, si scopre che tutti i costruttori ed i team oggi impegnati in F1 (quasi tutti colossi dell'automobile) sono in passivo.... Per carità, l'aspetto show è importante, tuttavia non può e non deve assorbire il 90% delle spese totali!
Quindi, non si lamentassero se poi la F1 costa! Costa, anzitutto, perché è sempre costata. Ma, oggi, la F1 costa sicuramente ed inutilmente di più perché i team scialacquano milioni di Dollari in emerite cavolate. E, inevitabilmente, per sostenere tali folli spese, i team sono costretti a far lievitare i propri budget, nonché a richiedere agli sponsor sforzi economici da Ercole contro Maciste. Oggi, la F1 costa perché sviluppare una appendice aerodinamica costituisce un ingiustificato salasso, perché rientrare nelle rigide norme sulla sicurezza è dispendioso, perché le attuali F1 succhiano dai 2500 ai 9000 Euro al chilometro (come e perché, è un mistero!), perché mancano motori clienti (non imposti per regolamento...) acquistabili da tutti, perché mancano i Climax, i Cosworth e i Judd di turno, motori che costavano poco e rendevano molto. Oggi, se vuoi un motore, devi bussare alla porta di Ferrari, Mercedes, Toyota, Renault, che vendono cari arrabbiati i loro propulsori (peraltro tutti uguali!), sebbene la FIA abbia imposto la riduzione del prezzo dei cosiddetti "motori clienti" del 50%. Sino al 2008, per fare un esempio, la Red Bull ha speso per la fornitura dei motori Renault per una stagione ben 25 milioni di Dollari: e considerando che i motori sono contingentati e congelati, tale cifra è fuori dal mondo!
Tanto per fare altri paragoni: la Porsche RS Spyder di classe LMP2 (tra i più vincenti, raffinati e avanzati prototipi mai realizzati) costa circa 1,5 milioni di Euro (ed è già una bella cifra), addirittura le nuove Lola B08\80 di classe LMP2 (prototipi coupè di ultima generazione) costano meno della metà di una Porsche RS Spyder! Insomma, se si vuole, si può far costare la tecnologia anche a prezzi umani e sopportabili.
Se la F1 si corresse con i carrelli della spesa, oggi i team di prima fascia riuscirebbero nella triste impresa di dilapidare ugualmente, in ridondanti quanto inutili sfizi, cifre da finanziaria, ossia budget sull'ordine dei 300-500 milioni di Dollari! Debbono essere le scuderie, alla fine della fiera, ad autocontrollarsi, mediante una gestione oculata delle spese. Bisogna ritornare ad investire sul sodo, a fare della praticità una filosofia di vita: e al diavolo inutili orpelli e zavorra umana! Se i team dicono di essere soffocati dalle spese è per un solo motivo: essi spendono tanto e male. La questione, infatti, non è quanto si possiede e quanto si spende, ma come. In passato, tutti i team riuscivano a razionalizzare il più possibile le spese. Era l'epoca in cui la Ferrari si "dimenticava" di saldare i conti d'albergo, in cui faceva alloggiare la squadra in trasferta a Monza in semplici alberghetti a 3 stelle, in cui ogni trasferta all'estero comportava enormi sacrifici economici, se non rinunce. Tutti erano nella stessa barca, chi più chi meno. La F1 costava tanto, tantissimo, occorreva, pertanto, razionalizzare, centellinare ogni spicciolo, eliminare il superfluo, concentrare ogni sforzo tecnico, economico e logistico solo sulle vetture da portare in gara, sul personale strettamente necessario e, ovviamente sui piloti. E mettiamoci pure che, in passato, i team di F1 si dimenavano in più categorie, vedi Ferrari....
Non solo: oggi, partecipare alla F1 senza spendere cifre inutilmente folli si può. Si pensi alla Toro Rosso, o alla Williams che, anche quando vinceva Mondiali a ripetizione negli Anni 80 e 90, non ha mai speso più del dovuto. Apriamo gli occhi: la riduzione dei costi è solo un comodo paravento costruito ad arte dalla FIA e dai team stessi, con lo scopo non dichiarato di trasformare la F1 in una sorta di GP2, categoria tanto amata dai signori della F1. Monomarca GP2 che, paradossalmente, costa enormemente di più di quanto non costassero all'epoca le gloriose F2 e F3000 (che non erano a buon mercato...), sebbene queste ultime due categorie fossero attive, aperte a più telaisti e motoristi! Strano, no?
Bisogna ficcarci nella testa, una volta per tutte, alcune cosette: che è fuori dal mondo quanto impensabile concepire una vera F1 che venga a costare quanto la Formula Azzurra, che vetture e motori di F1 possono e debbono costare meno pur mantenendo intatta la loro tecnologia, che il motorismo, per quanto si cerchi di stringere la cinghia, è una disciplina che è sempre costata, costa e sempre costerà parecchi quattrini, che è possibile correre in F1 a prezzi ragionevoli e umanamente sopportabili, che sono gli sponsor a sobbarcarsi almeno la metà dei profumati budget dei team di F1 (e non solo), che, infine, l'unica strada percorribile al fine di far spendere meno ai team è quella della razionalizzazione e dell'autogestione delle spese, ritornando a spendere con cervello.
Risparmiare si può, se solo si eliminasse il superfluo e la F1 facesse un repulisti epocale. Ma nessuno, team compresi, vuole rinunciare alla propria grandiosità, ai propri palazzi di cristallo, plexiglas e acciaio eretti all'interno del paddock, ai propri 1000 dipendenti, ai box col parquet e quadri di Picasso alle pareti, ai muretti zeppi di computer, grafici e videate da Playstation, al proprio esercito di TIR che nemmeno la NASA possiede, alla propria immagine da albergo extralusso, alla propria puzza sotto il naso, a fornire i propri motori standardizzati, unificati, contingentati e congelati al prezzo di 20 Porsche RS Spyder!
E, soprattutto, oggi la F1 costa carissima perché non hanno saputo rinunciare a quella idiozia chiamata KERS, il cui sviluppo costa quanto costava, in passato, sviluppare un motore (non congelato) per una intera stagione!
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Anche se e' vero che in Italia abbiamo circuiti che non solo sono magnifici, ma hanno anche fatto la storia della F1 come Monza ed Imola. Teniamoceli stretti.
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