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Omaggio a Patrick Head, genio della Williams F1

Head con Hill. Alle loro spalle Williams e Newey - Foto: Andrea Gallazzi, Copyight: CircusF1.com

Head con Hill. Alle loro spalle Williams e Newey - Foto: Andrea Gallazzi, Copyight: CircusF1.com

Dopo oltre 34 anni di onorato servizio, Patrick Head abbandona la Williams e la Formula 1.

Un doveroso omaggio ad uno dei massimi geni della progettazione, che ha fatto della semplicità e funzionalità la propria inconfondibile firma.

La vecchia guardia, gradualmente ma inesorabilmente, sta lasciando il posto alla nuove leve.

E per vecchia guardia intendiamo quei progettisti e quei tecnici che hanno scritto pagine memorabili di automobilismo sportivo. Patrick Head è uno di essi, l’ennesimo geniaccio sbocciato dalla florida e mai doma scuola inglese. Un progettista che, come il suo ex collega, Adrian Newey, ha conosciuto e vissuto tanto l’era del tecnigrafo, delle intuizioni schizzate su fogli da disegno, delle prime gallerie del vento, quanto la nascita dei computer, del CFD e di quei modi di fare progettazione che, sovente, ancora prendono paga dai sistemi tradizionali…

Se Frank Williams è il fondatore della omonima Casa, Patrick Head è l’artefice, la mente, il braccio armato dei trionfi del team di Grove. Terminata l’esperienza con Walter Wolf, Head prende le redini tecniche della scuderia di Williams. Dapprima modifica le March (1977), quindi, per la stagione 1978, Head sfodera la prima Williams della storia: la FW06, naturalmente motorizzata Cosworth. E intanto, Williams ingaggia un giovane pilota da futuro promettente ma ancora tremendamente sottovalutato: viene dall’Australia, fisico massiccio, guida aggressiva, il suo nome è Alan Jones. La FW06 viene affidata al solo Jones; i risultati sono piuttosto incoraggianti, anche se i punti arrivano col contagocce: Jones termina il campionato di Formula 1 1978 in 11^ posizione, totalizzando 11 punti. La Williams è nona nel Costruttori. Nel 1979, la FW06 è ancora ai blocchi di partenza e prende parte, nelle mani di Jones e Clay Regazzoni, alle prime quattro prove del Mondiale.

Williams FW06-4, 1978 Foto: Paolo Pellegrini, Copyright: CircusF1.com

Williams FW06-4, 1978 Foto: Paolo Pellegrini, Copyright: CircusF1.com

E sempre nel 1979, debutta l’arma totale di Head: la Williams FW07. Una vettura che, ancora oggi, mette paura e che ha ancora molto da insegnare ai giovincelli appassionati di tecnica: semplice, semplicissima, razionale, nessun fronzolo, apparentemente senza caratteristiche degne di nota. Ed è bella, bella da morire. Eppure, la FW07 esprime prestazioni spesso impareggiabili: una aerodinamica curata, pulita ed essenziale, massimo sfruttamento dell’effetto suolo, un telaio meraviglioso ed il solito, fido Cosworth a cantare lì dietro. Nel 1979, il binomio FW07-Jones sfiora il titolo mondiale, rimontando una miriade di punti sulle Ferrari, ormai col fiato corto. Nel 1980, non ce n’è per nessuno: la FW07 e Jones schiantano gli avversari. Jones si aggiudica il Titolo Piloti, la Williams il Costruttori.

Per la Williams, il cammino è segnato. Da quel 1980, seguiranno altri 6 titoli Piloti (K.Rosberg nel 1982, N.Piquet nel 1987, N.Mansell nel 1992, A.Prost nel 1993, D.Hill nel 1996 e J.Villeneuve nel 1997) e ben 8 titoli Costruttori (1981, 1986, 1987, 1992, 1993, 1994, 1996, 1997). Risultati, pertanto, eclatanti, specie se messi in relazione alla dimensione stessa della Williams, mai legata a grandi Case e da sempre fiera della propria indipendenza.

Head con Hill. Alle loro spalle Williams e Newey - Foto: Andrea Gallazzi, Copyight: CircusF1.com

Head con Hill. Alle loro spalle Williams e Newey - Foto: Andrea Gallazzi, Copyight: CircusF1.com

Patrick Head, dal 1982, è stato affiancato da grandi nomi della tecnica e della progettazione: Frank Dernie (dal 1982 al 1988), Enrique Scalabroni (1989), Adrian Newey (dal 1991 al 1997). Ossia, gli anni d’oro della Williams. Come accennato, le monoposto firmate, dirette e gestite da Patrick Head sono accomunate da poche, essenziali peculiarità: semplicità, funzionalità, massima efficienza. Vetture, infatti, lineari ma che, al tempo stesso, non hanno mai peccato in quanto a genialità. Se alla Lotus va il merito di aver introdotto e sviluppato per la prima volta le sospensioni attive, alla Williams della gestione tecnica Head-Dernie e Head-Newey il merito di averle portate ad un grado di sofisticatezza ed efficienza straordinariamente e semplicemente ineguagliabile. Ancora oggi, le Williams dell’età dell’oro costituiscono un autentico patrimonio automobilistico: vetture, sovente, capaci di dominare, monopolizzare intere annate. In mezzo, il terribile 1994, iniziato con la morte di Ayrton Senna e terminato con la sconfitta mondiale, sul filo di lana, di Damon Hill per mano di Michael Schumacher e della sua Benetton-Cosworth. La morte di Senna, dicevamo. Probabilmente, anzi, senza dubbio il punto più basso della Williams dell’era Head; una estenuante faccenda sportiva-giudiziaria nella quale infausta superficialità, imperizia e losche operazioni e dichiarazioni ci hanno portato via per sempre un immenso campione. Indubbiamente, la Williams (compreso David Coulthard, all’epoca collaudatore-pilota della scuderia inglese), in quella triste circostanza, non ha recitato una edificante figura. Per la cronaca: il 27 maggio 2005, la Corte di Appello di Bologna giudica Newey innocente per non aver commesso il fatto, allo stesso tempo stabilisce il non doversi procedere per Head per essere il reato a lui ascritto estinto per prescrizione. Ad ogni modo, quindi, Head è giudicato colpevole. Il 13 aprile 2007, la Corte di Cassazione rigetta la richiesta di piena assoluzione, confermando la sentenza di prescrizione: Head, pertanto, è ritenuto il responsabile dell’incidente occorso a Senna, causato dal cedimento del piantone dello sterzo a seguito di un pessimo intervento compiuto dai meccanici Williams sul componente in questione.

Dal 1998, la Williams ha iniziato una inesorabile parabola altalenante e discendente, alternando annate soddisfacenti e da protagonista ad altre deficitarie. Cosa riserberà il 2012 alla scuderia di Sir Frank Williams, privato del suo eterno amico-socio-collega?

Già, le Williams di Head. È proprio una Williams della gestione Head una delle ultime monoposto di Formula 1 a spiccare, a solleticare gli appassionati di tecnica. Il ricordo va alla FW26-BMW del 2004, la celebre “tricheco”, frutto del lavoro di Head, Gavin Fisher e Antonia Terzi. Una vettura non particolarmente brillante, tuttavia in grado di distinguersi immediatamente per originalità e azzardo all’interno di un panorama già all’epoca abbastanza uniformato.

Saprà l’erede di Patrick Head eguagliare e ripetere le gesta del suo predecessore? Chi vivrà vedrà…

Scritto da: Paolo Pellegrini

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1 Commento

  1. Bellissimo articolo, pur non avendo mai tifato per la Williams devo riconoscere che è stata una squadra che ha segnato la F1. Peccato che non vinca un GP ormai da 7 anni, e che nel 2011 abbia fatto davvero poco.