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Intervista ad Alonso prima del Gp di Spagna

Fernando Alonso - foto: Ferrari

Fernando Alonso - foto: Ferrari

Alla vigilia del Gran Premio di Spagna, una delle sue due corse di casa, Fernando Alonso ha rilasciato un’intervista a Flavio Vanetti del Corriere della Sera. Vi riportiamo i passi più interessanti.

Il quesito più attuale, invece, è quello che gli impone di pesare “l’impatto” del suo essere ferrarista, finalmente ferrarista, immaginando che cosa accadrà il 9 maggio quando si correrà a Barcellona. Un vantaggio o una pressione pazzesca?
«Sarà solo un fatto positivo, un vantaggio. La gente avrà grandi aspettative, faremo di tutto per non deluderla. A Barcellona stacchi cinque metri più tardi e acceleri due secondi prima».

Avanti, dunque, senza paura. Alonso, lei ha super assicurato i suoi pollici con 10 milioni di euro. Come un pianista, un pianista di F1.
«Il Banco Santander si lancia nel campo assicurativo. lo faccio da testimone. In effetti i pollici sono una parte del corpo che noi piloti usiamo tanto».

Come convive il campione con il timore dell’infortunio?
«Non bado molto a questo. So che devo avere una vita tranquilla, il mio lavoro dipende dal mio stato fisico. Faccio tutto con attenzione e scrupolo. Sì, si vive con un po’ di ansia. Ogni volta che si corre, vuoi essere al massimo».

Alonso il pragmatico è o non è anche un fatalista?
«Siamo noi a costruirci il destino. Nel Gp di Cina sono scattato in anticipo per un mio errore, non perché la sorte s’è messa di mezzo».

L’errore. Come lascia?
«Dà da riflettere. E rende delusi con se stessi. Ci penso a lungo? No, ci penso dopo: non puoi farti travolgere, non ne verresti fuori più ».

Alonso è un fuoriclasse, la Ferrari è la Ferrari: è giusto dire che dovevano incontrarsi per forza?
«Non so se sono un fuoriclasse… Ma di sicuro, io e la Ferrari viviamo le corse in modo passionale. Essere in un team più freddo era un po’ strano; Quanto alla Ferrari, avere oggi due piloti latini dà motivazioni maggiori».

Si è perso del tempo prima che l’attrazione fatale arrivasse a buon fine?
“Io e la Rossa abbiamo percorso strade differenti. Ma non abbiamo perso tempo: io non ho vinto con la McLaren e per due anni con la Renault ma sono un pilota migliore rispetto al 2006. La Ferrari, invece, ha vinto nel 2007 il Mondiale con Raikkonen e il titolo Costruttori nel 2008. Nel 2010 ci siamo incontrati, scoprendo di essere più pronti».

L’emozione di essere a Maranello è pari a quella immaginata?
«No, è diversa. In meglio. Mi aspettavo di arrivare nel team più forte e di sfruttarne il potenziale. Ma ho visto che la Ferrari è ben di più: è una passione, è una filosofia, è un modo di vita. Sono contagiato da questa emozione».

[...]

Che cosa non le va della F1?
«Quando storpiano la tua immagine: la gente magari fraintende e si fa idee sbagliate».

[...]

Qual è il suo idolo sportivo?
«Miguel Indurain. Riservato come me, esaltante nell’azione. Un supereroe».

Lei si accorge di essere visto come un supereroe?
«No, non me ne rendo conto. Però so che esistono sia questa immagine sia questa devozione verso la F1 e i suoi piloti. In Spagna so che c’è gente che trema o piange di gioia, se mi vede: è quello che provavo io per Indurain».

Uno spagnolo in Italia… Come si trova?
«Spagnoli e italiani hanno lo stesso modo di vivere. Ci piace fare festa e divertirci, ma siamo professionali come i popoli, più freddi nell’animo, del Nord Europa».

[...]

Flavio Briatore, per lei molto di più che un amico, è diventato papà: la fa sorridere?
«Sì, non è una cosa facile da immaginare».

Pronostico: magari Briatore la “contagia” e pure lei diventa padre.
«Io e mia moglie Raquel ne abbiamo parlato qualche volta ma abbiamo concluso che adesso non è il momento. Sì, c’è il mio lavoro; ma c’è anche il suo: è una cantante, tiene 40-50 concerti all’anno. Per avere una famiglia devi fermarti, tanto per cominciare. E poi nulla sarà più come prima. Il destino, in questo caso, deciderà per noi. Anzi, no: pure in una vicenda del genere sei arbitro di te stesso».

Le diamo la bacchetta magica. Che cosa cambia nel mondo?
«Il mondo è messo male. Povertà e ricchezza creano squilibri: al 99%, tutti vorrebbero risolvere questo problema e non mi sembra di dire una cosa epocale».

Come si vince un Mondiale?
«Partendo dalla macchina, con una buona progettazione. Poi viene lo sviluppo, anche se con le limitazioni attuali la fantasia è castrata. Diciamo che per vincere, adesso serve pure la fortuna. Ed è necessario che funzioni non solo un dettaglio, ma un gruppo di cose».

Il pilota non incide?
«Incide la squadra. Ovvero: come si lavora in fabbrica prima e in pista poi. Lascio a chi guida una percentuale bassa, però il pilota deve essere all’altezza nelle prestazioni e nella regolarità. Non è importante dare il cento per cento di tanto in tanto, ma il novantotto sempre e in ogni condizione».

Red Bull, Ferrari, McLaren: così sono nell’ordine giusto?
«La Red Bull va meglio in qualifica e ha tanta velocità; ma in gara noi la raggiungiamo. La McLaren sa sviluppare in fretta le sue auto, per noi non siamo da meno. Totale: Ferrari favorita per il Mondiale».

Torniamo a Schumacher. Il fatto che sia andato alla Mercedes ha sorpreso anche lei?
«Sì, eccome. A me però ha sorpreso pure il fatto che sia rientrato… Con la vita comoda che poteva sfruttare e con quel passato…».

In Cina l’hanno criticata per il sorpasso a Massa nella bretellina della pit-lane. Lo rifarebbe?
«Certo, non ci sono dubbi».

Quale coppia di piloti può mettere in difficoltà quella formata da Alonso e Massa?
«Io e Felipe ci completiamo a vicenda. A me manca qualcosa nella gestione delle curve che lui invece ha, mentre io, in certi tratti, sono più rapido. Imparare a vicenda è un segreto. Chi ci può dare problemi? Button e Hamilton».

Alonso chi gode a sorpassare?
«Lasciare dietro Schumacher è sempre un bell’affare: se ne parla per una settimana».

Vuole dare un consiglio a Valentino Rossi, che forse non ha smesso di pensare alla F1?
«E’ il numero uno della storia del motociclismo, nessuno lo avvicinerà. Passare ai rally o alla F1 non gli farebbe male, però non ho consigli per lui. Ma se venisse da noi, sarebbe il benvenuto».

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6 Commenti

  1. Ecco perchè una polizza stellare sulle sue dita e nemmeno un centesimo sul suo cervello :-)

    Yuppa!

  2. @birba

    NO COMMET

  3. no commet!?
    Alonso quest’anno vincerà tutto…inutile dirvi per chi faccio il tifo! ihihihih :)
    P.S.
    NO COMMENT….

  4. @Enzo, non credo che un pò di sana ironia faccia male a qualcuno, capisco però che possa infastidire, ma in fondo fa parte del gioco dai.

    Sinceramente avrei preferito un “Comment”, ma è comunque una espressione anche ciò che hai scritto nella tua risposta, quindi comunque grazie.

    @Raffaele, noto qualche perplessità nel tuo forzato autoconvincimento. Sinceramente ti auguro comunque si tramuti in realtà, non tanto per condivisione di tifo, ma prechè mi fa piscere che le persone trovino anche delle soddisfazioni ogni tanto.

  5. @Birba … grazie della tua benedizione… a quanto la fumata bianca?! Io spero sinceramente che il pilota o la squadra che tu tifi arrivi dietro la Rossa di Maranello…senza ipocrisie come nel tuo commento!

    Penso che il mio non sia un “autoconvincimento” ma credo che sia un dato di fatto che un pilota dalle qualità spiccate come Fernando auspichi ad avere il titolo iridato a fine campionato..tu che ne pensi?!
    sei il solito italiano che va contro i propri colori!? sei il solito che è pronto a sputare sentenze senza fondamenta!? sei il solito saputello della domenica mattina!?
    Tu che ne puoi sapere delle mie soddisfazioni della vita, tu cosa ne puoi sapere della gioia che prova un tifoso quando vede la propria squadra vincere!? ti rispondo cosi perchè deduco e mi permetto di farlo, che tu non tifi niente…che sei al di sopra di ogni commento…

  6. @Raffaele, non voglio e non penso di essere sopra le righe, talvolta cerco di fare la cosa piu sensata “rispettare prima di tutto le persone come me, indipendentemente dal colore, di tifo in questo caso”. E mi sono reso conto che la mia prima affermazione in questo post poteva veramente dare fastidio e irritare, seppur non è stata scritta per questo motivo e ho voluto farlo capire a modo mio.
    Per quanto riguarda il tifo, lo sa il mio cuore e non mi serve sbandierarlo o condividerlo, non ho mai apposto una bandiera o quant’altro come segnale di gioia o sfida, e non ho bisogno di condivisione, come ti dicevo la passione è una cosa che io ritengo personale.
    Sono italiano e mi sta bene, non ho mai sputato nel piatto in cui mangio, ma non è la regola della mia vita guardare nell’orticello e non tutto ciò che è italiano mi deve par forza piacere, sarei ottuso.
    Anche se mi piacerebbe molto tifare italiano, non ho ancora capito se tifare italiano è relativo al pilota o al mezzo, in motogp sembra la vedano in modo opposto al vostro. Mi sono chiesto anch’io, ad esempio, come altri, se tifare Inter vuol dire veramente tifare italiano, chissa??.

    Ognuno spende le proprie emozioni su ciò che ritiene le possa soddisfare al meglio, ecco cosa ci spinge alla scelta, tifare Ferrarri e perchè si dimosta una scuderia vincente e la vittoria fa emozionare, l’italiano in tutto ciò non centra nulla.