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Formula 1, Ecclestone e i soldi del Circus


Bernie Ecclestone

In genere se ne parla solo quando l’argomento è il budget annuale dei team di Formula 1, oppure quando gli appassionati si ritrovano a guardare i prezzi dei biglietti per vedere il Gran Premio dal vivo. Ma quello del denaro è un fattore complesso, che fa muovere tutta la baracca della Formula 1.

Controllare il flusso di denaro della Formula 1 vuol dire controllare la Formula 1 stessa e il primo nome che viene in mente è quello di Bernie Ecclestone; il tutto attraverso numerosi e complessi passaggi.

Vediamone alcuni.

Un po’ di entrate
Da qualche parte i soldi dovranno pur entrare e gli appassionati nel loro piccolo giocano la loro parte: con l’acquisto dei biglietti per il Gran Premio (soldi che vanno al circuito), oppure con l’acquisto del merchandise di piloti e team (in questo caso vanno a loro).
Altri soldi entrano nel sistema Formula 1 attraverso i piloti, fra coloro che pagano per correre o coloro che invece portano con sé degli sponsor che a loro volta metteranno denaro sul piatto. Tutti i piloti, paganti o non, devono avere una superlicenza per poter correre, e per ottenerla devono pagare una tassa direttamente alla FIA.
I team invece portano soldi tramite sponsorizzazioni, o attraverso i grossi marchi automobilistici che hanno alle spalle oppure grazie alle aziende presenti dietro alle scuderie, come Red Bull, Force India o Virgin.

I circuiti
Per organizzare un Gran Premio occorre liquidità, che quasi sempre arriva dagli sponsor. Per certe gare extraeuropee i governi si offrono di coprire buona parte del budget necessario, come nel caso del Bahrain. Per le gare europee questo internvento è molto piccolo o addirittura nullo come nel caso del Gran Premio di Gran Bretagna.

Il grande piatto
I soldi passano quindi nelle mani di Bernie Ecclestone dopo essere entrati nel giro da varie porte e provenienti da sponsor, televisioni, vendite secondarie dei diritti della Formula 1 (come ad esempio i videogiochi) e dai circuiti; è interessante notare come il Gran Premio di Monaco sia l’unico nel calendario in cui i proventi vengono trattenuti dagli organizzatori e non ceduti ad Ecclestone (ecco uno dei motivi per cui nelle scorse settimane il futuro del Gran Premio monegasco sembrava a rischio). Non si fermano, però, nelle mani del manager inglese, devono poi essere redistribuiti, rimessi in circolo nel sistema Formula 1; ma chi è Bernie Ecclestone e come fa a gestire un così grande flusso di derano?

Lo Zio Bernie
Entra nel motorsport nel dopoguerra vivendo esperienze come pilota (molto scarse), team manager e manager di piloti (fra cui il compianto Jochen Rindt).
Nel 1972 compra la Brabham.
Nel 1974 insieme ad altri costruttori inglesi fonda la Formula One Constructors Association (FOCA) che ha inizialmente come intento quello di essere un potere opposto a quello della FIA; successivamente si muove per il controllo dei premi e dei diritti televisivi.
Nel 1978 diventa direttore esecutivo della FOCA, e inizia la guerra con la FIA di Jean-Marie Balestre che terminerà nel 1981 con la firma del patto della concordia che dà la concessione dei diritti televisi alla FOCA.
Nel 1987 col rinnovo del patto della concordia, Ecclestone viene nominato vice-presidente della FIA con incarichi speciali per la promozione della Formula 1; il suo potere aumenta e la FOCA si disgrega. Vende il team Brabham dopo aver ricoperto per anni il doppio ruolo di team manager e di gestore dei diritti televisivi; il team vivrà un rapido declino fino alla scomparsa definitiva.
Successivamente fonda la Formula One Promotions and Administration (FOPA, che poi diventerà FOM) per gestire i diritti televisivi, i premi, i contratti con gli organizzatori dei Gran Premi e gli sponsor. Gli viene riconosciuta la concessione della gestione dei diritti da parte della FIA a fronte di un pagamento annuale.
Grazie al suo lavoro la Formula 1 diventa un evento televisivo mondiale e attira i grandi nomi dell’automobile. La Formula 1 non è più uno sport di nicchia per appassionati, ma una macchina finanziaria che fattura miliardi ogni anno.
Il gruppo Kirch Media Company entra in affari con Ecclestone con un progetto di televisione digitale su larga scala; ma il gruppo finisce presto in bancarotta. Nel 2002 Bayerische Landesbank, Lehman Brothers e J.P. Morgan Chase (che si riuniscono nella Speed Investments) subentrano a Kirch.
Fra il 2005 e il 2006, a seguito di una complessa manovra finanziaria, la CVC Capital Partners acquista parte delle quote azionarie detenute dalle banche. In cima alla piramide la società Alpha Prema (da cui a cascata seguono tutte le altre società della Formula 1 a cominciare dalla Formula 1 Holdings) è posseduta per il 75% da CVC Capital Partners e per il restante 25% da Bambino Holdings di Bernie Ecclestone. Sembrerebbe quindi che sia la finanziaria ad avere il controllo della Formula 1 giudicando le proprietà azionarie. Tuttavia, per un complicato meccanismo di scatole cinesi e grazie ad amministratori delegati di fiducia messi nei punti chiave, Ecclestone mantiene praticamente l’intero controllo societario.
Attualmente non più vice-presidente della FIA, è comunque membro del Consiglio Mondiale mantenendo così un ruolo di gestore del lato commerciale della Formula 1 ma ricoprendo al tempo stesso una carica di rilievo sotto il profilo sportivo.

Il denaro viene quindi gestito dalla Formula 1 Holdings attraverso le sue società, le cui più importanti sono:

Formula One Administration (FOA): detiene i diritti commerciali della Formula 1, concessi dalla FIA attraverso il Patto della Concordia.

Formula One Management (FOM): è la società che gestisce i diritti, e controlla la distribuzione televisiva e online della Formula 1. Detiene anche i diritti commerciali sui nomi dei team. Dal punto di vista finanziario può investire su dei team oppure su dei nuovi circuiti, ad esempio dove la Formula 1 non ha mai corso e non è conosciuta o dove Ecclestone ha particolare interesse a far svolgere un Gran Premio.

Formula One Licensing: questa società è la proprietaria dei marchi registrati della Formula 1. Lo sono “Formula 1″, “Formula One” e “F1″, ma lo è anche il logo e la breve sigla internazionale che viene mandata in onda 5 minuti prima della partenza o prima dell’inizio delle qualifiche.

Formula One Productions: si occupa della copertura televisiva di tutti i Gran Premi.

Dunque come vengono distribuiti gli introiti? Che fine fanno tutti i soldi che passano nella rete dell’impero di Ecclestone
provenienti da circuiti, sponsor, piloti, televisioni, ecc.? Le cifre esatte rientrano nelle informazioni strettamente riservate, ma con una certa approssimazione vengono così divisi:
- il 23% rimane nelle tasche di Zio Bernie;
- il 30% viene ceduto alla FIA;
- il 47% viene distribuito alle scuderie.

Le mani anche nel motomondiale
Qualcuno di voi che segue il mondo delle due ruote forse avrà pensato, o avrà sentito dire: “Il Motomondiale sta divetando come la Formula 1“, magari riferendosi ad un paddock sempre più blindato o ad regolamento sempre più simile a quello della classe regina dell’automobilismo, pensando ad esempio al numero dei motori limitato in una stagione oppure alle due mescole di gomme, con quella più morbida contrassegnata da una linea bianca. Interessante anche notare come i due calendari mondiali non siano mai in conflitto fra di loro: la stessa domenica non corrono mai insieme Motomondiale e Formula 1, a meno che non si tratti della gara di Assen (che si disputa al sabato) o a meno che il fuso orario impedisca la sovrapposizione dei due eventi, garantendo la totale compertura televisiva ad entrambe le manifestazioni. Un patto di non belligeranza siglato fra gentlemen? Non proprio, Bernie Ecclestone con le sue società non si occupa solo di Formula 1, ma si fa promotore di altri eventi, non necessariamente sportivi, ma il Motondiale non poteva mancare. E’ nell’ambiente dai primi anni ‘90, ma ha poi lasciato il campo alla spagnola Dorna. Quest’ultima però non è un’entità indipendente controllata da Carmelo Ezpeleta. Dopo l’ultimo e complesso riassetto societario del 2006 che vide ingresso della CVC Capital Partners nel gruppo di Ecclestone, per il solito gioco di scatole cinesi e per l’intervento della Commissione Europea di Controllo, di fatto la Dorna si trova sotto il controllo dal manager inglese.

Il futuro
Anche se ogni tanto i team protestano perché vorrebbero una fetta un po’ più grande della grande torta tenuta da Ecclestone, la sua presenza e posizione è gradita da tutti per il ruolo che svolge e per lo sviluppo dato alla Formula 1 sul lato commerciale. E’ nell’ambiente da tantissimo tempo, compirà 80 anni verso la fine dell’anno. La FIA ha dato in concessione alla Formula 1 Holdings i diritti della massima serie fino al 2110; un traguardo ottimistico che ovviamente lo Zio Bernie non vedrà. Chi controllerà un giorno la Formula 1 e quale sarà il suo futuro? Forse in qualche stanza segreta stanno già circolando i primi nomi.

Scritto da: British grenadier
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2 Commenti

  1. alla fine, che misera vita che fa ;-) Preferisco accontentarmi di quel poco che ho

  2. USURPATORE..MI FAI PENA POVERETTO!