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In Formula 1 c’è la crisi? Riportiamo i tabaccai

Lotus 91-Cosworth, 1982

Lotus 91-Cosworth, 1982

LA CRISI ECONOMICA
Si sa, il mondo dello sport del motore risente dei periodi economici di vacche magre. Il motorismo, e non lo si scopre certo oggi, è disciplina costosa e che pertanto richiede ingenti investimenti. Da qualche anno, una crisi economica (indotta? Chissà…) dai risvolti sovente ambigui e torbidi attanaglia il mondo intero. Una crisi, sotto molti punti di vista, reale e nostro malgrado sin troppo tangibile, sotto altri poco convincente. Anche il settore auto, dalla produzione di serie alle competizioni, è stato toccato pesantemente dalla suddetta depressione economica, sebbene, specie nel resto d’Europa, il mercato dell’auto sia tornato a respirare (allora ci sono i soldi?).

Stando a ciò che stampa e addetti ai lavori affermano dalla mattina alla sera, ogni settore produttivo è alle corde. Eppure, sorpresa sorpresa, il settore auto sta affrontando questa crisi mediante rimedi e strumenti sbagliati.

Nello specifico, le competizioni pretendono di fronteggiare la crisi con armi spuntate e con antibiotici del tutto inadeguati. Anzitutto, si registra una prima contraddizione: anziché diminuire, campionati, trofei e gare di ogni tipo proliferano e si moltiplicano senza controllo e ritegno. Chi paga, e con quali soldi?

In più, alcuni campionati nazionali (come la Formula 3 italiana) disputano gare all’estero, gravando ancor di più sui budget già risicati dei team. In secondo luogo, il mondo delle competizioni sta mettendo in circolo una serie di anticorpi assolutamente demagogici, inefficaci e menzogneri. Ci riferiamo alla moltitudine di provvedimenti che, secondo i legislatori, dovrebbero contenere e ridurre i costi: proliferare di monomarca, monoforniture assortite, omologazione e standardizzazione tecnica, “congelamenti” di motori e altre parti meccaniche, penalizzazioni (in griglia o in punteggio) in caso di sostituzione di motore e cambio, unificazione in alcuni campionati dei rapporti del cambio, drastica riduzione dei test e via dicendo.

Provvedimenti inutili che cozzano contro altre misure tecniche-sportive dai costi folli e dalla accertata inutilità tecnica e sportiva, quali, ad esempio, l’adozione del KERS in Formula 1 e altri sistemi di motorizzazione ibrida per Prototipi e GT. Lo stesso dicasi per la produzione di serie, sempre più orientata (almeno a parole…) verso vetture ibride ed elettriche che costano, in produzione e all’acquirente, un occhio della testa (e valgono poco…).

Tali disposizioni non hanno ridotto di un solo centesimo i costi (anzi…); se i costi fossero realmente diminuiti, almeno le griglie di partenza traboccherebbero di partenti. Invece, molti campionati contano a malapena 16-20 vetture (la F3 Italia, ad esempio, conta quest’anno un massimo di 16 monoposto, con punte minime di 12-13, per non parlare dell’Europeo F3, in crisi nera). Inoltre, tali disposizioni taglia-costi hanno sortito un effetto desiderato dai legislatori ma assai indesiderato dagli appassionati, ossia un sensibile impoverimento dei contenuti tecnici, rendendo molte categorie monomarca dichiarati o monomarca camuffati.

Il problema è duplice. Non solo si tratta di tagliare esclusivamente i costi superflui (operazione sinora disattesa e mai messa in opera), ma è soprattutto necessario attrarre nuovi sponsor e nuovi investimenti allo scopo di rimpolpare e arricchire le casse lo sport del motore che, volenti o nolenti, richiede tanti quattrini. A tal proposito, non è affatto sufficiente fuggire dall’Europa o dalle Americhe e trovare “asilo politico” in Asia, alla disperata ricerca di nuovi orizzonti e acquirenti ai quali esportare il prodotto “automobilismo sportivo”. Spesso, con risultati disastrosi e controproducenti.

Che fare allora, visto e considerato che quasi tutti i settori dell’economia e dell’industria (stando a quanto affermano) piangono miseria? Ebbene, un tentativo potrebbe essere il seguente: riaprire le porte alle aziende tabaccaie, nonostante tutto ancora impaccate di tintinnati quattrini.

DONNE, MOTORI E…NICOTINA
Il fumo, come noto, è il grande nemico pubblico. Una lotta sociale giusta e sacrosanta in linea di principio. In pratica, però, si tratta di una colossale e sottaciuta ipocrisia (al pari di gioco d’azzardo e alcool), poiché sono gli Stati sovrani i primi a guadagnare vagonate di denari in tasse dalla vendita del tabacco. Perché, allora, insistere con queste ipocrite e fallimentari campagne antifumo? Se da un lato è doveroso e opportuno vietare il fumo in determinati luoghi, dall’altro è inutile combattere una guerra che, per definizione, non potrà essere mai vinta. È pura utopia.

Anche il motorismo, Formula 1 compresa, ha combattuto e combatte la propria guerra personale contro il tabacco. In passato, le sponsorizzazioni tabaccaie erano parte integrante delle competizioni. In Formula 1, il fenomeno nasce nel 1968: in occasione del GP del Sudafrica, la Brabham BT20-Repco di John Love e la LDS Mk3-Repco di Sam Tingle sfoggiano le livree arancio del Team Gunston. I soldi nascono dal fumo.

Da questo momento, la nicotina conquista il mondo delle competizioni, dalle auto alle moto, dall’Europa agli USA, dall’Africa all’Asia sino all’Oceania. Gold Leaf, Marlboro, Camel, Lucky Strike, John Player Special, Rothmans, West, Gitanes, Gauloises, HB, Silk Cut, Mild Seven, MS, Fortuna, Bastos, Ducados, Benson & Hedges, Chesterfield, Winston e chi più ne ha più ne metta. A questo trionfo di nicotina, aggiungiamoci anche la Rizla +, il noto produttore di cartine. Le sigarette non solo hanno partecipato ai giorni più splendenti dell’automobilismo, ma hanno regalato alcune tra le più belle e caratteristiche livree nella storia delle competizioni. Infine, particolare non di poco conto, hanno reso possibile la sopravvivenza della Formula 1 e compagnia, grazie ad una pioggia di denari senza eguali. Già, perché i tabaccai erano presenti ovunque: non vi era campionato che non contemplasse uno sponsor tabaccaio. Persino i campionati turismo e la Formula 3 potevano giovarsi di investimenti dell’industria del tabacco. Il tabacco spopolava: sulle vetture, sulle moto, sulle tute e caschi dei piloti, intorno ai tracciati su cartelloni, guard-rail e muretti. Alle corse si respirava benzina, gomme, salsicce, donne e nicotina.

Per dare un’idea. Nel 1972, la Philip Morris stipulò un accordo di sponsorizzazione con la BRM: un accordo equivalente a 2 miliardi di Lire. 2 miliardi di Lire! Una cifra pazzesca, nel 1972. Una pioggia di denari che consentì al costruttore inglese di poter schierare costantemente 3 vetture, addirittura, in alcuni GP, anche 4-5 monoposto sotto le insegne del team Marlboro BRM.

SOLDI IN FUMO (OSSIA, SPRECATI)
Gradualmente, la voglia di nicotina si è andata (è proprio il caso di dire) spegnendo. Gli Stati, ad iniziare dall’Europa, intrapresero una feroce campagna antifumo, vietandone la pubblicità. Pertanto, a partire dalla metà degli Anni 80, i team che sfoggiavano sponsor tabaccai dovettero celare e mimetizzare, qualora richiesto dalle leggi (la Gran Bretagna fu pioniera a riguardo), i nomi delle sigarette, mediante codici a barre, punti interrogativi (ricordate le Williams?), scritte di altro genere. Agli inizi degli Anni 2000, ancora esistevano oasi felici dove poter esibire i propri sponsor tabaccai: Australia, Malesia, Brasile, Italia, Spagna, Austria, Principato di Monaco, Canada, Germania, Ungheria, Giappone. Col passare degli anni, le ganasce proibizioniste si sono fatte sempre più serrate. Nel 2007, gli sponsor tabaccai erano ancora autorizzati in Bahrain, nel Principato di Monaco e in Cina. Dal 2008, la pubblicità del tabacco è vietata ovunque. E i tabaccai, non vedendo più interesse e convenienza, sono stati costretti ad abbandonare baracca e burattini.

Attualmente, solo Ferrari e Ducati mantengono legami con l’industria del tabacco, nello specifico con Philip Morris (Marlboro), sebbene non possano più esibire il nome del tabaccaio all’interno della dicitura ufficiale del team, né riportare logo e nome su carrozzerie e carene. La Casa di Maranello, infatti, dal 1997 sino al GP d’Europa 2011 ha adottato quale dicitura ufficiale del proprio team “Scuderia Ferrari Marlboro”. E non a caso, la Ferrari, che ha rinnovato il contratto con la multinazionale del tabacco sino al 2015, dispone del budget più elevato della F1. Si intende: alla Ferrari, i soldi della Marlboro tornano comodi, ma di quale ritorno di immagine può giovarsi un’azienda, nello specifico la Philip Morris, impossibilitata a mostrare il proprio marchio? Onestamente, ci sfugge…

Un proibizionismo illogico senza precedenti. Naturalmente, i team sono stati costretti a racimolare danaro altrove; ma è certo che la sicurezza economica che solo le sigarette offrono è impossibile da ritrovare in tanti altri settori merceologici.

Se anno dopo anno il motorismo si è sempre più impoverito, una buona fetta di colpa è da attribuire a coloro i quali hanno eretto un muro proibizionista di fronte all’industria del tabacco.

Stessa sorte toccherà (siamo pronti a scommetterci) anche all’industria degli alcolici la quale, benché fatturi denari a palate, è ormai sempre più demonizzata. Gli alcolici ancora tengono botta abbastanza bene (anche se il boom dei decenni passati è solo un pallido ricordo), ma per quanto tempo ancora saranno in grado di resistere alle scuri proibizioniste? La Force India, ad esempio, esibisce lo sponsor Whyte & Mackay scotch whisky, mentre in America le Acura-HPD del team Highcroft hanno sfoggiato con successo la Tequila Patrón.

Un proibizionismo di facciata in nome del politicamente corretto.

Oggi, i tabaccai sono scomparsi dalle scene della Formula 1 e del motorismo in generale, poiché attorno ad essi è stata fatta terra bruciata. I costruttori ed i team, quindi, hanno dovuto ripiegare su altri sponsor (banche, finanziarie, tecnologia, industria alimentare, carburanti, etc.) che, peraltro, hanno sempre convissuto con l’impero del tabacco e dell’alcool. La tendenza che si registra, tuttavia, è la graduale scomparsa di grandi sponsor principali in grado di “riempire” da soli una carrozzeria di un’auto o una carenatura di una moto. Alcuni team, anche importanti, spesso non recano alcuno sponsor (eccezion fatta per quelli tecnici o legati ai piloti) oppure esibiscono piccoli e medi sponsor, dal peso economico pressoché equivalente. Un fenomeno, questo, riscontrabile soprattutto nelle cosiddette categorie medie e minori ma che, ahinoi, sta prendendo sempre più corpo anche in categorie internazionali di alto livello.

Certo è che questa morsa bugiardamente buonista e proibizionista poggia su fondamenta ideologiche assolutamente sballate. Il potere della pubblicità è sopravvalutato: parliamoci francamente, nessuno è mai diventato fumatore vedendo le Marlboro McLaren o alcolizzato ammirando ore e ore le Brabham Martini!

A colpi di mannaia ideologica, milioni e milioni di dollari (o Euro) sono andati letteralmente in fumo.

MA LE AUTO STORICHE FUMANO…
Lo stop alla pubblicità del tabacco è, appunto, un pastrocchio ideologico. La conferma viene dalle auto storiche le quali, per ovvie e indispensabili ragioni legate al mantenimento della storicità delle vetture stesse, possono esibire gli sponsor tabaccai dell’epoca. Un momento…dell’epoca? Ah, ah! Dai, le marche di sigarette sono sempre le stesse di 30-40 anni fa! Ecco, allora, che una Lotus del 1982 o una McLaren del 1977 possono esibire ancora le scritte John Player Special e Marlboro! Quindi, secondo le leggi che regolamentano la pubblicità del tabacco, una persona è condotta sulla cattiva strada del fumo solo ed esclusivamente vedendo una vettura contemporanea ma non ammirando una Lotus del 1974…!? La contraddizione, evidentemente, è macroscopica. Proprio pochi giorni fa, in occasione del GP del Giappone a Suzuka, Satoru Nakajima ha portato in pista la sua splendida, meravigliosa, celestiale, bassissima, cattivissima (mamma quanto era bella!) Lotus del 1989…con tanto di sponsorizzazione Camel ancora in bella vista! Eppure, si trattava dello stesso Paese, dello stesso evento, dello stesso pubblico, dello stesso circuito in cui si è disputato il GP di Formula 1, sulle cui vetture contemporanee è bandita la pubblicità del tabacco…

SOLDI IN FUMO (OSSIA, GUADAGNATI)
Le ricette scaccia-crisi sono difficili ma non impossibili da ricercare. A mali estremi, estremi rimedi. Meno buonismo e politicamente corretto e più realismo. Ogni settore merceologico, senza discriminazioni di razza e di rango, deve essere messo nella condizione di potere concorrere al bene economico dello sport del motore: dai cereali per la colazione alla telefonia, dai preservativi alla pornografia (ricordate le mitiche sponsorizzazioni Penthouse su Hesketh, Arrows, Lotus?), dai detersivi alla moda, dalle compagnie aeree agli elettrodomestici, dalle costruzioni alla cosmetica, dagli orologi ai profumi, dalle multinazionali dei carburanti all’industria alimentare… Dagli alcolici alle sigarette.

Il solo modo per racimolare denari freschi, specie in tempi di ristrettezze economiche, è riaprire le porte ai tabaccai. L’industria del tabacco, sebbene osteggiata, è ancora capace di fatturare un enorme giro di danaro a livello mondiale. La realtà è questa. Bisogna permettere loro di esibire nuovamente, liberamente e senza patetiche censure i loro loghi, i lori marchi e i loro nomi. Il fumo potrebbe ridare fiato (e sarebbe il colmo…!) ad un ambiente, il motorismo, col fiatone.

Le crociate antifumo lasciano il tempo che trovano. Le pubblicità del tabacco sono state troppo frettolosamente accantonate e criminalizzate. Il motorismo ha bisogno di soldi. E anche in fretta. Il fumo potrebbe rappresentare una bella e salutare boccata d’ossigeno (e detto da un fierissimo non fumatore…).

Scritto da: Paolo Pellegrini

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6 Commenti

  1. Perfettamente d’accordo con l’analisi di Paolo Pellegrini, certi falsi e ipocriti moralismi vanno rimossi senza indugio, così come ogni atteggiamento fariseo.
    Malgrado i divieti e le campagne, chi fuma continua a farlo, anche se è consapevole dei rischi che corre.
    Personalmente non fumo da dodici anni e non sarà la vista di un pacchetto di sigarette a farmi venire la voglia.
    Se gli sponsor del fumo sono disposti a scendere in campo e a portare soldi freschi, ben vengano; sarà la coscienza del singolo a definire il limite tra quello che fa bene e quello che uccide.
    Giuseppe

  2. Completamente d’accordo!!!
    basta con questi falsi moralismi…

    …e poi vuoi mettere la vecchia livrea “West” della McLaren con quest’obrobrio di Vodafone di adesso?

  3. Siamo dentro o siamo fuori da questo mondo assurdo di spreconi e speculatori.
    Qual è la differenza tra un team di F1 ed un produttore di “fumo”.
    Nei due casi si produce inquinamento,fumo e speculazione,alcuni intorno a fabbriche di morte si è arricchito(anche il tabaccaio sotto casa).
    Pensate al GP di Singapore,1600 fari da 2,2kw per l’illuminazione del circuito per un totale minimo di elettricità di3.5MWh,poi mi raccomando mettiamo il KERS,credo che tutti i Kers della F1 nei prossimi 10 anni non recupereranno mai l’energia dissipata inutilmente dai fari di un solo GP.
    Il tutto per non farci alzare presto la mattina ed avere maggiori ascolti TV in Europa.
    Attenzione a non sprecare,luce,acqua,gas, comperate lampade a basso consumo,vetture Euro5,6,7 altrimenti in città non entrate,questo viene detto agli Europei,agli Americani,ma al Popolo dei Paesi in via di sviluppo cosa viene detto? E le sigarette sono vietate?
    Siamo dentro o siamo fuori,con chi stiamo,tutti questi signori producono cosa,a che cosa serve e ha chi?
    Chi sponsorizza,non è poi così importante,ma cosa si sponsorizza.
    Non vorrei essere considerato un ecologista integralista,ma questo modo di proporsi che ha la F1,lo Sport in genere e tutto ciò che le gira intorno mi piace sempre meno,compresa la Stampa (tutta).

  4. interessante analisi, in effetti non ci avevo mai pensato.
    sono fumatore da 14 anni, non ho mai fumato marlboro pur essendo fierissimo ferrarista, ho addirittra fumato winfield pur essendo sponso r della williams dell’odiatissimo villeneuve (jacques). inoltre uso kaspersky da molti anni prima dell’accordo con la ferrari, e usavo processori intel quando la ferrari era sponsorizzata da AMD.
    cosa credono di bloccare vietando la pubblicità delle sigarette? durante un GP ne fumo anche di più per il nervosismo. ognuno di noi fa quello che vuole, indipendentemente da quello che vede scritto per le vetture per cui tifa. forse la verità è che questa crisi la vogliono, per tenere sotto scacco i team…

  5. McLaren = West/Marlboro/Vodafone
    Williams =Albilad/TAG/Rothmans/Canon/Winfield/AT&T
    Ferrari = Marlboro/Santander
    Lotus =Martini/LifeJohn Special Player/Camel/Total
    Bar = Lucky Strike
    Jordan = Benson & Hedges/DHL
    Benetton = Mild Seven/Camel
    Ligier = Gitanes/Gauloises
    Brabham = Parmalat/Olivetti
    Renault = /ELFMild Seven
    Sauber = Red Bull/Petronas/Telmex
    Mercedes = Petronas
    Prost = Gauloises
    Minardi = Telefonica
    Arrows = Barclays/Repsol/Orange
    Jaguar = HSBC
    Tyrrell = Candy/Benetton/Nokia/PIAA
    Stewart = HSBC
    Alfa Romeo = Marlboro
    March = Rothmans/Leyton House/

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