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La 24 Ore di Le Mans 2011 resterà negli annali

Da sinistra: Marcel Fässler, André Lotterer (ancora col casco), Benoît Tréluyer raggianti dopo la vittoria conseguita.

Da sinistra: Marcel Fässler, André Lotterer (ancora col casco), Benoît Tréluyer raggianti dopo la vittoria conseguita.

Ci sono mille modi per raccontare Le Mans. E tutti, indistintamente, riescono ad evocare lo spirito avventuriero di questa straordinaria, inimitabile competizione.

L’odore di birra, hot-dog e carni alla griglia costantemente presente nell’aria, migliaia e migliaia di persone presenti sulle tribune o a ridosso delle reti di protezione, appassionati accampati lungo tutto il tracciato, i coloratissimi e festanti appassionati provenienti dal nord Europa, sempre numerosi.

I fiumi di birra ingurgitati senza sosta, ubriachi vagabondi che si aggirano senza meta nella fredda notte, evidentemente sopraffatti da una quantità abnorme di carburanti alcolici. Il pungente freddo notturno (6-7C°…!) che costringe le migliaia di (quelli ancora sobri e vigili…) appassionati a cercare riparo con indumenti di fortuna o a trangugiare alle 4 di mattina caffè bollente e succulento waffle affogato nella Nutella.

E ancora, le bande che intrattengono il pubblico, musica a volontà, una interminabile sequela di stand, negozietti, bancarelle che vendono merchandising e abbigliamento sportivo a tema, splendide vetture esposte, intrattenimenti di qualsiasi tipo, ragazze da sogno. E come dimenticare la divertentissima parata del venerdì sera per le vie del centro di Le Mans…! E poi, la snervante attesa che precede la partenza, il lungo e solenne cerimoniale pre-gara che si consuma in una atmosfera sempre più tesa, quindi la commozione (sì, avete capito bene…!) che si impadronisce del pubblico quando il plotone di vetture oltrepassa in piena accelerazione la linea del traguardo e l’orologio inizia il conto alla rovescia.

Tutto a Le Mans è colorato, brioso, trionfale, maestoso: vivere l’intero weekend di gara è, probabilmente, una delle esperienze più gratificanti, spassose, “ubriacanti”, intense ed emozionanti che un appassionato di motori possa immaginare e provare nella propria carriera da gitano di autodromi.

Tecnicamente e sportivamente parlando, la 24 Ore di Le Mans 2011 – 79a edizione della corsa, disputatasi l’11 e 12 giugno, nonché terza prova in calendario dell’Intercontinental Le Mans Cup – ha scritto ancora una volta una splendida e memorabile pagina di motorismo, fatica e passione. Il circuito della Sarthe ha visto consumarsi – per la classifica assoluta e di classe LMP1 – l’ennesimo duello a gasolio tra Audi e Peugeot, rispettivamente con R18 TDI e 908. Una sfida tecnica non indifferente, che ha visto fronteggiarsi tre tipologie di motore: il nuovissimo V6 di 120° Audi TDI 3700cc monoturbo, l’altrettanto inedito V8 di 90° Peugeot HDi 3700cc biturbo, e l’ormai noto – ma sempre valido e competitivo – V12 di 100° Peugeot HDi 5500cc biturbo installato sulla 908 HDi-FAP del Team Oreca-Matmut.

Lo scontro tra il costruttore tedesco e quello francese si preannunciava ravvicinato sin dai turni serali e notturni di qualifiche ufficiali del giovedì (19:00-21:00 e 22:00-24:00): alla fine, Benoît Tréluyer su Audi R18 TDI #2 dell’Audi Sport Team Joest faceva segnare una eccellente pole-position in 3:25,738, seguito a soli 61 millesimi dalla gemella #1 condotta da Timo Bernhard, Romain Dumas e Mike Rockenfeller. Ma in poco più di mezzo secondo, vi erano raccolte tutte le Audi e le Peugeot ufficiali, ossia le prime sei vetture dello schieramento di partenza. Distacchi così ravvicinati in qualifica sono davvero inediti per Le Mans!

Nella classe LMP2, la pole andava alla Oreca 03-Nissan #26 del Signatech Nissan condotta da Soheil Ayari, Franck Mailleux, Lucas Ordonez, che staccava un interessante 3:41,458 (14° tempo assoluto). Nella classe LM GTE-Pro, la velocissima BMW M3 #55 del BMW Motorsport condotta da Augusto Farfus, Jörg Muller, Dirk Werner si aggiudicava la pole (e il 29° tempo assoluto) in 3:57,592. Infine, nella classe LM GTE-Am – riservata ai gentleman driver coadiuvati da professionisti – la pole andava alla Ferrari F430 GTC #61 dell’AF Corse in 4:01,282 (42° tempo assoluto), condotta da un magnifico Marco Cioci assistito da Piergiuseppe Perazzini e Sean Paul Breslin.

La gara è sin dalle primissime fasi molto interessante. Dopo soli 4 giri, entrambe le Aston Martin AMR-One #007 e #009 dell’Aston Martin Racing sono fuori gioco, afflitte da cronici problemi meccanici. Allo scadere della prima ora di gara, il primo colpo di scena. Allan McNish, scatenato al volante della sua Audi R18 TDI #3 dell’Audi Sport North America all’inseguimento di Timo Bernhard, nel tentativo di doppiare all’interno la Ferrari 458 Italia #58 del Luxury Racing – in quel momento condotta da Anthony Beltoise – entra in contatto con la GT di Maranello. La Ferrari, dopo aver attraversato la via di fuga, riporta solo pochi danni, ma McNish si esibisce in un volo pauroso. Alla discesa del ponte Dunlop si vivono istanti di terrore: la R18 dapprima “galleggia” sulla via di fuga, quindi rovina contro le barriere, si impenna, si disintegra, pezzi volano tra i commissari. Fortunatamente, la vettura non oltrepassa le barriere, ricadendo poi capovolta nella via di fuga. Spettatori e commissari illesi; ed anche per McNish, solo un grande spavento.

Alle 22:50, quando la notte di Le Mans è da poco calata, Mike Rockenfeller disintegra la sua Audi R18 TDI #1 nell’allungo tra Mulsanne e la Indianapolis. Il Prototipo tedesco, in fase di doppiaggio nei confronti della 458 Italia #71 di Robert Kauffman, si scompone, quindi impatta il guard-rail a circa 300 Km/h quasi frontalmente. L’Audi si disintegra: a salvare “Rocky”, la estrema solidità della scocca in fibra di carbonio, realizzata dai tecnici Audi in un sol pezzo. Rockenfeller esce dalla vettura da solo, ma dopo aver percorso alcuni metri, sviene. Si teme il peggio. Al box Audi si vivono attimi di panico. Tuttavia, dopo i primi istanti di apprensione, il pilota tedesco viene trasportato in ospedale, senza alcuna lesione. La gara viene “neutralizzata” per circa 2 ore e 20 minuti, tempo necessario per la ricostruzione totale delle barriere a bordo pista e per il soccorso al pilota. La dinamica dell’incidente è ancora poco chiara. Dai pochi filmati subito trasmessi nei maxischermi in circuito, però, si vede la 458 Italia deviare dolcemente verso centro pista, ostacolando il passaggio dell’Audi, in piena velocità sulla destra.

Frattanto, alle spalle della Audi superstite e delle tre Peugeot del Peugeot Sport Total e Team Peugeot Total, infuria la lotta per la quinta posizione assoluta. A contendersela, la Peugeot 908 HDi-FAP #10 del Team Oreca-Matmut condotta da Nicolas Lapierre, Loic Duval e Olivier Panis, la Pescarolo 01 Evo-Judd #16 del Pescarolo Team di Emmanuel Collard, Christophe Tinseau, Julien Jousse e le due affascinanti Lola B10/60 Coupe-Toyota #12 e #13 del Rebellion Racing condotte rispettivamente da Nicolas Prost, Neel Jani, Jeroen Bleekemolen e Andrea Belicchi, Jean-Christophe Boullion, Guy Smith. La lotta è davvero accesa, le vetture si tallonano per tutta la gara da vicino, scavalcandosi vicendevolmente più volte. Più attardata, ma sempre puntuale e regolare, la curatissima Lola Aston Martin del Kronos Racing-Marc VDS #22 condotta da Vanina Ickx, Maxime Martin e Bas Leinders, vettura che sostituisce la HPD del Team Highcroft. Alla bandiera a scacchi, saranno settimi assoluti: niente male per un equipaggio ripescato all’ultimo istante…!

Per ciò che concerne la battaglia tra le vetture a benzina, davvero ottima la gara della Pescarolo ufficiale e della Lola Rebellion #13. Nonostante l’eccellente passo gara, entrambe le vetture hanno concluso la propria corsa distrutte addosso ad un guard-rail. Dapprima, è Jean-Christophe Boullion a compromettere irrimediabilmente la stupenda gara sino a quel momento condotta, specie dal nostro Andrea Belicchi, il quale ha ultimato magistralmente massacranti turni di guida. Quindi, Collard esce di pista domenica mattina, quando ormai mancano poco più di 2 ore e 10 minuti allo scadere della 24a ora. Il bravo pilota transalpino, purtroppo, è vittima della pioggia – intermittente, fine ma “bastarda” quanto basta… – che ha caratterizzato le ultime ore di gara. Alla Curva Porsche, Collard parte per la tangente, grande impatto, auto distrutta, gara finita. Al box Pescarolo calano gelo e lacrime.

La gara vive sul testa a testa tra la Audi R18 TDI di Marcel Fässler, André Lotterer, Benoît Tréluyer e le Peugeot 908 #9, #7 e #8 rispettivamente condotte da Sébastien Bourdais, Simon Pagenaud e Pedro Lamy, Anthony Davidson, Marc Gené e Alexander Wurz, infine Stéphane Sarrazin, Franck Montagny e Nicolas Minassian. La battaglia è feroce. Lotterer è una autentica furia e fa segnare il giro più veloce in gara in 3:25,289, migliorando di mezzo secondo la pole-position! Olivier Quésnel – boss Peugeot – scatena contro l’Audi i suoi migliori piloti: Davidson, Gené, Montagny, Bourdais e Pagenaud sembrano vampiri assetati di sangue. Letteralmente indiavolati, i piloti Peugeot offrono una irriducibile resistenza all’equipaggio superstite dell’Audi, ribattendo colpo su colpo, “mangiando” ogni curva e tirando staccate “alla morte”. Attorno alle 6 e 20 del mattino, Tréluyer e Pagenaud danno vita ad un memorabile duello all’arma bianca che dura oltre 20 minuti: sorpassi e controsorpassi, schivando doppiati e sfiorando guard-rail, sovente rischiando più volte il contatto. Quindi, Wurz, in ottima rimonta, rovina tutto uscendo di pista alla Indianapolis: vettura danneggiata, sospensione anteriore destra malmessa, un quarto d’ora perso ai box e terzo posto gettato al vento.

Sino alla bandiera a scacchi, la vittoria assoluta è quanto mai incerta. Wolfgang Ullrich – “comandante” dello squadrone Audi – freme al box, impartendo ordini e controllando che tutto fili per il verso giusto. Ed anche le ultime soste non cambiano le carte in tavola.

Alla fine, la spunta l’Audi. Marcel Fässler, André Lotterer, Benoît Tréluyer vincono meritatamente la 79a 24 Ore di Le Mans, ultimando 355 giri alla media di 201,265 Km/h (24.02′21”525), precedendo alla bandiera a scacchi la Peugeot #9 di Sébastien Bourdais, Simon Pagenaud, Pedro Lamy di appena 13”854! Al terzo e quarto posto (staccate rispettivamente di 2 e 4 giri), le altre 908 ufficiali #8 e #7, con Sarrazin, Montagny, Minassian che precedono Gené, Wurz, Davidson. Un trionfo, quello Audi, meritato e storico, maturato dopo una sfilza di gravi incidenti, tanto in qualifica quanto in gara. Alla Peugeot, l’onore delle armi. La Casa del Leone ha lottato sempre col coltello tra i denti, inseguendo sempre da vicino la fuggitiva vettura tedesca di casa Audi. L’equilibrio in qualifica e in gara è stato totale, entrambe le vetture sono apparse molto competitive ed affidabili. Più particolare ed innovativa l’Audi, più conservativa e “semplice” la Peugeot: un confronto tecnico di prim’ordine. Due diversi modi di concepire un Prototipo a gasolio: nelle linee, nella aerodinamica, nel telaio, nel motore. Dunque, onore ad Audi e Peugeot per aver deliziato il pubblico con i loro “mostri” a gasolio. Ed onore ad Audi e Peugeot – team e piloti – per la sportività mostrata, nonostante questa edizione della 24 Ore sia stata anche una palese guerra di nervi.

Al 5° posto, staccata di 16 giri (uscite di pista, problemi e prolungate soste ai box), la 908 Hdi-FAP del Team Oreca-Matmut di Lapierre, Duval, Panis, che precede la ottima Lola Rebellion #12 di Prost, Jani, Bleekemolen.

Sempre entusiasmante e ravvicinata la lotta nella classe LMP2. A spuntarla, alla fine, è la ottima Zytek Z11SN-Nissan #41 del Greaves Motorsport condotta superbamente da Karim Ojjeh, Thomas Kimber-Smith, Olivier Lombard. La bella barchetta inglese (8° posto assoluto) – approfittando dei ritiri della Oreca 03-Nissan #48 del Team Oreca-Matmut di Alex Primat, David Hallyday, Dominick Kraihamer e della HPD ARX 01d #42 dello Strakka Racing pilotata da Nick Leventis, Danny Watts, Jonny Kane – precede al traguardo la altrettanto ottima ed instancabile Oreca 03-Nissan #26 del Signatech Nissan (9° assoluto) condotta da Soheil Ayari, Franck Mailleux, Lucas Ordonez e la eccellente Lola B11/80 Coupe-HPD #33 del Level 5 Motorsports condotta impeccabilmente da Scott Tucker, Christophe Bouchut, Joao Barbosa, che coglie anche il 10° piazzamento assoluto. Un risultato insperato per il team statunitense.

Vivacissima, incerta e tirata la battaglia in classe LM GTE-Pro. E a spuntarla è ancora la “giallo-nera” Corvette. Dopo aver fatto scatenare le BMW in qualifica, le GT americane, gestite in maniera a dir poco magistrale dal Corvette Racing, hanno sbaragliato la concorrenza in gara. Poteva maturare una doppietta, se non fosse stato per l’incidente cui è incappato Jan Magnussen quando si trovava in testa. Ad ogni modo, la Corvette C6 ZR1 #73 condotta da Olivier Beretta, Tommy Milner, Antonio Garcia conclude prima di classe e all’11° posto assoluto, precedendo la Ferrari 458 Italia #51 dell’AF Corse condotta da Giancarlo Fisichella, Gianmaria Bruni, Toni Vilander (13° posto assoluto) e la BMW M3 #56 del BMW Motorsport condotta da Andy Priaulx, Dirk Muller, Joey Hand (15° posto assoluto). Le 458 presenti hanno palesato ancora qualche difetto di gioventù, tuttavia il potenziale della GT di Maranello è elevatissimo. In particolare, il terzetto Fisichella-Bruni-Vilander ha ben figurato, comandando anche la classe, nonostante problemi alla frizione, un insabbiamento a Mulsanne e ripetute noie alla accensione. Ma proprio sul più bello, l’equipaggio italo-finlandese ha perso il giro di vantaggio che aveva guadagnato sulla Corvette #73, infine ha subito il sorpasso da parte di Milner. A quel punto, la Corvette ha gestito il vantaggio. Gara, al contrario, difficile per le BMW M3 e per le Porsche 997 GT3-RSR: la migliore GT di Zuffenhausen è la #77 (tanto per cambiare…!), del Team Felbermayr Proton e condotta da Marc Lieb, Richard Lietz, Wolf Henzler. Il forte equipaggio si è classificato al 4° posto di classe, 16° assoluto.

Infine, nella classe LM GTE-Am, il successo (e 20° posto assoluto) va ad un’altra Corvette C6 ZR1, la #50 gestita dal Larbre Compétiton e condotta regolarmente da Patrick Bornhauser, Julien Canal, Gabriele Gardel. Essi precedono la Porsche 997 GT3-RSR #70, sempre del Larbre Compétiton, condotta da Christophe Bourret, Pascal Gibon, Jean-Philippe Belloc (21° assoluto). Al terzo posto, la bellissima Ford GT Mk VII Doran #68 del Robertson Racing condotta da David Robertson, Andrea Robertson (marito e moglie), David Murry (26° posto assoluto). Un vero peccato per Piergiuseppe Perazzini, Marco Cioci, Sean Paul Breslin, sempre ai vertici della classe LM GTE-Am, soprattutto grazie alla regolarità e alla velocità di Cioci, il quale ha ultimato turni di guida che definire sfibranti è riduttivo. Purtroppo, Perazzini ha perso il controllo della sua F430 alla curva Porsche, sancendo il ritiro dalla competizione. Benissimo anche Michele Rugolo, al volante della F430 GTC #57 del Krohn Racing e coadiuvato da Tracy Krohn e Niclas Jönsson. In lotta per la leadership di classe LM GTE-Am, l’equipaggio del team statunitense deve dire addio alla corsa al 123° passaggio, causa la rottura del motore.

La 24 Ore di Le Mans 2011, certamente, passerà alla storia come una delle edizioni più esaltanti e, nel bene e nel male, spettacolari. Lotte accese in ogni classe ed un epilogo thriller vissuto in apnea sino all’ultima curva dell’ultimo giro. Un distacco di poco più di 13 secondi, dopo 24 ore di gara, ha del clamoroso!

Tutti i media internazionali, a ragione, hanno definito questa edizione della 24 Ore di Le Mans “fantastica”, “leggendaria”, specie in Francia dove, nonostante la sconfitta delle amate Peugeot, i media hanno enfatizzato al massimo – ribadiamo, a ragione – la spettacolarità della gara. In Italia, invece, i (pochi) commenti sono apparsi più spenti e freddi, forse perché troppo presi ad esaltare la farsa del GP del Canada di Formula 1…

Non solo, c’è chi ha avuto da ridire circa l’esito negativo della gara per i colori italiani: affermazioni davvero fuorvianti, alla luce delle eccellenti prestazioni sfoderate da tutti i piloti italiani (Capello, poveraccio, non ha guidato non certo per sua colpa…!) e dall’ottimo secondo posto di classe colto dalla 458 Italia dell’AF Corse, vettura, ricordiamo, al debutto assoluto in quel di Le Mans.

Ad ogni modo, il piatto ricco della 24 Ore di Le Mans parla da solo: otto diverse tipologie di motori presenti in LMP1, tre in LMP2, sette differenti costruttori impegnati nelle classi LM GTE-Pro e Am. Diesel e benzina, turbo e aspirati, V6, V8, V10, V12, 4 e 6 cilindri in linea turbo, oltre all’immancabile “flat six” Porsche. Insomma, una varietà tecnica impareggiabile e attualmente senza eguali.

Anche la risposta del pubblico è stata eccezionale: 249.500 spettatori hanno assistito alla sola gara sabato e domenica. Un notevole incremento, pertanto, rispetto al 2010 (238.150) e al 2009 (230.000).

Le uniche note stonate riguardano l’ancor eccessivo vantaggio regolamentare dei motori a gasolio rispetto ai benzina aspirati e turbo (basterebbe allargare il diametro dei restrittori ai benzina o, addirittura, provare a levarli del tutto…), lo sconcio e demagogico continuo cianciare da parte dell’ACO (e della FIA…) di motori ibridi, sedicenti e fantomatici recuperi d’energia, ecologia ed eco-balle assortite (a proposito, Jean Todt, Presidente FIA, ha dato il via alla corsa ed è stato fischiato… anche molto rumorosamente da chi scrive…!), ed il voler frenare eccessivamente le prestazioni delle vetture in nome della sicurezza e della riduzione dei costi. Una malattia dei nostri tempi alquanto contagiosa…

Doverose critiche a parte, è impossibile non rimanere affascinati, incantati e catturati dalla magia di Le Mans. Passano gli anni e le epoche, ma Le Mans è sempre Le Mans: velocità, sudore, fatica, passione, improvvisazione, avventura, gioia e dolore. Il giorno che vale una vita.

Testo e foto: Paolo Pellegrini

 

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2 Commenti

  1. Ho visto (per più tempo possibile) questa gara… Dire che è stata bella è molto riduttivo. Dire che è stata bellissima è molto riduttivo. Dire che è stata fantastica è molto riduttivo. Dire che è stata splendida è molto riduttivo. Ma che dire allora? Ci sarebbe tantissimo da dire, e sarebbero cose solo positive… Mi limiterò a dire brevemente quello che è stato per me la 24 ore di Le Mans di quest’anno, con alcune considerazioni finali.

    Innanzitutto in questa gara si vede, quasi si tocca, la passione. Lo noti con gli addetti ai lavori, col pubblico, coi tecnici, coi piloti, con i commentatori… Con tutti. Ma lo noti anche quando prima della gara vera e propria si svolge quella delle auto storiche e forse ancora di più quando la Mazda 787B fa il suo giro-sfilata per i 20 anni dal suo trionfo sul ‘Circuit de la Sarthe’… Insomma, sei “circondato” dalla passione.

    Poi vedi verità e naturalezza. La 24 ore di Le Mans è una gara ancora “vera”, come quelle di una volta. Quelle gare che ti lasciano col fiato sospeso dall’inizio alla fine, quelle gare che vorresti non finissero mai, quelle gare che fanno scorrere il tempo a velocità tripla, quelle gare che fanno amare ancora di più il mondo dell’auto, quelle gare in cui ti accorgi di avere la fortuna di stare guardando un momento che entrerà nella storia dell’automobilismo…
    E soprattutto non è “costruita” come la gare di Formula 1. E’, appunto, vera e naturale.

    Infine vedi il coraggio e la volontà sia dei piloti che dei tecnici ai box. Indescrivibile.

    Potrei andare avanti un giorno intero a descrivere questa gara (soffermandomi, ad esempio, sulla spettacolarità, che a Le Mans, a differenza della Formula 1, deriva in un certo senso dalla semplicità), ma mi fermo per fare alcune considerazioni in confronto alla Formula 1.

    Costruttori come Audi hanno giustamente ribadito la loro volontà a non entrare in Formula 1 per restare invece concentrati su questa gara. Nulla di più giusto a mio parere.
    E attenzione: il prossimo anno ritornerà il ‘World Endurance Championship’, con molti costruttori (vedi Toyota o Porsche) pronti a tornare. Sperando che la FIA non faccia le sue solite cavolate, la Formula 1 deve stare attenta perchè si rischia (ben venga!) di rivedere il successo del Gruppo C…

    Altra considerazione: che bello vedere una certa libertà di scelte. Che bello vedere motori benzina e diesel! Che bello vedere V6, V8, V10, V12 ecc. gareggiare per la vittoria! Che bello, insomma, vedere differenti interpretazioni in molti aspetti dell’auto per raggiungere la vittoria finale! Questo aiuta sia la spettacolarità che la ricerca…

    Infine che brutta cosa per l’Italia, patria di case che hanno fatto la storia delle corse, non avere una copertura mediatica almeno sufficiente…

  2. Un grazie sincero a Paolo Pellegrini per la coinvolgente e precisa cronaca della 24 Ore di Le Mans ed.2011. Dopo averla letta mi illudo di essere stato anch’io a Le Mans.
    Comunque è vergognoso che RAI, reti Mediaset, La 7, ecc. non abbiano trasmesso uno straccio di commento sulla grande gara. Per parlarne aspettano il ritorno ufficiale della Ferrari? Che provincialismo!
    Audi e Peugeot che investono tanto su Le Mans e in Italia hanno un grosso mercato, dovrebbero fare la voce grossa con i media nostrani.