Questo sito contribuisce alla audience di

HOME PAGE

Il primo BLOG sulla Formula 1. Gratis per te: F1 news,
foto, video, piloti, team, classifiche, calendario e F1 Live.

La doppia identità della Lotus: cars e racing!

Lotus Cars vs Lotus Racing

Lotus Cars vs Lotus Racing

C’era una volta la Lotus. Tornerà di nuovo la Lotus? La Casa fondata da Antony Colin Bruce Chapman, in 36 ani di F1 (1958-1994), ha collezionato 6 titoli Piloti (Jim Clark nel 1963 e 1965, Graham Hill nel 1968, Jochen Rindt nel 1970, Emerson Fittipaldi nel 1972 e Mario Andretti nel 1978) e 7 Titoli Costruttori (agli anni sopra elencati va aggiunto il 1973). Le statistiche parlano anche di 79 vittorie, 25 delle quali ottenute da Clark, 11 da Andretti, 9 da Peterson e Fittipaldi, 6 da Rindt e Senna, 4 da Hill e Moss, 2 da De Angelis, 1 da Ireland, Siffert, Nilsson. A queste, si aggiungono le 107 pole-position ed i 172 podi. Ma non basta. Vetture Lotus sono state condotte da piloti del calibro di Nigel Mansell, Johnny Herbert, Mika Hakkinen, Nelson Piquet, Jacky Ickx, Alex Zanardi, Jim Hall, Carlos Reutemann, Johnny Dumfries, Derek Warwick e moltissimi altri nomi eccellenti. La storia della Lotus narra di auto straordinarie, mai banali o scontate, originali, innovative, sovente radicali, quasi sempre ispiratrici e spesso emulate. Vetture belle, anzi, belissime, sempre caratterizzate da un sublime gusto estetico oggi smarrito. Il Marchio ha alternato stagioni trionfali ad altre fallimentari, destino che ha toccato e tocca molti team blasonati. Eppure, la Lotus è la Lotus. La si ama. Punto.

La finta Lotus di Datuk Seri Anthony Francis Fernandes. “Ritorna la Lotus!”. Suvvia, ma quale Lotus! Datuk Seri Anthony Francis Fernandes: malese, ricchissimo, ben istruito, proveniente da una famiglia facoltosa, dapprima dipendente della Virgin Atlantic (sì, l’azienda di Richard Branson, patron della Virgin Racing!), quindi della Virgin Records, infine presidente della Warner Music. Uomo tuttofare, Fernandes. Salva dal fallimento la Air Asia, fonda una catena alberghiera (la Tune Hotels), nel 2007 sponsorizza la Williams con il marchio Air Asia. Nel 2010, l’approdo in Formula 1, riesumando il marchio Lotus. Anzi, riesuma solo il nome.

Per uno scherzo del destino e a seguito di uno strampalato accordo con Lotus Cars (ossia, la vera Lotus, oggi di proprietà della Proton, altra società malese…), il Fernandes può utilizzare solo il nome Lotus, ma non il logo del marchio. Infatti, logo e caratteri della scritta “Lotus” del Lotus F1 Racing di Fernandes (la scuderia che ha schierato Trulli e Kovalainen) sono diversi da quelli storici ed autentici, oggi, appunto, di proprietà Proton. Insomma, una Lotus finta, un team recante il nome “Lotus” ma niente affatto emanazione diretta della Casa inglese, una identità fittizia ad uso e consumo del signor Fernandes, del baraccone della F1 e, forse, dei più sprovveduti.

La vera Lotus assorbe il team Renault? La Lotus Cars starebbe meditando il ritorno in F1, tramite l’acquisto del team Renault. La Casa francese, infatti, vuole alleggerire il proprio impegno in F1, concentrandosi sulla sola vendita ed assistenza dei propri motori. Lotus Cars, pertanto, diventerebbe l’azionista di riferimento del team Renault. In questo modo, le vetture Renault si trasformerebbero in Lotus. Il gioco è fatto, ecco il ritorno della Lotus. Operazione lecita, per carità, tuttavia l’ennesimo “Tizio assorbe Caio” titpico della F1 odierna. Tale operazione, quindi, porterebbe alla logica “chiusura” dell’attuale Lotus F1 Racing di Fernandes, il quale cambierebbe nome in One Malaysia Racing Team, medesimo nome con cui la squadra è iscritta nel campionato GP2. Non solo. Fernandes vuole colorare le vetture del nuovo team malese di nero e oro. Cosa? Ebbene sì, il Fernandes vuole gettare altro fumo negli occhi, al solo scopo di richiamare ed evocare la celebre livra “John Player Special” che caratterizzò quasi tutte le Lotus dal 1972 al 1986. Ma a cosa servirebbe, caro Fernandes?

Non si gioca con la Lotus. Si ha la sensazione (ma è più di una semplice sensazione…) che in troppi stiano giocando con il marchio Lotus. Ad iniziare da Fernandes. Nessuno poteva e può impedire all’imprenditore malese di allestire un team di F1 (anzi, ben vengano nuove scuderie!), tuttavia farlo sfruttando il marchio Lotus è stato un grosso errore. Ciò ha significato tradire ed oltraggiare la storia e la tradizione tecnica-sportiva della Casa fondata da Chapman, il quale (ci scommettiamo) si sta rivoltando nella tomba peggio di un tarantolato. Quella di Fernandes è stata una squallida e raffazzonata carnevalata, mettendo in piedi un team che è tutto un voler scimmiottare la Lotus dei tempi andati (dalla livrea al marchio), team peraltro iscritto con licenza malese. Che cosa vuol dire? Se avesse vinto un GP, avrebbero suonato l’inno malese al posto del ben più british “God Save The Queen”…

Un danno di immagine, solo sfruttando il nome Lotus ma non i loghi e la scritta ufficiali, che potrà costar caro alla vera Lotus.

Ma Lotus Cars non se la passa meglio. Ritornare in F1 dopo aver fagocitato il team Renault non è un gran biglietto da visita per un Marchio che ha fatto della indipendenza progettuale la propria bandiera. Certo, se lo fa la Mercedes con la Brawn GP (ex Honda…), direte voi, perché non lo può fare la più piccola Lotus…?

Lotus T127, la finta Lotus. Il Fernandes ha provveduto a tutto. Anche a riesumare la sigla delle vetture Lotus, con la T seguita da un numero. La vettura, progettata da Mike Gascoyne e sviluppata alla Aerolab, la rinomata galleria del vento di Jean-Claude Migeot a Sant’Agata Bolognese, si è rivelata non competitiva, sebbene migliore delle HRT e Virgin, facendo soffrire le pene dell’inferno a Trulli e Kovalainen. Le ragioni di tale insuccesso (il budget messo a disposizione nel 2010 è stato di ben 75 milioni di Dollari, nel 2011 sarà di 45!) sono molteplici (o almeno dovrebbero…) e rientrano nella cassaforte dei misteri della F1 odierna. Ma questa è davvero un’altra storia…

Scritto da: Paolo Pellegrini
.

{lang: 'it'}
Etichette (Tags): , , , ,

16 Commenti

  1. …………………Povera Lotus….

  2. Sempre un piacere leggere gli articoli di Paolo e devo dire che chiamarla Lotus ormai è solo una questione commerciale. E’ vero che l’anno prossimo torneranno i colori nero/oro ma questo non cambierà le cose.

  3. L’articolo dice parecchie cose inesatte.
    Non esiste una Lotus vera ed una Lotus falsa. Un tempo sia la scuderia automobilistica che la produzione sportive di serie apparteneva a Colin Chapman. Successivamente il grande fondatore decise di vendere quest’ultima a terzi (Lotus Cars) e di conservare e gestire in prima persona solo la scuderia (Team Lotus). Dopo una serie di cessioni, l’ultimo proprietario del Team Lotus è stato James Hunt. La Lotus cars invece è passata ora sotto il controllo della malese Proton.

    Detto ciò, vorrei ricordare come solo chi dispone della proprietà del nome e del logo (Fernandes lo ha acquistato da Hunt) sia il “vero” proprietario del Team Lotus di Chapman, della sua storia e dei suoi titoli. Quando il fondatore, fra l’altro, vendette a Peter Warr, nessuno si sognò di dire che la Lotus di Senna era una “Lotus falsa”. . .
    Inoltre, se la vogliamo mettere sulla “purezza razziale”, dato che questo è il significato fra le righe della mancata legittimazione della figura di Fernandes (non è inglese ma malese, quindi non può rappresentare la Lotus, “quella vera”), come si è detto, la stessa Lotus Cars è di proprietà malese.
    Ridicoli poi gli sfottò da bar sulle prestazioni della T127, dimenticando quanto sia difficile divenire competitivi al primo anno in formula 1, dimenticandosi di Virgin e Hrt, dimenticandosi che la storia della Formula 1 l’hanno fatta personaggi come Enzo Ferrari, Colin Chapman, Frank Williams, Jack Brabham, e non le grandi multinazionali come Honda, Toyota, Jaguar, che hanno abbandonato alle prime difficioltà. Insomma, viva la Lotus dell’appassionato Tony fernandez, e abbasso la Lotus dell’interessata Proton.

    Nic

    • Bel commento!! Non le sapevo tutte ste cose complimenti!!

  4. @ Niccolò Zanotelli

    Sei un grande, hai ragione al 110%.

    Le critiche di Pellegrini contro le prestazioni della Lotus di quest’anno sono assolutamente ingiuste. Bisogna considerare questi 2 fattori:

    1) La Lotus è al suo primo anno di F1, quindi da un team nuovo non si può pretendere che finisca già in zona punti al debutto;
    2) Mi risulta che tra le scuderie debuttanti, la Lotus sia stata la migliore.

  5. Come dire che la Ferrari non è più Ferrari ma FIAT.
    Bah……….

  6. Caro Zanotelli, cari lettori,
    ho tello attentamente i vostri commenti e ne ho tratto una conclusione: gli articoli vanno letti bene prima di replicare.
    Ho detto che la proprietà attuale della vera Lotus è della Proton, non di Fernandes.
    Il team di Fernandes non può esibire il marchio Lotus perchè non è proprietaria del logo.
    La squadra di Fernandes è malese, non inglese. Quando la Jaguar correva nei Prototipi e in F1 ed era del gruppo Ford esibiva il marchio originale Jaguar, era iscritta con licenza inglese ed in caso di vittoria suonava l’inno inglese.
    I cambi di proprietà sono avvenuti sia ai tempi di Chapman che dopo; tuttavia, il marchio era sempre Lotus al 100% (vedere le foto delle vetture dell’epoca per credere!!). Ora, Lotus Cars è la vera Lotus. Il team di Fernandes, per il quale non nutro alcuna antipatia (anzi, ben venga il suo team One Malaysia!), è una finta Lotus. Tanto finta che tra il ricco malese e la stessa Proton vi è un po’ di maretta. Tanto per ribadire quanto è finta la Lotus di Fernandes, ricordo che la Proton non sponsorizza il team di Fernandes!
    Del resto, la foto di presentazione all’articolo riporta la differenza tra i due marchi, quello vero e quello fittizio.
    La Ferrari è la Ferrari, anche se di proprietà della FIAT. La Ferrari, infatti, è una azienda separata, con un presidente, un marchio che non è mai cambiato da decenni e così via. Non bisogna confondere la proprietà finanziaria con l’identità. Jaguar oggi è della TATA, ma sempre Jaguar è!!!
    Per quanto riguarda le prestazioni della T127, non ho affatto insulato. Anzi, anche io dico che è andata meglio della HRT e Virgin (leggere bene gli articoli…). Certo, con 75 milioni di euro si poteva fare un poco di più, ma non è questo il problema. Anzi, mi stupisco cokme, con simili regolamenti, vi siano vetture che prendono ancora 4-5 secondi al giro. E per chi si è studiato 60 pagine di regolamento tecnico, tutto ciò è davvero un mistero!
    Circa le piccole Case che hanno fatto la storia della F1 e non solo. Be’, qui sfondate una porta aperta: in molti articoli, infatti, ho affermato che confidando solo nelle grandi Case l’automobilismo sportivo sarebbe scomparso e scomparirebbe dopo due minuti! Il motorismo, infatti, si è sempre retto e continua a reggersi grazie ai team privati e ai costruttori “assemblatori”. Le grandi Case non sono affidabili: se vincono si fanno belle, se perdono escono dalla finestra senza fare rumore.
    Consiglio, infine, di leggere sempre bene gli articoli, prima di puntare il dito contro, accusando il primo che passa di “parecchie cose inesatte”…

    • Si continuano a riportare inesattezze.
      Il team di Fernandes del 2010, la Lotus Racing, fruiva del diritto ad impiegare il nome, ma non il logo, attraverso una concessione della Proton, cioè della Lotus Cars. Non è un caso che il team si chiamasse Lotus Racing e non Team Lotus e si fosse presentata con un logo diverso da quello storico.
      Fino a qua siamo tutti d’accordo. L’insesattezza è nel non considerare cosa è successo dopo, ossia che la Proton (Lotus cars) ha si ritirato la licenza per il 2011 a Fernandes, ma contemporaneamente il malese ha aquistato da James Hunt il nome ed il marchio del Team Lotus (che non c’entra nulla con la Lotus Cars della Proton come ho già ampiamente spiegato, sono due cose completamente diverse, come le pere e le mele), di cui l’ex pilota inglese era il solo escusivo proprietario.
      Dunque per il 2011 non solo Fernandes ha il diritto di chiamare la sua scuderia Team Lotus (per assurdo avrebbe forse più fondamento giuridico sostenere che la sua scuderia non possa più chiamarsi Lotus Racing, ma si dovrebbe vedere cosa diceva il contratto con la Proton), ma anche di impegare il logo con le iniziali di Colin Chapman, dato che la ricondicibilità del logo ad entrambe le branche della ex Lotus unita, da indiscrezioni, risulta nello stesso contratto di cessione della produzione di serie stipultato allora dallo stesso Chapman. Quindi non si capisce proprio cosa la Proton possa rivendicare contro Fernandes!
      Riguardo all’inno e all’inglesità, sono argomenti piuttosto deboli. Se la maggioranza del pacchetto azionario della Ferrari venisse acquistata da un cambogiano, questo avrebbe tutto il diritto di suonare l’inno cambogiano dopo una vittoria del suo team, che rimarrebbe comunque la Scuderia Ferrari, con i suoi titoli, i suoi colori, il suo blasone. Quello che contra è solo la proprietà del nome e del marchio, questi sono i fondamenti del diritto industriale.
      Niccolò Zanotelli

    • Caro Zanotelli, cari lettori,
      ho tello attentamente i vostri commenti

      Participio Passato del verbo Gellere!! ahahahahah :)
      Così per sdrammatizzare!!

  7. Condivido in pieno le giuste puntualizzazioni di Paolo Pellegrini.
    Molti forse non ricordano che la Ducati pochi anni or sono era di proprietà di una finanziaria americana che poi ha rivenduto l’azienda agli attuali proprietari. Ma nessuno si è mai sognato di dire che in quegli anni la Ducati era una marca americana. Come nessuno oggi dichiara che la Volvo è un marchio cinese !

  8. Caro Zanotelli,
    rimane il fatto che la Lotus che io definisco vera è quella della Proton. Ritorno dalla 6h di Vallelunga, in cui vi erano impegnate le Lotus ufficiali (le Evora, tra tutte). Ebbene, quelle sì che sono Lotus, con tanto di marchio e scritta originali! Altro che quel brodino di Fernandes…
    Mi risulta, poi, che fosse David Hunt, fratello di James, all’epoca a detenere il marchio.
    Vedi, su questi argomenti si può discutere all’infinito. La Jaguar non è indiana ora nè americana all’epoca, la Chrysler e la Jeep non sono italiane perchè della FIAT, la Volvo non è cinese, la Barilla non era americana quando degli americani e la Ferrari non sarebbe cambogiana se di cambogiani.
    Ma qui stiamo parlando di due cose diverse. La Lotus Cars non è malese solo perchè della Proton! Ma la Lotus di Fernandes non è Lotus! Semplice: egli non è proprietario di nulla, bensì ha solo avuto un accordo stiracchiato con Proton per l’uso del solo nome.
    Il futuro parla chiaro: Lotus Cars rientrerà in F1, esubirà marchio e scritta originali, Fernandes sarà costretto a inventarsi un altro nome. Punto.
    Concludo: se tu facessi un accordo con FIAT per l’uso del nome Ferrari e ottenessi un via libera all’uso del nome Ferrari per una tua squadra in F1 (poi sarsti tu ad inventare un marchio che scimmiotta quello vero, magari mettendo un asinello al posto del cavallino…), quale sarebbe la vera Ferrari: quella della FIAT, che rimarrebbe proprietaria del marchio, della identità e della tradizione Ferrari, o quella tua, finta, fittizia, artificiale…?

    • Giusta la precisazione, è di David Hunt e non di James di cui si parla.
      Tuttavia continuo a considerare inesatto, o quantomeno soggettivo, attribuire patenti di autenticità ad una azienda piuttosto che ad un altra. Contano i diritti di proprietà, non le pulsioni o le simpatie personali.
      La categoria che ha citato impega auto di serie, ed è logico che le vetture che vi partecipano sono Lotus prodotte dalla Lotus Cars, che non a caso si occupa della produzione di serie.
      Che la Lotus Racing nel 2011 non sfrutterà il nome ed il logo del Team Lotus è una sua supposizione tutta da dimostrare. Qualora succedesse sarebbe solo per una scelta personale di Fernandes, conseguenza di una vaultazione circa l’opportunità di sostenere una causa legale contro un colosso multinazionale come la Proton. Ma a vincere in tal caso sarebbe il solito dio denaro, certamente non la passione, l’amore per l’automobilismo. Avremmo, e qui sono io a cedere alle supposizioni, una Renault con insegne Lotus, pronta a cambiare di nuovo nome e livrea nel momento in cui doppiopettati manager e marketinghisti della Proton decideranno che l’impegno in formula uno non crea più sufficienti aumenti di bilancio. E’ questo quello che avrebbe voluto Colin Chapman?

      Ultima considerazione, la famiglia Chapman si è schierata con Fernandes, vorrà pure dire qualcosa.

      Niccolò Zanotelli

    • Questo è quello a cui sono risalito io.

      1. gli eredi di Chapman non hanno più alcun diritto sul nome Lotus.Esiste solo il “Lotus Classic Team” gestito da Clive Chapman che segui con un gruppo di vecchi meccanici l’assistenza alle vetture storiche.

      2. fin dalla sua creazione il marchio “Team Lotus” era diviso dalla “Lotus Cars”, questo per volontà dello stesso chapman.

      3. In teoria (ma dubito che sia stato messo nero su bianco) la Lotus cars non potrebbe partecipare ad alcuna comptizione tra prototipi, dal momento che questa possibilità se la era riservata Chapman proprio con la creazione del Team Lotus.

      4. Fin tanto che il Team Lotus rimase in f1 non ci furono problemi.
      Il “Team Lotus” passò dagli eredi di chapman all’australiano peter collins nei primi anni ’90 (dopo che Peter Warr, gestendo per conto della famiglia Chapman il team fallì l’impresa di riportarlo al titolo prima con Senna e poi con Piquet).
      Ma dopo il fallimento del team lotus F1 e l’acquisto della lotus Cars da parte di proton iniziarono i primi diverbi teorici ,poiché nessuno aveva i soldi per rilevare il marchio di f1 che nel frattempo nel ‘94 fu acquisito da David Hunt fratello del iridato James su Mclaren nel 1976.
      (Nel 1996 una holding capitanata da briatore inziò ad interessarsi ad un clamoroso ritorno, ma la proton fece capire che avrebbe fatto causa rendendo l’operazione incerta e certamente più costosa!)

      5. La proton cercò cqm di comprare tale marchio nel 2003 senza riucirci (e questo significa che loro stessi riconoscono la lgittimità di questo marchio)

      6.Verso la fine di questa stagione 2010 Fernandez ha comprato il marchio”Team Lotus” da David Hunt.

      7. Ora la proton vuole impedire che il marchio Team lotus torni ad essere attivo in f1, poichè questo significherbe che loro non avrebbero dritto a cimentarsi in f1 nel futuro. In teoria Fernandes avrebbe tutte le ragioni ma con i soldi la proton sta cercando di boicottarlo anche se questo dovesse significare entare in f1 con il marchio lotus.

      Insomma: Lotus cars vs Team Lotus f1.

      8. probabimente vincerà chi ha più soldi(Proton), anche se in linea di principio è dalla parte del torto.

      A voi l’ardua sentenza.

      SALUTI.

      • E’ proprio ciò che sto sostenendo. Questa è la realtà fattuale aldilà delle liberissime e insindacabilissime convinzioni personali.

        Niccolò Zanotelli

  9. Caro Zanotelli,
    potremmo discutere qui per ore, ma è un discorso tra sordi. L’ho detto nell’articolo: qualora la Lotus entrasse in F1 nel 2011 assorbendo la Renault, sarebbe l’ennesima mossa in salsa “Tizio assorbe Caio”. Operazione legittima (lo ha fatto Benetton con Toleman, Honda con BAR, la Jaguar con Stewart, la Red Bull con Jaguar, la Midland con Jordan, la Spyker con Midland, la Force India con Spyker, la Mercedes con Brawn GP, ecc, ecc, ecc, ecc) ma che certamente fa tirare un lungo sospiro di fronte alla storia della Lotus.
    Che la famiglia Chapman si sia schierata con Fernandes…problemi loro, non miei! La cosa mi dice poco.
    Se Lotus Cars entrasse in F1, userebbe marchio e scritta originali Lotus, quello per intenderci che ha al proprio interno le lettere ACBC. Qualora questa operazione andasse in porto, Fernandes perderebbe il diritto di proporre il nome Lotus. Non è una mia supposizione, nè un fatto di simpatia (a me Fernandes non ha fatto nulla, anzi per quanto ne so è un ottimo imprenditore!!), ma ho solo riportato le notizie ufficiali.
    Rimane il fatto che il team di Fernandes non può essere certamente considerato erede diretto del team che dal 1958 al 1994 ha militato in F1. Accidenti, non hanno nemmeno il marchio…!
    Ripeto: se tu facessi una seconda Ferrari, col nome Ferrari (ma a caratteri diversi) e con l’asinello ragliante, non sarebbe la vera Ferrari, anche se Montezemolo ti avesse dato il via libera ad una simile carnevalata.

    Sicuramente, se Lotus Cars entrasse in F1, quella la riterrei la vera Lotus (anche se chapman e soci non sarebbero mai entrati in una F1 monomarca…). Opinione personale.

    • Ripeto: se tu facessi una seconda Ferrari, col nome Ferrari (ma a caratteri diversi) e con l’asinello ragliante, non sarebbe la vera Ferrari, anche se Montezemolo ti avesse dato il via libera ad una simile carnevalata.

      e se facessi una ferrari dopo aver acquistato il marchio??