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Asia mania e la nuova geopolitica del Motorsport

Gp Malesia

Gp Malesia

Carta canta: il motorismo internazionale sta gradualmente ma inesorabilmente mutando, trasformandosi in un fenomeno asiatico. Sino a non molti anni fa, accadeva il contrario: i campionati internazionali o mondiali erano serie prettamente europee con qualche tappa extraeuropea. Tuttavia, anche le prove fuori dai confini del Vecchio Continente erano generalmente ben congegnate e studiate: si andava solo ed esclusivamente in Paesi ove la passione per i motori pulsava in maniera autentica e sincera. Oggi, invece, i calendari vengono proposti, redatti ed avallati quasi unicamente in funzione di meri criteri economici. Un gioco che, inevitabilmente, ha portato e porta a clamorosi flop, oltre ad una lievitazione dei costi per le trasferte, questa sì davvero evitabile.

Prendiamo in esame il calendario della Formula 1 2011. Su 19 Gran Premi, ben 8 si sono disputati in Asia: Malesia, Cina, Turchia (per metà Europa e per metà Asia), Singapore, Giappone, Corea del Sud, India, Abu Dhabi. E mettiamoci anche il Bahrain, tappa in programma ma cancellata per “impraticabilità” del Paese ospitante. Ebbene, di queste prove asiatiche, solo il Giappone merita lunga vita: non contemplare la prova nipponica sarebbe da idioti. Ma gli altri GP? I risultati sono altalenanti, tra successi e fiaschi annunciati. La Turchia, per il 2012, non è stata confermata, al contrario degli squallidissimi GP di Yeongam (Corea del Sud), Sakhir (Bahrain), Yas Marina Circuit (Abu Dhabi), Shanghai (Cina), ahinoi ancora in calendario.

Sospendiamo il giudizio su Malesia, Singapore (ma il tracciato è una brutta copia di un luna park…) e India. Nello specifico, l’inedito GP indiano di New Delhi (la periferia della periferia di New Delhi…!) ha attratto un folto pubblico, tuttavia il banale disegno della pista e la collocazione del tracciato stesso (in mezzo al nulla, peraltro creando non pochi disagi alla popolazione locale, ancora affamata e un tantinello arrabbiata per gli espropri dei loro terreni…) non fanno ben sperare.

Anche il FIA World Endurance Championship 2012 prevede, su 8 prove, ben 3 corse in Asia: il 30 settembre è in programma la 6 Ore del Fuji (un gradito ritorno), ma il 20 ottobre ecco la inutile 6 Ore del Bahrain, chiusura ancora in Cina, l’11 novembre. Il tracciato cinese è in via di definizione; forse si andrà ancora a Zhuhai, ma non sono escluse novità.

Persino la Superstars International Series, nel 2012, includerà l’ormai tanto canonica quanto discutibile tappa asiatica: il tracciato scelto è Sentul, in Indonesia. Si spera che l’organizzazione almeno paghi (tutte o in parte) le spese di trasferta a quei team privati (tanti) che fanno fatica ad andare a correre in Belgio o Gran Bretagna…

Infine, menzioniamo il FIA GT World Championship ed il FIA World Touring Car Championship, i quali non si fanno mancare prove in Asia, alcune legittime e storiche, altre evitabili.

Insomma, la febbre asiatica sta contagiando l’intero panorama del motorismo internazionale. Fatte salve poche Nazioni asiatiche degne di ospitare gare internazionali o addirittura a titolazione mondiale, appare evidente che, oggigiorno, andare in Asia costituisca esclusivamente un’opportunità economica e di marketing per sponsor e Case costruttrici. Tuttavia, anche questi sperati ritorni economici spesso si rivelano teorici, fasulli: si pensi al caso della Corea del Sud. Una valanga di soldi buttati all’aria, nessun ritorno economico e di immagine.

Vale la pena, allora, emigrare forzosamente in Asia? Vale la pena continuare ad investire in Paesi nei quali la passione per i motori è pressoché nulla? Vale la pena farsi pagare da Stati retti da una ricca oligarchia per organizzare corse senza anima, i cui unici spettatori sono quelli televisivi all’altro capo del Pianeta? Vale la pena abbandonare l’Europa, come ribadito poche settimane fa da Bernie Ecclestone, per fuggire in Asia o chissà dove? Vale la pena considerare il motorismo una moneta di scambio diplomatica, una sorta di ONU itinerante?

No, evidentemente, non vale la pena. La FIA ed Ecclestone hanno sputato fuoco e fiamme per organizzare un GP in Turchia, col risultato che dal 2012 questo sarà cancellato! Ed hanno sputato fuoco e fiamme per imbastire un GP in Corea del Sud: un fiasco senza eguali e precedenti, tenuto ancora in vita solo per non perdere la faccia.

E che dire del prossimo, imminente FIA Endurance Championship? Le prove in calendario saranno 8, quattro il sabato, tre la domenica ed una, la 24 Ore di Le Mans, tra sabato e domenica. Una programmazione in gran parte eccellente (12 Ore di Sebring, 6 Ore di Spa-Francorchamps, 24 Ore di Le Mans, 6 Ore di Silverstone, 6 Ore di Interlagos ancora da confermare, 6 Ore del Fuji), incomprensibile per quanto concerne le ultime due prove, le 6 Ore del Bahrain e di Cina. Sacrificare la Petit Le Mans di Road Atlanta (Braselton, Georgia, uno dei circuiti più belli e caratteristici al mondo) del 20 ottobre e rimpiazzarla lo stesso giorno con una poco attraente 6 Ore del Bahrain appare mossa alquanto masochista: FIA e ACO preferiscono intascare i petrodollari degli sceicchi del deserto e ammirare tribune altrettanto e sicuramente deserte anziché godere degli oltre 100 mila spettatori presenti alla Petit Le Mans che, ad ogni modo, rimarrà quale ultima gara della American Le Mans Series. Auguri.

Le 6 Ore del Bahrain e di Cina, insomma, gridano vendetta. Molte le alternative possibili in Europa, persino in Italia: Monza (assente dal 2008), Imola (che dopo il flop del 2011 poteva avere, dopo una sonora tirata d’orecchie per le gravi lacune organizzative, una seconda chance), Mugello (tracciato tra i più amati in assoluto).

Bisogna farsene una ragione, anche se è dura, durissima. Oggi, l’Europa (Italia in particolare) non rappresenta più un continente allettante in cui organizzare eventi motoristici di livello mondiale ed internazionale. Purtroppo, il motorismo è diventato diretta emanazione della politica con la “p” maiuscola (quella vera, per intenderci) e della macroeconomia. Prendiamo, ad esempio, India e Abu Dhabi. Perché andare a correre in questi Paesi? Anzitutto, per tenersi buono il “Signor Force India”, secondo poi per compiacere Tata (Costruttore indiano, sponsor e partner di FIAT-Ferrari ed attualmente patron di Jaguar…) e per consentire alla stessa Casa di Maranello di pubblicizzare il proprio gigantesco parco tematico realizzato proprio ad Abu Dhabi. Insomma, giochi di potere economico.

È uno sport, il motorismo, in cui passione e tradizione sono elementi sempre più bistrattati e relegati in un angolo buio e polveroso e soggetto a tanto criticabili quanto dittatoriali logiche televisive. Oggi, gli organizzatori puntano quasi esclusivamente sul prodotto televisivo e ad accaparrarsi una degna copertura TV, dimenticando che, anzitutto, il vero pubblico da attirare, coccolare, garantire e salvaguardare è quello che si reca in autodromo.

È una battaglia persa: il pubblico appassionato è impotente di fronte a questo scempio messo in atto dagli organismi internazionali in nome della “esplorazione di nuove frontiere” e della “esportazione del prodotto-motorismo”. Si, vabbè…

Non resta che attendere e sperare, confidando in batoste a ripetizione. Cari organismi internazionali, cara FIA, cara ACO, cari Ecclestone & Co, sbattete pure il vostro testardo grugno in Asia, in Russia e nella Repubblica di Crakozia, poi ne riparliamo…

Scritto da: Paolo Pellegrini

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1 Commento

  1. Non conosco a sufficienza le altre categorie, quindi posso commentare solo sulla Formula 1….ma dico io, vogliamo proprio snaturarla così tanto?! Le gare europee sono la STORIA della Formula 1…un pò come la Ferrari. A me già piangeva il cuore quando modificavano piste come Silverstone o eliminavano piste come Hockeneim (negli ultimi tempi schifosamente modificata, quindi meglio che l’abbiano levata). Il Nurburgring…Magny-Cours….chi se le ricorda? No! adesso Abu Dhabi, Valencia (gara europea ma di fatto della stessa tipologia di quelle asiatiche), Singapore

    Posso anche capire questa bramosia di soldi e andare in Paesi dove ad oggi la Formula 1 sia ancora una novità (e quindi trovare gente disposta a spendere fior fior di soldi): ma dico io, fare piste ALMENO decenti no?!?! avevano un costo maggiore?!?!? L’unica di firma Tilkeiana che forse si salva è la Turchia….e la eliminano dal calendario?!?!?! La Formula 1 sta andando in malora. Quindi, Sir Ecclestone&Tilke, SMETTETELA DI ROVINARE LA FORMULA 1 e mandate i KART a girare sulle vostre piste.