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Montecarlo, lo spettacolo nel dna della Formula 1

Gp Montecarlo

Formula 1 e la sua sempre più ridotta spettacolarità. E’ questo quello che attualmente perplime gli appasionati di tutto il mondo.

Uno sguardo alla storia insegna invece che questo grande sport si è sempre adattato ai cambiamenti e non è mai venuto meno lo spettacolo e l’audacia dei piloti per inseguire il loro unico obiettivo: la vittoria.

Montecarlo e il suo fondatore ne sono un emblematico esempio.
Sì, perchè qui per decenni nessuno è rimasto mai annoiato; ogni curva è una trappola e l’errore potrà essere difficilmente perdonato.
A Monaco chi non vince fa quasi certamente qualche errore o un incidente; ed è proprio quasi a causa di un incidente che nacque il Gran Premio.

L’idea fu dell’allora presidente dell’Automobile club di Monaco Antony Noghes.
Tutto nacque da una respinta fatta a Parigi allo stesso Noghes per l’annessione del suo club all’Association des aumobile-clubs recconnus (l’attuale federazione internazionale dell’automobile).
La motivazione fu la mancanza nel terrirorio monegasco di una grande manifestazione automoblilistica.
Al suo ritorno a Monaco, Noghes si lanciò in un progetto folle: una gara di velocità nel principato.

Fece a piedi il possibile circuito (praticamente invariato nella sua sostanza da allora) per poi chiedere consiglio a Louis Chiron, uno dei miglior piloti del momento, sulla fatibilità del progetto. Inutile descrivere l’entusiasmo di quest’ultimo.

Il 14 aprile del 1929 ebbe inizio il primo Gran Premio di Monaco.
La vittoria, dopo 3 ore 56 minuti con una velocità media di 80km/h, fu conseguita da William Grover con la sua Bugatti 35 B otto cilindri in linea e 2,2 litri di cilindrata. La gara fu un successo.

I Gran Premi a seguire aumentarono sempre più il prestigio dell’evento grazie anche a personalità come Varzi e Nuvolari nel 1934.
Oltre al prestigio, il circuito divenne subito noto anche (purtroppo o per fortuna) per le sue asperità e per la fatalità di ogni disattenzione.

Gli incidenti multipli sono praticamente una costante e il primo di questi, nel 1936, fu a causa di una macchia d’olio che causò una collisione tra Chiron, Rosmeyer, Farina e Von Brauchist.
La storia non cambia anche per campioni più recenti come Michael Schumacher e Ayrton Senna che, forse per la rilassettezza data dai loro vantaggi accumulati, sbatterono contro la protezioni a bordo pista.

L’esperienza piu brutta la ebbe però Jack Brabham nel 1970, quando nell’ultima curva a prova di campione, “La Rascase”, andò dritto giusto quando l’austriaco Jochen Rindt, autore di una splendida rimonta, lo superava a meno di 200 metri dalla meta.
Un trionfatore nel circuito di Monaco fu senzadubbio Ayrton Senna che conquistò sei vittorie (1987, 1989, 1990, 1991, 1992 e 1993), cinque delle quali consequtive.

Una curiosità, in questo circuito di grandi campioni, fu che proprio a Montecarlo i francesi Jean Pierre Beltoise e Olivier Panis ottennero le loro uniche vittorie in Formula 1 e la pioggia, in entrambi casi, fu il loro inaspettato alleato.

Se c’è quindi un Gran Premio che valga la pena di essere visto dal vivo è sicuramente questo.
Data la peculiarità dell’evento è meglio prenotare i propri biglietti in anticipo. Siti come viagogo trattano la vendita biglietti per i Gran Premi di Formula 1.

Scritto da: Gianluca Tanda
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