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Damon Hill, un campione esemplare. From zero to hero!

Hill tra Schumacher e Prost

Hill tra Schumacher e Prost

In Europa, è noto, fare il pilota può essere frustrante. La bravura ed il talento, spesso, non sono sufficienti a conquistare e meritare una vettura competitiva. Non solo. Nel Vecchio Continente tutti pretendono tutto, troppo e subito. I piloti stessi, ma anche, e soprattutto, i team. Se un pilota non dimostra di andare forte subito-ora-immediatamente-adesso, il team lo scarica senza scrupoli.

La maggior parte delle volte, funziona così. Insomma, la pazienza non costituisce, di certo, il miglior pregio delle scuderie. Un “sistema” che, ancora oggi, si consuma quotidianamente nei paddock dei campionati di stampo europeo. Anzi, nei paddock dei campionati per vetture monoposto (dalle formule propedeutiche alla GP2), per i quali la Formula 1 incarna un modello da emulare e scimmiottare in ogni suo aspetto, sempre e comunque.

Le cronache della Formula 1 traboccano di questi episodi: piloti dalle indubbie capacità, ma caratterizzati da maturazione e apprendistato più lunghi, brutalmente appiedati dalla mattina alla sera. In poche parole, tutto l’opposto di quanto avviene altrettanto quotidianamente e da decenni negli Stati Uniti, le cui competizioni offrono ai piloti più opportunità. Tutti, indistintamente, possono giocarsi le proprie chance senza l’assillo del tutto-e-subito.

La storia di Damon Hill, in questo senso, rappresenta una bella pagina di Formula 1. Gran lavoratore, serio professionista, corretto in pista e nella vita, il pilota inglese è riuscito a farsi largo nel vampiresco e sadico ambiente della Formula 1 potendo contare solo ed esclusivamente sulle proprie forze e confidando (e sperando…) nella fiducia e pazienza altrui.

Agli esordi, Damon Hill è considerato un buon pilota, tuttavia senza palesare chissà quale talento. Le prime vittorie in Formula Ford, poi il passaggio in Formula 3 britannica; nel 1988, giunge secondo all’importantissimo GP di Macao dietro Enrico Bertaggia. Quindi, il passaggio in Formula 3000, allora unica anticamera alla Formula 1. Damon si dimostra ancora una volta un buon pilota, ma senza particolari acuti: 13° classificato nel 1990, 7° nel 1991. La carriera di Damon stenta a decollare. Anzi, è costretto a fare i salti mortali per rimanere a galla. E soprattutto, è un ragazzo che non sfrutta “a fini di lucro” il proprio cognome e le proprie origini.

Frattanto, il figlio di Graham è ingaggiato dalla Williams nel ruolo di tester (una figura di pilota che, all’epoca, macinava chilometri su chilometri in totale libertà, mica come oggi…). Nel 1992, la Williams domina in lungo e in largo il campionato di F1. Ma anche Damon Hill, nel proprio “piccolo”, può mettersi in luce. Quando la Brabham scarica Giovanna Amati, Damon Hill è chiamato a rimpiazzarla. Il Motor Racing Developments Ltd affida la non competitiva Brabham BT60-Judd al pilota britannico. Esordisce al GP di Spagna e sino al GP di Francia colleziona 5 non qualificazioni consecutive. Al GP di Gran Bretagna, però, Damon Hill riesce nell’impresa di qualificare la propria ansimante Brabham col 26° tempo; in gara, chiuderà al 16° posto. Altra non qualificazione in Germania, quindi 25° tempo ed 11° posto finale in Ungheria. La Brabham chiude bottega. Ad attenderlo a braccia aperte, però, c’è la Williams.

Nel 1993, Damon Hill partecipa al Campionato del Mondo di Formula 1 in seno al Canon Williams Team, al volante della FW15C-Renault. La concorrenza è tanto agguerrita quanto pregiata: Alain Prost, Ayrton Senna, Michael Schumacher, Riccardo Patrese su tutti. Contro ogni pronostico, Damon ben figura: 2 pole-position e 3 vittorie consecutive (Ungheria, Belgio, Italia). A fine campionato è 3° con 69 punti, alle spalle di Prost (99) e Senna (73). Nel 1994, nelle fila del Rothmans Williams Renault, lotta per il titolo mondiale al volante delle FW16 e 16B. Ottiene 2 pole e 6 vittorie (Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Italia, Portogallo, Giappone). A fine campionato, è secondo, per una incollatura, alle spalle di Schumacher: 92 punti per il tedesco della Benetton-Cosworth, 91 per l’inglese della Williams. La rivalità con Schumi è solo agli inizi

Nel 1995, è ancora lui il rivale più accreditato di Schumacher per la lotta al titolo. Al volante delle Williams FW17 e 17B, sempre motorizzate Renault, Damon Hill conquista 7 pole-position e 4 vittorie (Argentina, San Marino, Ungheria, Australia). Domina Schumi su Benetton-Renault (102 punti), Hill è ancora secondo, ma più distaccato: 69 punti.

Il 1996, finalmente, è l’anno della consacrazione, del titolo iridato tanto inseguito ma solo accarezzato. Damon Hill si aggiudica il titolo Piloti al volante della Williams FW18-Renault. Per il pilota inglese, 9 pole (mai fuori dalla prima fila in 16 GP!) e ben 8 vittorie (Australia, Brasile, Argentina, San Marino, Canada, Francia, Germania, Giappone). La Williams domina: 97 punti per l’inglese, 78 per Jaques Villeneuve, fresco di ingaggio e proveniente dagli States.

Nel 1997, il clamoroso passaggio al Danka Arrows Yamaha, al volante della bella Arrows A18-Yamaha. L’impegno di Damon Hill è massimo: in Ungheria, sfiora una clamorosa quanto meritata vittoria, svanita negli ultimi metri di corsa per un problema al cambio. Alla bandiera a scacchi è secondo. A fine campionato, si issa al 12° posto con 7 punti. Dal 1998 al 1999, Damon Hill consuma le sue ultime due stagioni in F1 al Benson & Hedges Jordan, al volante delle Jordan 198 e 199, spinte dal V10 Mugen-Honda. I risultati sono altalenanti, tuttavia non impediscono a Damon Hill di vincere il suo 22° ed ultimo GP in Formula 1: l’occasione è il GP del Belgio 1998. Nel 1998, Damon colleziona ben 20 punti (6° posto finale), nel 1999 appena 7 (11° posto finale). Poi, l’addio alla Formula 1 e alle competizioni. In 8 stagioni di Formula 1, Damon Hill colleziona numeri invidiabili: 22 vittorie, 20 pole-position, 19 giri veloci in gara, 42 podi.

Senz’altro, qualcuno potrebbe obiettare ed affermare che Damon Hill ha potuto vincere quel che ha vinto grazie alle prestazioni delle Williams. Ma tutti, però, sappiamo che anche la più eccezionale tra le vetture, da sola, non fa il campione

Ebbene, la storia di Damon Hill ha ancora molto da insegnare. Se non fosse stato per la lungimiranza di Frank Williams (maestro nel mettere a nuova vita piloti ritenuti paracarri, perdenti o eterni secondi…), probabilmente Damon Hill sarebbe rimasto un buon pilota incompreso. La pazienza, spesso e volentieri, vince sempre. Pazienza che, per contro, non ha mostrato la McLaren e la Formula 1 tutta nei confronti di Michael Andretti, giubilato dal team di Woking dopo una sola stagione, seppure avara di risultati. Ma è noto, la Formula 1 “odia” gli Stati Uniti e tutto ciò che proviene da oltre Oceano…

Pazienza che, oggigiorno, è sempre più merce rara. La prassi, oggi, è quella di allevare piloti sin da bambini, salvo poi scaricarli, da grandi, alla prima occasione. Il tutto-e-subito non conduce a nulla di buono. E nemmeno gli ultimatum, lanciati a piloti la cui carriera subisce (perché tutti possono avere alti e bassi…) incidenti di percorso o momentanee parabole discendenti. Ci riferiamo a Felipe Massa, la cui carriera ha subito un drammatico, negativo colpo psicologico all’indomani dell’incidente all’occhio e del discusso ordine di scuderia in Germania, e a tutti quei piloti, del passato e del presente, che non hanno avuto chance, opportunità per emergere, crescere o confermarsi. E ci riferiamo anche a Kimi Raikkonen, dato per bollito in maniera alquanto avventata dopo un paio di stagioni “steccate” ed oggettivamente insipide negli anni post-titolo mondiale. E ci riferiamo anche a Jenson Button, anch’egli dato per spacciato, cotto, bollito al punto giusto dalla infausta esperienza Honda ma (alla faccia loro…) risorto dalle proprie ceneri: dal 2009, anno del suo titolo iridato con Brawn GP, il Button è costantemente ai vertici della Formula 1, dimostrando innato senso tattico, ottime doti velocistiche, costanza di rendimento.

Afferma Beppe Gabbiani, intervistato da Luca Delli Carri: “Mansell in kart, in Formula 3 e in Formula 2 era zero, ma zero al cubo. Ci ha messo tre anni per stare davanti a Elio De Angelis, in Formula 1. Però Colin Chapman lo ha tenuto tre anni, per dimostrare quello che realmente poteva valere. […]. Questo vuol dire che ci sono piloti che devono digerire i cavalli, che se devono imparare a guidare un nuovo tipo di auto sono meno istintivi di altri nel farlo, ma magari un giorno si svegliano e vanno. Guarda uno come Damon Hill, che nella sua carriera non ha mai vinto niente. Nel suo palmares c’è un lungo elenco di “partecipa a questo”, “partecipa a quello”. Per dieci anni, mai una vittoria, zero. Poi, di punto in bianco, fa un secondo posto in una gara di Formula 3000, per sbaglio, quindi diventa Campione del mondo di Formula 1, vincendo più GP lui e facendo più giri veloci e più pole lui, in tre anni, di tutti gli altri piloti nella storia della Formula 1”.

Chiaro, no? Attenzione quindi a giudicare prima del tempo, a considerare bolliti piloti che non imbroccano qualche stagione. E soprattutto, attenzione a scaricare in maniera avventata e niente affatto lungimirante piloti che, in prospettiva, possono esprimersi ad alti livelli. In questi ultimi anni, la Formula 1 ha scaricato e bocciato imprudentemente molti validi piloti. Altri, al contrario, potenzialmente capaci, nemmeno li ha considerati, la Formula 1.

Evidentemente, un team deve mettere a proprio agio il pilota, tanto a livello tecnico (non barando, dando sempre il massimo e lavorando con onestà, anche nel caso in cui la vettura non sia un portento…) quanto a livello umano e psicologico.

Gestire un pilota non è facile. Sono uomini, non automi. Tempo al tempo, pazienza, lungimiranza e tanta, tanta fiducia.

Scritto da: Paolo Pellegrini

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10 Commenti

  1. Mi è piaciuto questo articolo, bel lavoro Pellegrini.

    Mi sento di aggiungere (da grande stimatore di Schumacher) che il campionato 1994 se lo sarebbe meritato Hill, vista la palese scorrettezza del Kaiser nei confronti dell’inglese durante l’ultima gara dela stagione. Se un episodio simile fosse successo oggi, credo che Hill avrebbe 2 titoli mondiali.

  2. “Gestire un pilota non è facile. Sono uomini, non automi. Tempo al tempo, pazienza, lungimiranza e tanta, tanta fiducia.”

    Complimenti,articolo straordinario.
    Ricordo quando venni a sapere che Damon Hill era padre di un bimbo down,niente di drammatico,ma riporta il pilota in una dimensione umana e normale con la sola passione per le corse.

  3. Onestamente devo dire che Hill non mi ha mai convinto più di tanto e all’epoca non doveva aver convinto più di tanto neanche Frank Williams visto che questi dopo aver ricevuto picche da Alesì (che si ostinava po’erello a volre correre in quel covo di matti che era la ferrari all’epoca) nel 91 e nel 92 cercò di accaparrarselo anche nel 93 per farlo correre a fianco di Prost. Se il francese non fosse stato più testardo di un mulo e non si fosse ostinato a credere di essere il prediletto, colui che avrebbe riportato il titolo a Maranello, probabilmente avrebbe vinto un mondiale e non ci sarebbe mai stata una carriera ad alto livello di Hill o forse non ci sarebbe stata affatto una carriera in F1. Diciamo che al massimo avrebbe corso qualche anno in qualche piccola scuderia di fondo classifica. Invece nel 93, avendo fallito l’approccio ad Alesi, Frank si trovò a dover affidare il sedile a fianco del rientrante Prost a qualche giovane di belle speranze e un pò non trovando molto di meglio in giro (tutti i piloti più forti erano blindati oppure erano a fine carriera) un pò volendo puntare su un giovane il cui ruolo sarebbe stato del tutto subalterno a Prost optò per il proprio tester. In fondo il suo ruolo non sarebbe stato fondamentale e la Williams aveva avuto l’anno prima una vantaggio tecnico imbarazzante. Di fatti tale vantaggio rimase invariato anche nel 93 visto che si aggirava sugli 1,5 sec al giro. Solo la ruggine di Prost, l’inesperienza e lo scarso talento di Hill, qualche gara bagnata e il grande agonismo di Senna nei confronti del francese permisero al brasiliano di mantenere aperto per qualche gp quel campionato. Di fatto dall’estate in poi Prost prese il largo. Come abbia fatto Hill a perdere il secondo posto quell’anno me lo si deve spiegare! E’ vero che fu battuto da un certo Senna, ma è anche vero che il vantaggio tecnico della sua vettura era enorme. In ogni caso quello fu un anno di apprendistato, quello che valeva veramente lo mostrò l’anno dopo. Ovvero un pilota abbastanza forte, ma non eccelso, a cui mancava la fame e la cattiveria dei campioni, molto portato a subire la pressione psicolgica e a perdere lucidità nei momenti concitati. La Williams del 94 non era inferiore alla Benetton anche se richiese qualche tempo per trovare il giusto setup. Il buon Demon dopo la morte di Senna si ritrovò inaspettatamente le insegne da capitano, ma non si dimostrò molto all’altezza. Nei corpo a corpo con Schumacher uscì sistematicamente con le ossa rotte e cominciò a subirne la pressione psicologica. Un grosso aiuto però gli fu dato dalle continue squalifiche del tedesco che li portarono a giocarsi il mondiale all’ultima gara. In quella occasione vennero fuori i limiti di tutti e due i piloti: il sentire forte la pressione per la gara decisiva da parte Schumy e la mancanza totale di lucidità per non dire pivelleria di Hill. Il tedesco infatti si andò ad appiccicare sul muro mentre guidava la gara con 3 sec di vantaggi e, l’inglese appena lo vide in difficoltà non seppe aspettare partendo all’arrembaggio in un sorpasso pericolso e stupido. So che le opinioni su quello che avvenne sono molto discordanti, ma su una cosa si deve convenire: che il tedeco fosse in buona vede o meno, Hill fece una manovra stupida e azzardata. Bastava aspettare un paio di curve e avrebbe avuto tutto lo spazio che voleva tanto più che il tedesco aveva la gomme sporche e probabilmente la sospensione danneggiata. Il buon Damon buttò così alle ortiche il mondiale e accusò il colpo tanto che l’anno successivo pur non essendo la Williams inferiore alla Benetton fu letteralmente strapazzato da Schumacher finendo continuamente in confusione ogni volta che gli era vicino. Se lo aveva davanti era terrorizzato al solo pensiero di sorpassarlo, se lo aveva dietro faceva errori stupidi. In pratica quell’anno accumulò una serie impressionante di testacoda e di uscite di pista. La sua occasione arrivo quando il tedesco si cimentò in quello che non era riuscito ad Alesi e andò nella gabbia dei matti. Con la Williams dotata di un vantaggio tecnico impressionante e un compagno di squadra esordiente sarebbe dovuta essere una passeggiata, ma non lo fu visto che proprio il compagno gli diede del bel filo da torcere. Maglio andò secondo me negli anni successivi dove in scuderie non di prima fascia e senza troppa pressione addosso riuscì a mettersi in mostra più di qualche volta (in particolare con la Arrows in Ungheria fu strepitoso)

    • Secondo me tu sbagli canale quando guardi la F1…Frank Williams voleva Alesi e ha ripiegato su Hill??
      Alesì è sempre stato una pippa sovraumana, solo la ferrari poteva continuare a tenerlo in F1. Damon Hill debutto quasi per caso è vero ma dimostrò subito di avere un gran talento, in velocità assoluta non aveva rivali, Prost non gli stava dietro…Io stimo molto Schumacher e lo reputo il migliore ma nel 94 il mondiale lo rubò con una manovra da arresto…che caspita di granpremi guardavi? forse le gare americane e le hai scambiate per F1?!?
      Che te possino!…guarda il calcio su mediaset premium

      • Prost non stava dietro Hill?!? Hahahahahahahahahahahah! ma se gli stava dietro persino Coultard nel 95. Mi sa che sei tu quello che non ha mai visto un gp dell’epoca. Per quanto mi rigurda ho rivisto circa la metà dei gp del 93 e diversi gp del 95 di recente quindi so di cosa parlo. Quanto al fatto che la Williams fino al 93 tentò di accaparrarsi Alesi è cosa abbastanza risaputa. Addirittura nel 91 lo mise sotto contratto, ma quando arrivò la proposta della Ferrari il francese preferì la rossa e la Ferrari dovette cedere la tecnologia del cambio sequenziale per prendere il francese. Ora non ho ben presente che gare tu abbia visto, ma Alesi non era una pippa sovraumana, semmai era la Ferrari ad essere un catorcio mostruoso e inaffidabile. Sempliciemente Alesi sembrava il giovane più forte tra quelli entrati in f1 tra l’89 e il 90. Schumacher esordì solo a fine 91 ed era saldamente blindato dalla Benetton e Hakkinen non si era ancora messo particolarmente in mostra. Alesi invece con la Tyrrel diede vita ad uno spettacolare duello con Senna a phenix (su youtube c’è) e non era neanche al suo decimo gp e artigliò un eccezionale secondo posto a monaco qualche gara più tardi. All’epoca tutto sembrava tranne che scarso. Che poi non sia riuscito a combinare molto è verissimo e dipende da molti fattori, ma se fosse andato alla Willams sono sicuro che un mondiale lo vinceva anche lui e di sicuro non si sarebbe fatto mettere sotto picologicamente da Schumacher. Per quanto riguarda la manovra di adelaide ci sono diversi pareri, l’ho detto (per esempio Murray Walker è un innocentista (c’è su youtube)), ma di fatto Schumacher semplicemente si ributtò in pista alla ca**o di cane e che l’abbia fatto o meno con l’intenzione di buttare fuori Hill, resto convinto che quest’ultimo come minimo abbia commesso una grossa ingenuità a tentare quel sorpasso all’esterno.

        In ogni caso prima di scrivere forse dovresti sapere di cosa stai parlando e inoltre un minimo di educazione in più non guasterebbe. Il calcio l’ho sempre seguito solo saltuariamente e negli ultimi anni non lo seguo affatto, preferisco di gran lunga la F1, il ciclismo, il rugby, lo sci ecc, quindi credo proprio che declinerò il tuo invito a seguirlo su mediaset premium tanto più che mediaset mi fa alquanto schifo.

      • Alesì è sempre stato una pippa, ha fatto un paio di stagioni da pilota di F1 poi si è capito che doveva cambiare sport…è meglio come commentatore(insieme a quell’altro idiota di Cesare Florio)…è ho detto tutto!hihihihi
        Hill era veloce e il talento lo aveva…per questo ha vinto un mondiale, con la Arrows dimostrò di essere un pilota estremamente forte. Poi man mano perse le motivazioni.
        A mio avviso era Schumacher che doveva evitare quella manovra e non Hill! Comunque resta il campione per eccellenza che riportò la Ferrari alla vittoria…dopo anni senza dignità con Alesì.
        Perciò non paragoniamo Damon Hill ad Alesì … Velocità, Risultati e Simpatia COMPLETAMENTE DIVERSI.
        I dati parlano chiaro, se poi la tua è una simpatia personale bè commentalo su un forum che parla di come sono simpatici i piloti.
        Comunque segui le gare di F1, anche sulla RAI va bene…purchè chiudi l’audio perchè la telecronaca di Mazzone non si può sentire!
        P.S.
        Scaricati le gare degli anni 80-90 te le consiglio

      • Lo faccio già. Ho visto tutto il campionato dell’81 più gp sparsi di fine anni 70 e di tutti gli anni 80. Sulla telecronca rai sfondi una porta aperta, ho pure firmato una petizione per cacciare mazzoni. Quanto ad Alesi io rimango convinto che fosse più forte di Hill. Solo che non ebbe mai per le mani una vettura decente ed affidabile. La migliore come prestazioni fu la Ferrari del 95 solo che era inaffidabile, aveva problemi di consumo a causa dell’assetatissimo v12 e da luglio (quando Alesi era ancora in lotta per il titolo, a 1 punto da hill e a 13 da schumacher) non fu più sviluppata. L’anno dopo ebbe a disposizione la Benetton che era molto più affidabile solo che aveva perso tutti i migliori tecnici (andati alla Ferrari) inoltre si può dire tranquillamente che Alesi alla Ferrari non potè mai imparare a sviluppare una vettura. Inoltre Alesi aveva una sfiga mostruosa essendosi ritirato più di 10 volte per rotture o guasti mentre era in lotta per la vittoria (basta vedere il numero di podi che ha fatto confrontato al numero di vittorie per vedere che aveva la iella nera addosso) e almeno tre gare le ha perse per la strategia sbagliata ai box (monza 96 e 97 e Neurburgring 95 dove il muretto Ferrari riuscì a farlo perdere con 45 sec di vantaggio lasciandolo in pista a corto di carburante e con gomme vecchissime). Inoltre anche Alesi con la Tirrell fece veri miracoli come i secondi posti a Phenix e a Montecarlo battuto solamente da un certo Senna con una certa McLaren Honda. Poi se mo vuoi dire che un pilota che al debutto parte sediciesimo e arriva quarto con una vettura da metà schieramento è una pippa sei libero di farlo, ma non mi sembra una cosa intelligente. Per capire cosa fosse in grado di fare ti consiglio di cercare il suo duello con Senna a Phenix e i 15 giri in Giappone 95 in cui recuperò 30 sec a Schumacher passando dalla 15ma posizione alla seconda con tanto di testacoda causa doppiato e con tanto di sorpasso all’esterno su Hill alla chicanne del triangolo.

  4. Cari lettori,
    Alesi non era una “pippa” sovrumana…
    Se in Ferrari non ha avuto fortuna, è stato solo per la poca competitività delle vetture.
    Alesi, quando ha avuto vetture decenti, ha sempre ben figurato (F3000, Tyrrell). Anzi, anche in Ferrari troppo ha fatto…

  5. Senza polemica, però devo dire che spesso si ha l’abitudine di classificare un pilota prescindendo dall’epoca storica in cui milita in una squadra. In quell’epoca, Alesi, o qualcun altro, poteva fare poco di diverso in Ferrari. Inoltre, dire che solo la ferrari poteva continuare a tenerlo in F1, significa marchiare di incompetenza in un solo colpo team e pilota. Se poi come guarnizione ci mettiamo che Florio viene definito idiota, direi che siamo decisamente su un gradino diverso da come si dovrebbe osservare la F1. Sicuramente con un occhio troppo macroscopico e dozzinale. Ribadisco, senza polemica, però mi sembra che certe osservazioni vengano fatte in modo superficiale, senza entrare nei dettagli. Dettagli che sono la ragione per cui molte volte le vittorie non si conquistano.

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