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Riflessioni intorno alla pericolosità del motorsport

Georg Plasa sta per iniziare la fatale salita della Rieti-Terminillo - Foto: Paolo Pellegrini

Georg Plasa sta per iniziare la fatale salita della Rieti-Terminillo - Foto: Paolo Pellegrini

Domenica, 10 luglio 2011. Un altro lutto scuote il mondo delle competizioni automobilistiche. Nel corso della 50^ Rieti-Terminillo (48^ Coppa Carotti), prova valida per il Campionato Italiano Velocità Montagna e Campionato Europeo della Montagna, è morto Georg Plasa, a seguito di un terribile incidente. All’altezza dell’ultimo chilometro di gara della impegnativa, lunga e veloce cronoscalata laziale, la stupenda BMW 134 V8 Judd “silhouette”, iscritta dal Vimotorsport nella classe E2S oltre 3000cc, si va a schiantare contro il costone della montagna. L’impatto è violentissimo, la vettura completamente distrutta. L’intervento di recupero della vettura ed estrazione del pilota richiede oltre 1 ora di tempo. La gara viene immediatamente sospesa. Le condizioni di Plasa destano subito preoccupazione. Le notizie circa lo stato di salute di Plasa si rincorrono confuse: in un primo momento, viene comunicato che il pilota tedesco non sarebbe in pericolo di vita. Malconcio sì, ma se la caverà. La direzione gara convoca più volte i piloti: la pista è praticabile, chi se la sente può prendere il via. Le vetture già partite dopo Plasa (le prime Sport) riscendono il tracciato per portarsi nuovamente sulla linea di partenza. L’atmosfera è tesa, ma i meccanici lavorano sulle auto normalmente, concentrandosi sulla gara. Plasa, frattanto, è stato trasportato in elicottero (non senza lungaggini…) al Policlinico Gemelli di Roma. I piloti parlottano tra loro: che fare? Pochi minuti dopo, l’annuncio che nessuno voleva ascoltare. Lo speaker richiama a gran voce i piloti in direzione gara, quindi comunica loro la morte di Plasa. Pochi secondi dopo, anche il pubblico viene informato. La gara è annullata.

Ancora ignote le cause dell’incidente. Malore, cedimento meccanico, errore di guida? Dopo l’impatto, si spargono le prime testimonianze, da prendere col beneficio di inventario. C’è chi dice di aver visto la BMW di Plasa già seduta sul posteriore prima di impattare le rocce. Ad ogni modo, l’iter è già segnato: indagine della magistratura e così via. La speranza, in queste circostanze, è che tutto venga circoscritto ad un fatale incidente di gara: un incancellabile rischio del mestiere. Già, perché se l’indagine accertasse lacune e difetti delle dotazioni di sicurezza sulla BMW di Plasa, l’ACI-CSAI (organizzatore del CIVM), la FIA (organizzatore dell’Europeo della montagna) e l’Automobile Club di Rieti non la passerebbero liscia…

Di fronte a tali episodi, viene da “sorridere”. Ma è un ghigno di rabbia. Viene da pensare alle patetiche scene delle finte partenze in regime di Safety Car dei GP di Formula 1 quando piove, viene da pensare ai mille capricci da bambini viziati dei divi del volante della pista qualora una via di fuga non sia ampia quanto un aeroporto, viene da sorridere quando certi commentatori televisivi e di carta stampata descrivono banali incidentini come “terribili schianti” e viene da sorridere quando, magari a Montecarlo, un paio di incidenti addosso ai guard-rail (da mettere in preventivo in un tracciato cittadino!) riaprono il dibattito sulla pericolosità di simili circuiti (“leviamo quel dosso all’uscita del tunnel!!”, tuonavano i piloti).

Georg Plasa, 51 anni, elettrauto con la passione dei motori e delle corse, rimane e rimarrà un volto e nome noto ai frequentatori e agli appassionati delle gare in salita. Le sue “mostruose” BMW motorizzate Judd rimarranno per sempre nel cuore degli appassionati.

Un altro pilota che ci lascia. I rischi del mestiere: analisi spietata quanto realistica. I piloti che partecipano alle corse in salita accettano rischi enormi, indicibili e sfidano la morte (letteralmente) ad ogni curva, ad ogni tornante, ad ogni rettilineo: nessuna via di fuga, ma solo guard-rail, rocce, alberi, case, muri. Ed è proprio per questo che questi piloti ispirano eroismo: rischiano più di tutti, e lo fanno lontano dai riflettori mediatici, quasi nell’anonimato assoluto. E, badate bene, solo pochi, pochissimi di loro sono professionisti. Cavolo, le gare in salita sì che sono passione allo stato puro! Pura passione. Un territorio rimasto selvaggio, genuino, vero. E per questo, pericoloso. Non solo. In un periodo storico in cui il rischio, nelle competizioni, è sempre più rinnegato, le cronoscalate corrono il serio pericolo di essere tacciate di “spettacolo di morte”, di essere condannate, odiate, disprezzate, isolate. Forse bandite. E si sa, gli incompetenti e populisti media generalisti (cioè coloro i quali fanno notizia ed opinione…) hanno il coltello dalla parte del manico. Purtroppo. ACI-CSAI, FIA ed i vari club organizzatori delle numerose cronoscalate in Italia come nel resto d’Europa debbono, volenti o nolenti, fare i conti con la demagogica opinione pubblica, che esige a gran voce l’abolizione delle gare su strade o percorsi normalmente aperti al traffico (cronoscalate, rally). Come se non bastasse, quando ci scappa il morto la faccenda si complica ulteriormente: indagini, magistratura, forse sanzioni, sicuramente sputtanamento mediatico. E va da sé che organizzare simili competizione diventa improbo, dovendo affrontare molteplici ostacoli.

Ma abolire anche le cronoscalate sarebbe un errore madornale. A questo punto, chiedo ai benpensanti. Oltre 100 piloti si iscrivono a tali corse: ebbene, siamo di fronte a 100 pazzi schizzati da rinchiudere o a cento appassionati-eroi che, pur di correre in auto, accettano rischi che molti di noi non vorrebbero nemmeno sfiorare?

E soprattutto, avrebbero ancora il coraggio, i superdivi un poco viziatelli della Formula 1 (ormai sempre più legati ad una immagine di “fighetti” e sempre più canzonati anche dai colleghi di altre categorie…), di affrontare la Rieti-Terminillo o la Trento-Bondone? Pensiamoci su.

Scritto da: Paolo Pellegrini

 

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23 Commenti

  1. tutto cio puo capirlo solo chi le corse le ama e lo fa nn per il soldi ma per passione addio plasa

  2. in effetii le corse su strada sono molto più pricolose della f1 vie di fuga inesistenti ogni minimo errore lo paghi anche con la vita sia degli spettatori che dei piloti.bisogna meditare !

    • Meditare?
      su cosa…sulla sicurezza? le nostre auto vengono controllate prima di ogni gara e se non rispetti gli standard te ne torni a casa..dovete essere voi a meditare come pubblico…voi non ci rispettate…voi vi mettete nei posti pericolosi…noi corriamo per passione di correre, per amore di questo sport..noi sappiamo quello che stiamo facendo in ogni istante..

  3. L’unica cosa che non condivido dell’articolo è la definizione di “eroi”….. per il resto anch’io sono un’appassionata di motori e di gare regolari…. è uno sport come altri e chi vi partecipa ama quello che fa ed è cosciente del rischio che corre, sceglie questo tipo di gare per divertirsi e divertire….sta agli organizzatori non tralasciare nulla che possa permettere lo svolgimento della gara nelle condizioni di maggior sicurezza possibile.

  4. Credo che le gare non sono solo sinonimo di spettacolo,ma anche di rischio mortale per i piloti (F1 esclusa),e proprio perche’ rischiose riultano affascinanti perche’ tengono il fiato sospeso.
    E’ il loro lavoro,cosi’ come per il muratore rischia di morire cadendo da decine di metri,cosi’ i piloti hanno la loro fetta di rischio.
    Se vogliamo togliere il rischio dobbiamo dimezzare la velocita’,ma a quel punto non si puo’ piu’ parlare ne di gare ne tanto meno di corse.

    • F1 esclusa? La formula 1 è arrivata alla sicurazza attuale pagano un pedaggio di decine di morti, evidentemente o hai la memoria corta o sei molto giovane.

      • Io non dimentico un bel niente,resta il fatto che la F1 attuale e’ sicura,e che i piloti vengono ammirati per il loro talento,non certo per il rischio che corrono,me compreso,ma se dovrei dare dei voti ai piloti confrontandoli tra le varie disciplite,darei un volto molto piu’ alto a colui che corre nel motomondiale,in formula indi,nei rally,perche’ hanno il fegato di guardare la morte in faccia ogni volta che corrono,ed e’ quel fegato che fa la differenza nelle corse.

  5. mi spiace per il pilota Plasa, una grande perdita di un appassionato ma, non sono assolutamente daccordo con chi ha scritto l’articolo, i piloti di f1 prina di arrivarvi…hanno fatto tutti la gavetta e non sono dei fighetti, molti vengono da famiglie povere ed hanno fatto sacrifici (come Kimi (Barrichello , ecc ecc)che dormiva sotto il furgune perchè non aveva i soldi per l’albergo!), fare di un erba un fascio o sparare nel mucchio per scrivere un articolo che faccia sensazione è da ipocriti, tutti i piloti fanno questo sport per passione,( metterei chi ha scritto l’aricolo su una f1 o altra auto da corsa di una certa tecnologia…come quella di Plasa… e poi gli porrei la domanda…sei un “fighetto”?)che corrano su una carretta o su una f1, punto. Cerchiamo di non strumentalixxare una morte eroica di un pilota per scrivere delle righe offensive verso altri, che di passione ne hanno uguale , il povero Plasa si RIBELLEREBBE!Certi articoli non possono essere scritti da chi non vive il mondo dei motori, io mi sono rovinato il viso, le gambe per correre in auto e in corse in salita, ma, mai sputerei nel piatto in cui ho mangiato, chi corre in auto non è un fighetto…qualsiasi categoria faccia o estrapolazione socile possa avere.

    • Sei perfetto… condivido in pieno…!!!

  6. siamo aime’ ritornati a velocita’ folli su strade che non permettono il minimo errore
    non sarebbe un vergogna se chi di dovere si rendesse conto delle medie e delle velocita’ di punta
    imponendo la ristrutturazione delle gare cosi veloci

  7. La F1 odierna rimanda una immagine falsata degli sport motoristici, se vogliamo poco didattica.
    Correre in automobile è rischioso. Dovrebbero esserne coscienti tutti quelli che, con gli amici discotecari o con la famiglia percorrono le strade a velocità folli con il telefonino all’orecchio e smanettando su autoradio e navigatori pensando di essere immortali perchè hanno intorno 23 airbag.
    Qualunque pilota arriva dove arriva per passione.

  8. Mi spiace, ma quest’articolo dovreste proprio vergognarvi di averlo scritto!!!
    Prende in giro tutti quelli che si battono seriamente per la sicurezza, sia sul lavoro, che sulle strade!!!
    Secondo voi, visto che nei rally il rischio, si sa, è davvero molto più alto che in F1, sarebbe opportuno che anche in F1 si facesse male qualcuno in più! Così Kubica, che proprio nei rally ha rischiato la vita, diventa un eroe solo per un incidente quasi fatale?! I media non dovrebbero indignarsi davanti ad una vita che se ne va?! e che dovrebbero fare, limitarsi a celebrare l’eroe morto?? Ma smettiamola, va!!!
    Non dimentichiamoci che in F1, con queste stupide regole del parco chiuso, tante volte sono costretti ad affrontare gare sull’acqua in assetto da asciutto!!! Voglio vedere voi come stareste in pista!!!
    E poi parlate di sciacallaggio mediatico!!!

    • Cari lettori,
      nessun sciacallaggio mediatico. Chi lo pensa, ahilui, è molto, molto fuori strada. Purtroppo, i piloti attuali di F1 vivono nel loro mondo fatato e dorato, isolato dal resto del motorismo. Non tutti, ma quasi. Spiego perchè. Dalla metà degli Anni 80, dopo alcuni lutti nel mondo dell’Endurance (da Bellof a Gartner), i team di F1 decisero che i loro piloti, spesso impegnati anche nei Prototipi, dovevano abbandonare forzatamente ogni impegno al di fuori della F1. Il rapporto con il resto del motorsport si stava lacerando. La F1, infatti, si è sempre più isolata. Poi, dopo Imola 1994, l’isolamento si è quasi del tutto compiuto. Parliamoci chiaro: la sicurezza è importante, ma i piloti, gli addetti ai lavori e noi appassionati non possiamo pretendere di vedere vetture da corsa ad oltre 200-300 Km/h viaggiare in totale e assoluta sicurezza. E’ utopico, non realistico. Il rischio c’è e deve esserci. Altrimenti, andiamo a fare altro.

      Diceva David Purley, dopo aver sfiorato la morte: “Non temo la morte. La mia vera e unica paura è che un giorno uccidano il rischio delle corse”. Ebbene, signori come Purley, Pescarolo e via dicendo, che la pensano esattamente così, sono sciroccati e partiti di cervello? Non credo!
      Via, la manfrina della sicurezza ha fatto danni incalcolabili: monoposto goffe, brutte, circuiti prima da uomini veri oggi stravolti, snaturati, molti dei nuovi tracciati (spesso spacciati per favolosi e vecchio stampo, come Istanbul) che sono solo dei kartodromoni. Il rischio nelle corse deve esserci e deve essere accettato.
      Oggi, i piloti della F1 (molti dei quali degli autentici fighetti, sì, proprio così) non vogliono più contemplare il rischio. Suvvia, lo spettacolo di Montreal è stato indecoroso! E’ questa la F1 che vogliamo? Non solo: molti aspiranti piloti di F1 non vogliono rischiare più: anzi, molti pensano solo al casco, allo sponsor, alla hospitality, alla immagine e al capello alla moda. Non dico tanto per dire, dico questo perchè i piloti li vedo, le gare le seguo in circuito! Ovviamente, l’incantesimo poi si spezza: non tutti arrivano in F1, quindi si orientano verso altre categorie, magari più rischiose e vere della F1.
      Kubica è un caso a parte, che merita il massimo rispetto. Oltre ad essere un fenomeno, è un ragazzo d’altri tempi: la sua passione per i rally, guarda caso!!, gli ha fatto perdere il posto in Renault… e non è detto che trovi un altro volante in F1! Bravi, i signori della F1, che ambientino riconoscente!
      E che dire di Raikkonen, eccelso pilota, con la passione dei rally, praticamente misconosciuto e rinnegato dalla F1!
      Tutti i piloti di F1 si sentono divi? No, per carità. Ma è pur vero che molti piloti della nuova generazione, loro malgrado, pretendono di fare questo mestiere rischiando meno di un calciatore! Suvvia, non è normale! In più sono pagati bene, sono famosi, sono sempre sotto i riflettori. Ma ci sono piloti che rischiano, sanno e vogliono rischiare solo per passione, non prendendo una lira, lontano dai riflettori.
      Be’, accidenti, un po’ di rispetto!
      Quello che vorrei dai piloti di F1 e dagli organizzatori della F1 è sentire meno capricci, non vedere più scene in stile Montreal, non lamentarsi più dei rail di Montecarlo o del dossetto all’uscita del tunnel. Insomma, siete piloti, fate i piloti. Insomma, un pugile non si lamenta quando il proprio rivale gli sferra un destro in piena faccia.
      Per quanto rigiarda l’ultimo commento di Paolo85: le regole del parco chiuso, se mi segui, le leverei tutte. Ci vuole un secondo a cambiare un assetto da asciutto a bagnato. Però, converrai con me, non è bello vedere scene in stile Montreal: ma come, la F1 si vanta di essere il top, il meglio, di avere i piloti più bravi, più coraggiosi, più veloci, le auto migliori… e poi inciampa in queste figure?! E pi, scusami, ma nessuno dice di voler vedere il sangue e di vedere i piloti farsi male!! Dico solo che correre in macchina e pretendere di eliminare i rischi è pura utopia: non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca!
      Molti piloti di F1 divrebbero guardarsi in giro e meditare: molti dovrebbero ammettere di essere fortunati, privilegiati e pure un po’ capricciosi. Vedete, non è la vettura che rende fighetti: si può rischiare e morire anche a bordo di una Peugeot 106 Gruppo N. E non serve essere piloti per comprendere il rischio delle corse…

      • Sulle ultime considerazioni sono d’accordo con te, anzi d’accordissimo!
        Quello che non mi piace è il taglio dato all’articolo, in cui sembra che i piloti che corrono ad un livello di sicurezza basso siano i più bravi… che dire a proposito del guard rail all’uscita del tunnel di Monaco che sembra uno spuntone! Lì qualcuno può davvero lasciarci la pelle!!! Allora, forse, un muro imbottito lì qualcosa può fare per la sicurezza e non penso sia così problematico installare una barriera lì!
        Detto questo, concordo pienamente sul resto:
        - In Canada era ridicolo correre più giri con la Safety Car (che ha dato la vittoria ad un Button che lì in condizioni “normali”, ossia senza un SC ogni 10 giri) che senza;
        - è ridicola la regola del parco chiuso, anzi CONTRO la tanto osannata sicurezza;
        - è ridicolo correre con le vie di fuga asfaltate completamente (della serie: “se sbaglio non perdo nulla”);
        - qualche rischio in più in condizione di pioggia lo si potrebbe prendere (in assetto da bagnato naturalmente), se no a che servono le gomme rain??

        Riassumendo: la sicurezza è importantissima, il rischio è impossibile eliminarlo del tutto (vedi la quasi fatalità di Massa), ma preservare lo spettacolo ed il motorshow è fondamentale! Questo però senza osannare il rischio evitabile (se una barriera pericolosa a Monaco la si può spostare o imbottire, la si imbottisca!!!).

        Grazie dell’intervento di replica.

      • Sono d’accordo ed anche con gli “Eroi”,sicuro del fatto che lo sono nell’ambito dell’automobilismo.
        I Piloti che guidavano le monoposto con telai tubolari saldati e rivettati in circuiti come Monza,Imola,Silverstone,Spa Francorchamps ,solo per citarne alcuni, prima di essere modificati inserendo quelle “meravegiose”serie di curve fatte (dicono) per mettere in sicurezza il circuito,come non ricordarli se non come Eroi.

      • Condivido ogni tua frase e ti diro’ che se trasmetterebbero anche la velocita’ montagna oltre alla F1,e magari alla stessa ora e giorno,non esiterei a guardare la velocita’ montagna,divertendomi molto di piu’.

  9. Condivido pienamente tutte le considerazioni di Paolo Pellegrini. Il GP del Canada di quest’anno è stato semplicemente vergognoso, il simbolo dell’antisport, lo specchio della attuale F1 dei piloti fighetti, del disastro FIA delle soluzioni pro- spettacolo tutte uguali (ma lo spettacolo non c’è lo stesso) e della mortificazione del talento dei tecnici. Uno dei problemi è che degli attuali piloti di F1 quasi nessuno ha fatto una vera gavetta. Poi non sanno parlare, rilasciano interviste asettiche, preconfezionate fatte con lo stampino (sorvegliati a vista dal p.r. di turno). Forse l’unico fuori dal coro è Rosberg insieme a Kubica.
    Avete mai sentito Max Papis intervistato sulle gare Nascar? Altra stoffa!

  10. …bella risposta ma non sono daccordo assolutamente, forse non ti piace la F1, non guardarla ma non infangarla facendola passare per una corsa con i sacchi! Mi dispiace strumentalizzi troppo argomenti di facile discussione e polemica, non desidero essere polemico e mi ritiro in un ..no coment, una cosa…… l’hai gidata una f1?…io si …ti consiglio di farlo e poi …cambirai idea!…un cordiale saluto e senza alcun rancore, solo un consiglio non giudicare cose di cui non conosci i limiti.

    • Felix,perdonami ma non capisco a chi ti riferisci.
      Ciao.

  11. Ciao, non per difendere i piloti di formula uno (che non ne hanno proprio bisogno) vorrei ricordare che al di là delle gare di F1, molti di loro condividono le nostre stesse passioni, perché anche loro hanno fatto la gavetta ed amano i motori grazie alle categorie minori; kart, rally. ghiaccio, DTM, salite: vedi Kubica che ci ha rimesso un braccio per un rally!

  12. LA F1 NON E PARAGONABILE ASSOLUTAMENTE ALLE CRONOSCALATE E RALLY

  13. Io penso che tutti gli sport abbiano i loro rischi.Forse di più nelle cronoscalate e meno nella F1,però,in ogni caso i piloti corrono dei rischi.Quindi non si deve dire che la F1 è “sicura”.

  14. Ciao a tutti, premetto che per me questa e’ la prima volta che scrivo su un blog, e non potevo non farlo visto che l’argomento in questione e’ LE CRNOSCALATE: per me e’ sempre stata una grande passione, avevo dieci anni quando mio padre per la prima volta mi porto’ a vedere L’ALGHERO-SCALA PICCADA, non avevo mai visto un’auto da corsa da vicino dunque appena la gara prese il via e mi passo’ davanti la prima machina senti’ un grande brivido dentro di me ed il rumore dei motori divento’ musica per me, dopodiche’ ancora oggi dopo 32 anni guai se non andassi a vedere le cronoscalate locali e non solo, per me e’ esara’ sempre un grande amore, e per molti appassionati credo sia la stessa cosa, quindi pensare che in un futuro spero il piu’ lontano possibile un bel giorno si decisse di abolire questo tipo di competizioni………be non ci voglio nemmeno pensare, di pari passo viaggia pero’ anche il discorso della sicurezza, e qui mi fermo, dico solo che secondo me queste auto oggi cosi moderne cosi performanti e perfette e cosi affascinanti, mi viene un po’ il dubbio che non siano piu’ proprio adatte a questo tipo di strade nate diverse decine di anni fa e qundi non proprio pensate per questi mezzi da noi tanto amati, anche se in molti casi molte strade dove si effettuano le gare sono state migliorate parecchio. un saluto a tutti e viva le cronoscalate.