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La FIA si riappropria dell’Enducance. Un bene o un male?

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Dannazione, e ora? Chissà, eppure ci scommettiamo: molti appassionati di Endurance avranno esclamato questa semplice imprecazione, appresa l’ufficialità del ritorno del World Endurance Championship dal 2012. Già, perché? Ebbene, il motivo è presto detto: il campionato sarà sotto egida FIA!

L’ultima edizione di un campionato Endurance a titolazione mondiale risale al 1992. Ormai 20 anni fa, si disputava l’ultimo atto del FIA Sportscar World Championship. Un campionato squallido, quello del 1992, di fatto ad uso e consumo della Peugeot e del Peugeot Talbot Sport capitanato da Jean Todt: un regolamento tecnico che ancora oggi grida vendetta, pochissime vetture al via, corse prive di senso e senza anima. Alle 500 Km di Monza e Silverstone partivano solo in 11, alla 24 Ore di Le Mans appena in 28, alla 500 Km di Donington solo 10 vetture prendevano il via, ancora 11 alla 1000 Km di Suzuka. Gran finale in occasione della 500 Km di Magny Cours, ultima prova in calendario: i 20 mila spettatori accorsi in autodromo (a dir poco eroici, meriterebbero un monumento) assistevano ad una corsa farsa, alla quale prendeva parte la miseria di 8 vetture!

A fine 1992, la FIA seppelliva il campionato senza alcun rimpianto. Già da molti anni, infatti, la Formula 1 aveva preso il sopravvento, grazie ad un autentico lavaggio del cervello alimentato dalla stessa FISA-FIA sin dalla metà degli Anni 70. Dal 1993, la FIA (Fédération Internationale de l’Automobile, è bene ricordare…) guarda alle gare per vetture Sport-Prototipi come Indiana Jones farebbe coi serpenti: chiaro, no? Dal 1993 al 1996, a conti fatti, in Europa mancava un campionato vero e proprio per vetture Prototipo, fatta salva la 24 Ore di Le Mans. Ma a fine Anni 90, precisamente nel 1997, John Mangoletsi si inventava l’International Sports Racing Series. Nel 1999, la serie veniva ufficialmente riconosciuta dalla FIA e ribattezzata Sports Racing World Cup. Nel 2001, il campionato passava definitivamente sotto egida FIA, cambiando ancora nome in FIA Sportscar Championship. Occorre ricordare, tuttavia, che il campionato non ha mai avuto titolazione mondiale. La serie sopravviveva sino al 2003, frattanto l’ACO iniziava ad organizzare con successo l’European Le Mans Series, il quale soppiantava il FIA Sportscar Championship: per non creare nocivi accavallamenti, la FIA chiudeva nuovamente baracca e burattini.

Una storiella emblematica quella appena raccontata: sebbene le serie FIA avessero raccolto, gara dopo gara, soddisfacenti consensi tra piloti, costruttori e team, la stessa FIA non fece nulla per incentivare, stimolare e promuovere i campionati. La visibilità mediatica era pari a zero, anche in Italia, nonostante i successi delle nostre Sport e dei nostri piloti. Un silenzio eloquente, quello di FIA e stampa: la Formula 1 doveva essere l’unica, la sola categoria meritevole di attenzione da parte del pubblico europeo.

Ed ora, la storia si ripete. La FIA riscopre l’Endurance e così, dopo 20 anni di “guerra fredda” tra ACO (Automobile Club de l’Ouest, organizzatore della 24h di Le Mans, LMS, ILMC e ALMS-IMSA) e la stessa FIA, i due organismi depongono le armi. La pace è fatta. Almeno in apparenza.

Tuttavia, la preoccupazione maggiore che potrebbe sorgere da questa operazione riguarda i contenuti tecnici e sportivi del futuro FIA World Endurance Championship. Da quando l’ACO organizza autonomamente i campionati Le Mans Series e Intercontinental Le Mans Cup (disputatosi compiutamente solo nel 2011, preludio al prossimo FIA WEC), il panorama dell’Endurance europeo ha riacquistato notorietà, visibilità e credito, benché l’attenzione del pubblico appassionato e della stampa sia prevalentemente (anzi, quasi esclusivamente) rivolta verso la Formula 1. Regolamenti tecnici non esenti da pecche ma ancora interessanti e all’insegna della varietà e della fantasia, bellissime auto, piloti eccelsi, vere gare di durata e pure spettacolari (e senza gli ausili di quelle diavolerie che oggi imperversano in F1…). Insomma, la vera essenza dell’Endurance e dell’automobilismo sportivo.

L’ACO è, pecca più, pecca meno, come la FIA: un organismo burocratizzato spesso mal gestito. Ha commesso, commette e commetterà molti errori, tuttavia ha salvaguardato il mondo dell’Endurance fieramente e dignitosamente. Ma se l’ACO non è un santo, la FIA è sicuramente il diavolo in persona. Non esiste al mondo organismo sportivo più incancrenito e pericolante della FIA.

La Federazione Internazionale ha distrutto, ucciso, ridicolizzato la Formula 1, sta inesorabilmente smantellando il Mondiale FIA GT ed il WTCC (il Mondiale Turismo), ha introdotto un nuovo campionato di Formula 2 che definire ributtante è dire poco (la vera F2 si sta rigirando nella tomba…), tanto per citare i principali campionati su pista sotto egida FIA.

Certamente, l’esempio della Formula 1 è rappresentativo, chiarificatore: guardate com’era e guardate com’è ridotta. Ebbene, la miscela tra FIA e ACO potrebbe essere deleteria, funesta. La FIA di Jean Todt non intende prendere le distanze dalla nefasta gestione Mosley; dal canto suo, l’ACO del Presidente Jean-Claude Plassart sta imboccando strade decisamente sbagliate, ad iniziare da opinabili regolamenti tecnici e stucchevoli normative di facciata in tema di provvedimenti cosiddetti “eco-compatibili”. Dal peggio della FIA e dal peggio dell’ACO potrebbe scaturire un nuovo, ennesimo disastro.

I timori sono presto detti. La FIA potrebbe appiattire, spersonalizzare, azzerare i validissimi contenuti tecnici (sinora mantenuti in vita dalla gestione ACO) seguendo l’esempio della Formula 1: motori tutti uguali, regolamenti sempre più vincolanti e restrittivi, quasi un monomarca. Non solo: la Federazione Internazionale potrebbe introdurre anche nel WEC tutte quelle norme tecniche-sportive già attuate in F1 finalizzate all’aumento del cosiddetto spettacolo.

La FIA potrebbe imporre anche nell’Endurance del futuro una sorta di motore unico, peraltro già proposto nel recente passato, simile o uguale nella sostanza alle unità adottate in Formula 1. L’errore fu commesso in passato attraverso l’introduzione degli aspirati di 3500cc massimo 12 cilindri. Risultato: la morte del Mondiale Prototipi.

La FIA, con tale operazione, potrebbe cannibalizzare e prosciugare il futuro World Endurance Championship, sottraendo all’Endurance importanti costruttori quali Audi (già corteggiato dalla Formula 1…), Peugeot (che dopo la chiusura del Mondiale Prototipi nel 1992 passò, guarda caso, in F1…) e Toyota, nuovamente impegnata ufficialmente come costruttore nei Prototipi dal 2012. L’introduzione dei già citati motori aspirati di 3500cc nel Mondiale Prototipi era volta proprio a succhiare e travasare linfa vitale dai Prototipi alla Formula 1: Peugeot, Mercedes e più tardi Toyota, guarda caso, abbandonarono i Prototipi per la Formula 1.

La FIA potrebbe stravolgere il format delle gare, orientandosi verso eventi “sprint”, allo scopo di assecondare le eventuali esigenze televisive, come già fatto alla fine degli Anni 80. Nel 2012, il FIA WEC presenterà un calendario puramente e schiettamente Endurance (gare di 6 ore, 12 Ore di Sebring e 24 Ore di Le Mans) ma con la FIA il peggio non muore mai. Attenzione…

Infine, la FIA potrebbe (e senz’altro lo farà) considerare il FIA WEC come una sorta di porta di accesso alla Formula 1, nonché un campionato che “deve” (diremmo “per contratto”) vivere all’ombra della Formula 1 stessa: una categoria di serie B, detto in parole povere, come già avvenuto in particolare modo dagli Anni 80.

In ultimo, ACO e FIA potrebbero, qualora le cose non vadano per il verso giusto o si presentino disaccordi circa l’impostazione tecnica-sportiva del campionato, iniziare nuovamente a farsi la guerra. Prospettiva, questa, non così remota: in passato, più e più volte i contrasti tra i due organismi si sono manifestati decisi e profondi. Attenzione, FIA e ACO sono due galli (pure belli grossi) nello stesso pollaio…

Parte di questi discorsi e di queste negative svolte storiche (già verificatesi o futuribili) non esisterebbe se solo Formula 1 e Prototipi la smettessero di rivaleggiare tra loro. La F1 deve fare (anzi, tornare a fare…) la F1, l’Endurance deve fare l’Endurance. Semplice. Due mondi che debbono e possono incontrarsi mediante duplici impegni di costruttori, motoristi, team, piloti, ma che, allo stesso tempo, dovrebbero rimanere separati e ben distinti nella sostanza tecnica e sportiva. Purtroppo, i due mondi amano pestarsi i piedi e fronteggiarsi, quasi come due fazioni di ultrà, in una insensata, sterile e cocciuta guerra ideologica e di mercato. Una pacifica convivenza non solo è possibile, ma auspicabile e vantaggiosa.

Sinora, i commenti relativi al ritorno del FIA World Endurance Championship sono stati tutti positivi. Certamente, era urgente reinserire un campionato Endurance per Sport-Prototipi e Gran Turismo a titolazione mondiale. Quindi, sotto questo aspetto, il nuovo accordo FIA-ACO va accolto a braccia aperte. Tuttavia, è notorio, la FIA è ormai solita distruggere tutto ciò che tocca e fagocita.

Non resta che attendere l’evoluzione dei fatti. Di certo, la FIA farà di tutto affinché il World Endurance Championship rimanga un “campionato ombra”, una sorta di categoria di contorno alla Formula 1. Acritico ottimismo o pessimismo cosmico? Bella domanda. Nessuno sa cosa accadrà in futuro, però, oggi come oggi, dove c’è la FIA non c’è speranza. Mettici una pezza…

Scritto da: Paolo Pellegrini

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3 Commenti

  1. Interessantissimo articolo, complimenti al solito buon Pellegrini.

  2. Se,nei prossimi anni, la F1 dovesse perdere interesse ed ascolti (per es. a causa della uscita della Ferrari) e la Casa di Maranello decidesse di dedicarsi ufficialmente al mondiale endurance, allora la FIA si butterebbe a pesce su questo campionato.

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